Queste obbligazioni hanno reso più del 20% nel 2025 (ad oggi)

Tommaso Scarpellini

28 Ottobre 2025 - 16:13

Un risultato anomalo nel mondo obbligazioni: mentre i rendimenti scendono, un segmento ha sorpreso tutti con guadagni a doppia cifra. Scopri quale e perché.

Queste obbligazioni hanno reso più del 20% nel 2025 (ad oggi)

Mentre tutti guardano alle nuove emissioni di obbligazioni sbalordendosi per rendimenti dal 2 al 3% con i tassi di oggi, esiste una categoria di titoli che ha messo a segno performance a doppia cifra. Una categoria poco conosciuta, ma capace di sorprendere anche i più esperti. Nel 2025, ad oggi, alcune obbligazioni hanno superato il 20% di rendimento totale. E no, non stiamo parlando di titoli high yield o speculativi, ma di un segmento ibrido e sofisticato del mercato obbligazionario: le obbligazioni convertibili.

Un mondo spesso ignorato dagli investitori retail, ma che negli ultimi mesi ha dato prova di quanto la combinazione tra reddito fisso e componente azionaria possa diventare esplosiva in un contesto di tassi e volatilità come quello attuale.

Cosa sono le obbligazioni convertibili

Le obbligazioni convertibili sono titoli ibridi che uniscono le caratteristiche tipiche del reddito fisso con la potenzialità di crescita del capitale propria delle azioni. In sostanza, si tratta di bond che possono essere convertiti in azioni della società emittente secondo un rapporto di conversione predefinito. Da un lato, l’investitore percepisce una cedola periodica (spesso più bassa rispetto a un bond tradizionale), dall’altro detiene il diritto di partecipare ai guadagni futuri della società se il prezzo dell’azione sottostante sale sopra un certo livello.

Il valore di una convertibile dipende quindi da due componenti:

  1. Il valore obbligazionario puro, cioè la parte legata ai flussi di cassa e al rimborso a scadenza.
  2. Il valore dell’opzione di conversione, che si comporta come una call sull’azione sottostante.

Questo equilibrio fa sì che le convertibili si muovano in modo asimmetrico:

  • Perdono meno rispetto alle azioni nelle fasi di ribasso (grazie al floor obbligazionario).
  • Guadagnano quasi come le azioni nelle fasi di rialzo (grazie alla componente opzionale).

Perché sono poco accessibili ai retail

Nonostante la loro eleganza strutturale, le obbligazioni convertibili sono strumenti complessi. La maggior parte delle emissioni è rivolta a investitori istituzionali, sia per tagli minimi elevati (spesso superiori a 100.000 euro), sia per la necessità di analizzare parametri tecnici come delta, gamma, duration ibrida e sensitività alla volatilità.
Inoltre, il mercato secondario delle convertibili è meno liquido rispetto ai bond tradizionali. Questo limita la trasparenza dei prezzi e rende più difficile costruire un portafoglio diversificato di singole emissioni per un investitore privato.
Eppure, sono nati ETF tematici, molto più accessibili. Guardiamoli.

L’ETF che ha reso oltre il 20% nel 2025

Tra i principali veicoli che replicano il mercato globale delle convertibili, spicca il SPDR FTSE Global Convertible Bond UCITS ETF EUR Hedged (Acc). Questo ETF replica l’indice FTSE Qualified Global Convertible (EUR Hedged), che misura la performance di un paniere ampio di obbligazioni convertibili emesse da società di tutto il mondo, con copertura valutaria in euro.

L’ETF presenta un Total Expense Ratio dello 0,55% annuo, una replica a campionamento, e reinveste le cedole (accumulazione). Con un patrimonio gestito di 622 milioni di euro, lanciato nel 2018 e domiciliato in Irlanda, il fondo si è distinto nel 2025 con una performance superiore al +20% YTD.

Ma da cosa deriva un risultato tanto impressionante in un anno in cui la maggior parte delle obbligazioni tradizionali ha reso tra il 3% e il 5%?

Perché hanno reso così tanto nel 2025

Per comprenderlo, bisogna considerare il meccanismo ibrido delle convertibili. Quando il mercato azionario globale, in particolare gli indici come l’S&P 500 e le borse europee, si riprende dopo una fase di correzione, le obbligazioni convertibili beneficiano di un effetto leva implicito.

Nel 2025, le società growth e tecnologiche, che rappresentano una quota rilevante dell’universo delle convertibili, hanno trainato gli indici mondiali, spingendo anche i prezzi delle loro obbligazioni convertibili. In parallelo, il contesto di tassi in calo (con la prospettiva di un pivot monetario della Fed e della BCE) ha favorito una rivalutazione del segmento obbligazionario nel suo complesso.
Questa doppia spinta ha generato un mix perfetto:

  • Effetto duration positivo, grazie al calo dei tassi.
  • Effetto equity, grazie alla ripresa dei titoli growth.

Di fatto, la performance delle convertibili nel 2025 è stata amplificata proprio dalla combinazione tra carry obbligazionario e optionalità azionaria, un mix che raramente si allinea in modo così sinergico.

Un caso eccezionale, non la norma

Nonostante il fascino di rendimenti a doppia cifra, è importante ricordare che questo tipo di risultato non è strutturalmente replicabile ogni anno.

Le obbligazioni convertibili funzionano bene in scenari di mercato in ripresa, dove la componente equity entra “in the money”. In contesti di stagnazione o ribasso, invece, tendono a comportarsi più come bond tradizionali, riducendo drasticamente il potenziale di rendimento.
Inoltre, la natura ibrida dello strumento comporta rischi specifici:

  • Rischio di credito dell’emittente (se il bond non viene convertito).
  • Rischio di mercato legato all’andamento dell’azione sottostante.
  • Rischio di volatilità implicita, che può far variare significativamente il valore dell’opzione incorporata.

Per questo motivo, è fondamentale leggere performance come quella del 2025 con consapevolezza. Non come un invito a inseguire il rendimento, ma come un esempio di come certi strumenti possano brillare in condizioni particolari.

Quindi?

Il successo del SPDR FTSE Global Convertible Bond UCITS ETF EUR Hedged (Acc) nel 2025 è il risultato di un contesto macroeccezionale, di una buona diversificazione e di una corretta copertura valutaria.
Ma l’investitore accorto deve ricordare che dietro ogni extra-rendimento c’è sempre una dose proporzionale di rischio. E in finanza, proprio come nella vita, le eccezioni confermano la regola.

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