Indebitamento giù da 1,8 a 1 miliardo, ordini a 23,8 miliardi, margini al 9% e titolo a +90% nel 2025. Numeri record, ma la vera sfida inizia adesso. Ecco cosa guardano gli investitori.
Ridurre l’indebitamento di oltre il 44% nell’arco di dodici mesi è un risultato che cambia il modo in cui il mercato guarda a una società. Ancora di più se parliamo di un gruppo capace di generare oltre un miliardo di cassa operativa e di aumentare gli ordini a un ritmo superiore rispetto ai ricavi. È il tipo di dinamica che segnala un rafforzamento strutturale, non una semplice parentesi favorevole.
Negli ultimi anni la difesa europea ha vissuto una trasformazione profonda. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina i bilanci pubblici hanno ricominciato a crescere, le parole “riarmo” e “autonomia strategica” sono tornate nel lessico politico ed economico, e la sicurezza tecnologica si è affermata come priorità industriale. In Borsa il settore ha beneficiato di questa nuova centralità, attirando capitali e attenzione come non accadeva da tempo.
Dentro questo scenario si colloca la traiettoria di Leonardo, che ha chiuso il 2025 con una decisa riduzione del debito, capace di incidere sulla percezione del rischio finanziario, e con risultati che indicano un rafforzamento ben più profondo di un rimbalzo ciclico.
Leonardo taglia il debito del 44% e supera le guidance
I conti preliminari 2025 di Leonardo arrivano quando l’asticella è più alta che mai. Dopo cinque anni consecutivi di rialzi e un 2025 chiuso con una performance vicina al 90%, il titolo è diventato uno dei protagonisti del Ftse Mib, con un peso crescente sull’indice e un boom di posizioni aperte anche tra gli investitori retail.
Il mercato guarda dunque alla prova di maturità.
Il dato che colpisce è l’indebitamento netto, sceso a 1 miliardo di euro dagli 1,8 miliardi dell’anno precedente. In dodici mesi il debito si è ridotto del 44,2%. La cessione del business Underwater Armaments & Systems ha contribuito con 446 milioni, ma la vera leva è stata la cassa. Il Free Operating Cash Flow ha superato il miliardo, attestandosi a 1,011 miliardi, oltre le stime fornite a novembre.
Il risultato è un profilo finanziario molto più leggero. In un contesto di tassi ancora elevati rispetto al decennio precedente, ridurre la leva significa abbassare il costo del capitale e aumentare la flessibilità per investimenti e acquisizioni. Questo significa meno rischio strutturale in un settore che richiede investimenti enormi e cicli lunghi.
Anche perché il resto dei numeri va nella stessa direzione. Gli ordini salgono a 23,8 miliardi con un book to bill intorno a 1,2 volte. I ricavi crescono dell’11% a 19,5 miliardi. L’Ebitda avanza del 18% a 1,75 miliardi. C’è crescita con margini in espansione.
Come ha sottolineato l’amministratore delegato Roberto Cingolani, i target sono stati superati nonostante guidance già riviste al rialzo nel corso dell’anno. Tutte le metriche che contano sono state superate.
Eppure la reazione del titolo resta più misurata di quanto ci si potrebbe aspettare dopo un 2025 archiviato con un rialzo vicino al 90% e ben 23 nuovi massimi storici aggiornati nel corso dell’anno. Perché ora la domanda non è più quanto ha corso, ma se può continuare a farlo con la stessa qualità degli utili.
Gli investitori attendono l’aggiornamento del piano industriale per capire se questa dinamica sia replicabile nel medio periodo, soprattutto quando la domanda europea passerà dalla fase degli annunci a quella più impegnativa dell’esecuzione industriale.
Difesa europea, margini e cassa. I numeri chiave che diranno dove può arrivare Leonardo
La riduzione del debito è il punto di partenza. Per capire dove può andare Leonardo nei prossimi anni bisogna osservare indicatori meno visibili ma decisivi per la traiettoria futura.
Con ricavi a 19,5 miliardi, l’obiettivo 2029 di 24 miliardi implica una crescita media annua intorno al 5%.
Significa che la vera sfida non sarà aumentare i volumi, ma difendere e ampliare i margini.
L’Ebita dovrà salire a 2,83 miliardi entro fine piano, con una crescita annua superiore al 12%. Anche la generazione di cassa dovrà rafforzarsi, passando da 1,011 miliardi a 1,53 miliardi.
In altre parole, il mercato guarderà più alla conversione degli ordini in cassa reale.
Un elemento spesso sottovalutato riguarda la spesa in ricerca e sviluppo, salita a 3 miliardi, pari al 15% dei ricavi, in crescita del 20% su base annua. In un contesto di riarmo europeo, la competitività si gioca su tecnologie proprietarie e capacità di innovazione.
Chi investe oggi sta implicitamente scommettendo che questo investimento in R&S si tradurrà in leadership nei grandi programmi europei dei prossimi anni.
Anche il miglioramento del rating, con outlook positivo, incide sulla valutazione prospettica. Riduce il costo del capitale e amplia la flessibilità finanziaria in una fase in cui i tassi restano più alti rispetto al passato.
Per chi investe oggi la domanda non riguarda solo il target del titolo dopo un 2025 eccezionale, ma la capacità di mantenere questa traiettoria quando il ciclo del riarmo europeo entrerà nella fase in cui contano esecuzione, supply chain e capacità produttiva.
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