C’è un Paese in Europa orientale che, nel silenzio dei media mainstream, offre obbligazioni con rendimenti che sembrano usciti da un’altra epoca. Parliamo della Turchia.
E parliamo di un bond in particolare: il Turkish Government Bond con scadenza febbraio 2045, che al momento quota intorno al 74% del valore nominale e garantisce una cedola fissa del 6,63%. Il risultato? Una yield to maturity (YTM) che supera il 10% annuo. E se questo non basta, esistono persino zero coupon bond turchi che, grazie a un prezzo d’ingresso estremamente basso, offrono rendimenti annualizzati che superano addirittura il 40%.
Numeri da capogiro. Ma c’è un “ma”. Anzi, ce ne sono diversi.
Il gioco ad alta tensione dei bond turchi
A livello tecnico, i titoli di Stato turchi sono strumenti di debito sovrano emessi in valuta estera o domestica (generalmente in lire turche), che servono a finanziare le esigenze del Tesoro turco. I rendimenti elevati non sono un regalo: sono un premio per il rischio. Ma quale rischio? Principalmente due: rischio di credito sovrano e, soprattutto rischio di cambio.
La lira turca (TRY) negli ultimi anni si è pesantemente deprezzata rispetto al dollaro. Solo nel 2023, ha perso circa il 35% del suo valore. Questo per via di inflazione elevata, politiche monetarie non ortodosse e un ampio debito estero.
Il punto chiave è che, quando un bond in TRY rende il 10%, ma la lira perde il 15%, l’investitore in valuta forte va in perdita. Per questo motivo, il vero trade non è sul bond, ma sul cambio.
EURTRY
Grafico a candele di EURTRY. Fonte: baha.com
Non è un investimento. È un carry trade.
Il carry trade è una strategia dove un investitore prende in prestito una valuta a basso rendimento (come il dollaro) e investe in asset in valute ad alto rendimento (come la lira turca), cercando di incassare la differenza tra i due tassi: il carry.
Sembra semplice, ma è rischioso. Se la valuta in cui si investe si deprezza, il rendimento scompare e arrivano le perdite.
Chi opera su questi bond dovrebbe chiedersi: quando si stabilizzerà la lira? Solo allora il rendimento potenziale potrà diventare reale. In caso contrario, è una trappola per rendimenti nominali.
Rendimenti reali da sogno. Ma attenzione al risveglio.
È vero: certi bond turchi offrono rendimenti da sogno. Ma è altrettanto vero che sono il riflesso di instabilità valutaria, inflazione, e rischio politico.
Tuttavia, chi ha competenze per gestire il cambio, o accesso a coperture professionali, potrebbe trarne vantaggio. È un’opportunità per pochi, da maneggiare con cautela e visione macro.
In sintesi: questa obbligazione rende davvero più del 10%, ma è tutto tranne che tranquilla.