Questa multinazionale farmaceutica taglia 500 posti di lavoro. 100 sono in Italia

Redazione Imprese

19 Maggio 2026 - 17:55

Teva avvia una nuova ristrutturazione della divisione Tapi. Prevista la chiusura del sito di Villanterio e il ridimensionamento degli stabilimenti italiani. I sindacati reagiscono.

Questa multinazionale farmaceutica taglia 500 posti di lavoro. 100 sono in Italia
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Nuova ondata di tagli in casa Teva Pharmaceutical Industries. Il gruppo farmaceutico ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà circa 500 lavoratori a livello globale, di cui circa 100 in Italia. La riduzione interesserà la divisione Tapi, specializzata nella produzione di principi attivi farmaceutici e colpirà in particolare quattro siti produttivi italiani.

Secondo quanto comunicato dalle organizzazioni sindacali, il piano prevede il ridimensionamento degli organici negli stabilimenti di Santhià, Rho e Caronno Pertusella, oltre alla chiusura definitiva del sito di Villanterio, in provincia di Pavia, dove lavorano circa 30 dipendenti. Complessivamente, gli esuberi rappresentano circa il 20% della forza lavoro italiana della divisione Tapi.

Teva licenzia il 20% dei lavoratori italiani: sindacati in stato di agitazione

La decisione ha provocato una dura reazione da parte di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che insieme alle Rsu hanno proclamato immediatamente lo stato di agitazione. Tra le prime iniziative annunciate ci sono il blocco delle prestazioni straordinarie e ulteriori mobilitazioni nei territori interessati.

Le sigle sindacali contestano soprattutto le motivazioni economiche alla base del piano. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, infatti, la situazione finanziaria del gruppo non giustificherebbe una ristrutturazione così pesante. Nel 2025 Teva avrebbe registrato ricavi in crescita rispetto all’anno precedente, con risultati positivi confermati anche nei primi mesi del 2026.

Nel comunicato diffuso dai sindacati si legge che “Teva ha scelto la via del disimpegno strategico nella chimica di sintesi”. Le organizzazioni accusano inoltre l’azienda di avere progressivamente ridotto gli acquisti interni di principi attivi per rendere meno redditizia la divisione Tapi e favorirne una futura cessione.

La strategia su Tapi e il timore di una futura vendita

Al centro della vertenza c’è proprio il futuro di Tapi, società controllata da Teva attiva nella produzione di ingredienti farmaceutici. Secondo i sindacati, dopo un primo tentativo di vendita non andato a buon fine, il gruppo starebbe portando avanti una strategia di progressivo ridimensionamento della divisione.

L’obiettivo, denunciano le organizzazioni dei lavoratori, sarebbe quello di aumentare la redditività complessiva del gruppo e massimizzare il valore per gli azionisti attraverso una riduzione dei costi industriali. “I tagli corrispondono a una precisa scelta finanziaria, volta a massimizzare i profitti per gli azionisti a scapito del tessuto sociale di tanti territori”, affermano Filctem, Femca e Uiltec.

Negli ultimi anni, ricordano ancora i sindacati, Teva ha già ridotto in modo significativo la propria presenza industriale in Italia. Negli ultimi otto anni il gruppo avrebbe chiuso quattro stabilimenti e tagliato circa mille posti di lavoro nel Paese.

Appello al governo e alle istituzioni locali

Le organizzazioni sindacali chiedono ora un intervento urgente delle istituzioni nazionali e regionali per aprire un confronto con l’azienda e salvaguardare l’occupazione. L’obiettivo dichiarato è ottenere il ritiro del piano e il mantenimento degli attuali livelli occupazionali.

La vertenza rischia infatti di avere un forte impatto sociale sui territori coinvolti, soprattutto nelle aree dove gli stabilimenti rappresentano una componente importante del tessuto produttivo locale. Nei prossimi giorni potrebbero essere annunciati nuovi scioperi e manifestazioni, mentre i lavoratori attendono di conoscere nel dettaglio tempi e modalità della riorganizzazione avviata dalla multinazionale farmaceutica.