Queste azioni italiane sono sottovalutate. Gli analisti prevedono rialzi a doppia cifra

Gerardo Marciano

12 Dicembre 2025 - 06:53

Panoramica delle azioni italiane che appaiono più sottovalutate rispetto ai target degli analisti, con focus su upside potenziale, multipli e profili di rischio

Queste azioni italiane sono sottovalutate. Gli analisti prevedono rialzi a doppia cifra

Quando si guarda a Piazza Affari oggi la sensazione diffusa è di un listino che, dopo la grande corsa degli ultimi anni, offra poche occasioni “a sconto”. Eppure, se si entra nei numeri delle singole società e si confrontano le quotazioni attuali con i prezzi obiettivo degli analisti, emerge una fotografia meno scontata: una parte del mercato italiano continua a prezzare scenari piuttosto prudenti, mentre il consenso di ricerca scommette su utili e dividendi più robusti. È in questo scarto tra percezione e numeri che si colloca la mappa delle azioni oggi considerate più sottovalutate sul principale listino di Milano.

Le valutazioni: dove gli analisti vedono più upside potenziale

Se si guarda al differenziale tra le quotazioni attuali e i prezzi obiettivo medi a dodici mesi stimati dal consenso, emerge subito un gruppo di titoli che spiccano per margine potenziale. In cima a questo elenco figurano Infrastrutture Wireless Italiane, DiaSorin e Nexi, accomunate da un potenziale teorico di rialzo superiore al 40% su base annua, secondo le stime più recenti degli analisti.

Infrastrutture Wireless Italiane, dopo tre anni di correzioni (capitalizzazione in calo di circa il 19% nell’ultimo anno), tratta su multipli non banali in termini di P/E e P/S, ma il mercato sconta con forza il rischio regolatorio sulle torri. Il consenso, che assegna un upside attorno al 46%, punta invece sulla stabilità dei flussi di cassa, su una struttura contrattuale di lungo periodo e su un dividend yield oltre il 5% che, combinato al potenziale di prezzo, rende il profilo di rendimento teorico tra i più interessanti del listino.

Subito sotto troviamo DiaSorin e Nexi, entrambe con un potenziale intorno al 44%. DiaSorin, dopo la normalizzazione post-pandemia e un anno pesante in borsa, tratta a multipli intorno a 18 volte gli utili con una crescita attesa degli utili più moderata ma stabile e una posizione finanziaria solida. Gli analisti che mantengono raccomandazioni positive fanno leva sulla capacità del gruppo di difendere margini elevati nelle diagnostiche specialistiche. Nexi, invece, è diventata uno dei casi simbolo del “value nel growth”: forte rerating negativo negli ultimi anni, P/B vicino a 0,5, ma ancora flussi di cassa importanti e una leva operativa che potrebbe emergere se il ciclo dei pagamenti digitali tornasse più favorevole. Qui il potenziale al rialzo è legato alla capacità di eseguire il piano di riduzione del debito e di semplificazione dell’assetto societario.

Il secondo blocco di azioni con upside tra il 25% e il 32% comprende Lottomatica, Amplifon, Monte dei Paschi di Siena e Saipem. Lottomatica, reduce da un rally importante, non ha ancora un dividend yield significativo ma beneficia di un posizionamento forte nei giochi regolamentati e di una struttura di costi scalabile. Amplifon, con P/E nell’ordine delle 27 volte e margini robusti, viene letta come titolo quality growth: il mercato ne prezza la crescita secolare dell’audiologia, il consenso vede tuttavia spazio ulteriore di rialzo grazie alla combinazione di aperture di nuovi punti vendita e rafforzamento della rete esistente.

Monte dei Paschi è il caso “deep value” della lista: performance di borsa esplosiva nell’ultimo anno, ma multipli ancora compressi (P/E intorno a 5–6 volte, P/B poco sopra 1) e un dividend yield teorico che supera il 17%. Gli analisti che restano positivi puntano sulla prosecuzione del risanamento, sulla qualità del capitale e su politiche di remunerazione più generose se la redditività dovesse stabilizzarsi. Saipem, con upside sopra il 25% e dividend yield superiore al 6%, è la scommessa sul ciclo lungo degli investimenti in energia e infrastrutture: la visibilità sugli ordini è buona, ma il titolo resta legato a rischi di esecuzione e volatilità delle materie prime.

Subito dietro, con potenziali tra il 20% e il 24%, troviamo Mediobanca, Recordati, Ferrari e Leonardo. Mediobanca combina un dividend yield a doppia cifra con un business mix più diversificato rispetto alle banche domestiche pure; Ferrari tratta su multipli elevatissimi (P/E oltre 35) ma continua a essere considerata una storia di lusso globale più che un titolo automotive tradizionale; Recordati mantiene una valutazione premium grazie alla qualità del portafoglio farmaceutico, mentre Leonardo beneficia della spinta strutturale alla spesa in difesa e di un profilo di ordini in crescita.

Più giù nella graduatoria, ma ancora con upside a doppia cifra, si collocano Brunello Cucinelli, Campari e la utility A2A, seguiti da BPER e da colossi come UniCredit e Intesa Sanpaolo, che pur avendo corso molto mostrano ancora, secondo il consenso, margini di apprezzamento (11–15% circa) combinati a dividendi vicini o superiori al 9% nel caso di Intesa.

Infine la parte bassa della classifica: Enel, Azimut, Poste, Tenaris, Terna, Buzzi ed assicurazioni come Generali ed Eni presentano upside residuali tra il 3% e il 6%, compensati però da rendimenti da utili tra il 6% e oltre il 10%. In coda, con target sostanzialmente raggiunti o addirittura leggermente sotto i prezzi correnti, compaiono Moncler, Snam, Banca Popolare di Sondrio e Stellantis: qui il consenso vede più rischio di normalizzazione che di ulteriore sconto.

Come leggere operativamente la classifica senza trasformarla in un “compra e dimentica”

Una volta ordinati i titoli per scarto rispetto ai target di prezzo, la tentazione naturale è quella di immaginare un portafoglio costruito semplicemente sui primi in classifica. È un riflesso comprensibile, ma che rischia di ignorare due elementi fondamentali: primo, i prezzi obiettivo sono scenari medi, non promesse; secondo, ogni singola azione ha una storia di rischio molto diversa, che i numeri non catturano da soli.

Un approccio più prudente e statisticamente sensato può partire da tre passaggi. Il primo è trasformare l’upside teorico in una fascia di probabilità: titoli con potenziale oltre il 30% (come Infrastrutture Wireless, DiaSorin, Nexi, Lottomatica, Amplifon) rientrano in una “zona ad alto scarto”, ma anche ad alta incertezza, perché spesso incorporano storie complesse (riorganizzazioni, cambi di regolazione, integrazioni post–M&A). Qui il peso in un portafoglio ipotetico andrebbe limitato, trattando questi nomi come scommesse a più alto rischio/rendimento.

La seconda fascia è quella con upside tra il 15% e il 30%, dove troviamo molti finanziari e industriali con storie più consolidate: Monte dei Paschi (nonostante il passato turbolento), Saipem, Mediobanca, Leonardo, A2A, BPER. In questo gruppo il mix tra potenziale di prezzo e remunerazione corrente tramite dividendi risulta più equilibrato e può costituire la parte centrale di un portafoglio diversificato, fermo restando che anche qui esistono rischi specifici (ad esempio sull’evoluzione della qualità del credito per le banche o sui tempi di esecuzione degli ordini per l’industria).

La fascia bassa, con upside inferiore al 10%, è più vicina a una logica “income”: Enel, Azimut, Poste, Tenaris, Terna, Buzzi, Generali, Eni offrono combinazioni di dividendi e politiche di buyback che, a giudizio degli analisti, spiegano gran parte del rendimento atteso, mentre l’apprezzamento delle quotazioni appare più contenuto. Per chi ragiona in termini di probabilità, questi titoli possono funzionare come zoccolo relativamente difensivo, consapevoli però che un target price quasi centrato non esclude fasi di correzione, soprattutto in presenza di shock sui tassi o sulle materie prime.

Un ulteriore filtro utile è affiancare l’upside ai multipli fondamentali. Un potenziale elevato su un titolo con P/E già molto alto (come alcune storie del lusso o del farmaceutico) significa che il consenso scommette su crescite di utili molto robuste; se tali crescite non si materializzano, il rischio di derating è significativo. Viceversa, un P/E basso e un P/B vicino o inferiore a 1, combinati con target price in rialzo, indicano che il mercato sta prezzando ancora scenari prudenziali mentre gli analisti vedono margini per una normalizzazione (è il caso di varie banche e di alcuni industriali).

In pratica, una guida operativa che voglia restare sul terreno informativo può limitarsi a tre indicazioni generali. Primo: usare la classifica come mappa delle aspettative, non come lista della spesa; ogni ingresso andrebbe valutato alla luce del proprio profilo di rischio, dell’orizzonte temporale e della capacità di sopportare fasi di volatilità. Secondo: combinare titoli ad alto upside ma più volatili con nomi a minor potenziale ma dividendi robusti, in modo da non dipendere da pochi scenari molto ottimistici. Terzo: monitorare nel tempo la coerenza tra fondamentali e prezzi – se una società del gruppo “alto upside” inizia a mancare sistematicamente gli obiettivi, il fatto che il potenziale teorico resti elevato non è di per sé un motivo sufficiente per restare esposti.

Tutto quanto descritto ha natura puramente informativa e giornalistica. I numeri citati derivano da stime di consenso e possono cambiare rapidamente; non rappresentano in alcun modo una sollecitazione del pubblico risparmio né un invito all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari.