Questa frase di Mattarella a Cernobbio potrebbe cambiare i mercati

Tommaso Scarpellini

8 Settembre 2025 - 17:58

Parole inattese a Cernobbio scuotono l’Europa: tra tante incertezze, un segnale nascosto potrebbe cambiare la rotta dei mercati.

Questa frase di Mattarella a Cernobbio potrebbe cambiare i mercati

I venti del cambiamento sembrano soffiare in Europa. Un’Europa che da vincitrice indiscussa sull’integrazione, ora inizia a far parlare di sé non sempre in termini positivi. Tuttavia, da questa fase di incertezza stanno emergendo anche segnali di nuova positività politica.

E se in borsa la politica gioca spesso un ruolo laterale, l’incrocio di molti interventi al Forum di Cernobbio ha restituito insight tutt’altro che trascurabili. In particolare, un passaggio del discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha colpito osservatori e analisti, per il suo rimando a un’Europa che non sia più spettatrice, ma protagonista attiva in un mondo in trasformazione.

Il discorso di Mattarella a Cernobbio

Durante la seconda giornata del Forum Ambrosetti a Cernobbio, Mattarella ha insistito più volte sulla necessità che l’Unione Europea abbandoni l’atteggiamento passivo e diventi attore consapevole, specie nei grandi temi dell’innovazione e della competizione globale. Un passaggio che ha trovato eco immediata nei risultati del televoto condotto tra circa 200 manager e imprenditori presenti: il 53,7% ha infatti dichiarato che l’Europa potrà competere con gli USA solo in settori di nicchia, a causa di un accesso ancora troppo limitato al capitale.

L’Europa come nuova Compagnia delle Indie

Mattarella ha rafforzato il messaggio con un paragone simbolico: ha richiamato il ruolo delle storiche Compagnie delle Indie come esempio di multilateralismo cooperativo e visione di lungo termine. L’idea è stata letta come un invito a costruire una nuova Europa capace di muoversi compatta sullo scenario globale. Molti altri partecipanti hanno tentato di portare la discussione sulle spinte protezionistiche USA e i dazi.

Questo accenno ha toccato una corda delicata: s se i dazi, invece, rappresentassero un catalizzatore politico e strategico in grado di accelerare una rinascita europea? Beh, se l’Europa saprà trasformare questa pressione esterna in un motivo di coesione, i mercati potrebbero reagire con più fiducia? Probabile.

Il vero malato: la Germania

Oltre le belle parole restano i dati concreti. Gli occhi sono puntati sulla Germania, che sta vivendo una fase di difficoltà. La locomotiva europea, tradizionalmente trainata dal settore manifatturiero, fatica a mantenere il suo primato.

Questo ribaltamento di prospettiva ha un impatto diretto: un’Europa che vede in crisi il suo motore industriale rischia di perdere ulteriore appeal rispetto agli Stati Uniti, già oggi più forti in borsa e capaci di attrarre capitali grazie al peso dell’innovazione tecnologica.

EU50, 1D EU50, 1D Grafico a candele dell'indice EU50. Fonte: baha.com

Mercati e politica a due velocità

Al momento, i mercati sembrano non credere alla retorica dei buoni propositi. L’equity europeo continua a perdere terreno rispetto all’azionario USA, segnale che gli investitori guardano più ai dati macro che alle dichiarazioni politiche. Tuttavia, ci sono sicuramente dei segnali di volontà politica, che spesso nelle narrative finanziarie passano in secondo piano, ma che in realtà fanno la differenza nei momenti di svolta.