Questo titolo è il più venduto a Piazza Affari. Ha uno short interest da record. Eppure, dai minimi del 2022, Saipem ha guadagnato oltre il 300%.
Un movimento che molti analisti definiscono come un enorme short squeeze, ovvero una corsa al ricoprirsi dei ribassisti costretti a riacquistare le azioni per chiudere le proprie posizioni perdenti.
Eppure oggi, nonostante la rimonta, il livello di short interest resta alto.
Cosa significa? Che il mercato crede in un nuovo crollo? Oppure che, come spesso accade, gli operatori più grandi stanno sfruttando l’effetto contrarian per generare ancora profitto?
Cosa significa davvero “short interest”
Lo short interest rappresenta la percentuale di azioni vendute allo scoperto sul totale delle azioni in circolazione. Quando questo valore è alto, vuol dire che molti investitori stanno scommettendo su un calo del titolo. Tuttavia, quando il prezzo inizia a salire, chi ha venduto allo scoperto si trova “schiacciato” e deve ricomprare in fretta, alimentando ulteriormente la spinta rialzista. È la classica dinamica dello short squeeze.
Dallo screening pubblicato su Whale Wisdom, lo short interest attuale su Saipem è superiore al 10%. Un valore estremamente elevato per gli standard di Borse Europee come Piazza Affari, dove la media per i titoli più liquidi non supera il 2-3%. Avere questa informazione è fondamentale perché lo short interest è una delle metriche più utilizzate negli studi di analisi di sentiment: un’elevata quota di short può indicare pessimismo estremo, ma anche potenziale energia rialzista inespressa.
Un titolo ciclicamente “odiato”
Saipem è un titolo storicamente soggetto a volatilità. I cicli di crescita e correzione nel settore dell’oil services sono accentuati e strettamente collegati al prezzo del petrolio, alle commesse internazionali e al sentiment verso il comparto energetico. Essere “shortati” è quindi quasi una costante per Saipem.
Il dato interessante, però, è che il trend dello short interest di lungo periodo è in decrescita.
Dopo i picchi registrati nel 2020, la quota di posizioni ribassiste è progressivamente scesa. Ma il fatto che oggi resti sopra il 10% indica che la fiducia non è ancora piena. Eppure, chi avesse comprato ai minimi del 2022 avrebbe visto il proprio capitale triplicare.
Quando la vendita diventa un errore di timing
Negli ultimi due anni, vendere Saipem sarebbe stato un errore di tempismo. Il rimbalzo post-ristrutturazione, sostenuto dal miglioramento dei margini e dal ritorno alle commesse internazionali, ha innescato una corsa che ha spiazzato molti fondi ribassisti. La lezione è chiara: interpretare lo short interest senza un contesto tecnico può essere fuorviante. La analisi tecnica, in questi casi, è lo strumento più utile per capire se un titolo è in fase di distribuzione o accumulazione.
Il livello dei €2: la calamita del prezzo
Una soglia tecnica chiave da monitorare è quella dei €2.
Non solo per motivi psicologici, ma perché rappresenta un numerario, cioè un livello “tondo” che tende ad attrarre i prezzi come una calamita.
I numerari vengono considerati punti di equilibrio dove gli ordini di acquisto e vendita si concentrano. È tipico vedere il prezzo oscillare intorno a queste aree, con falsi breakout e rimbalzi improvvisi.
Da un punto di vista tecnico, un ritorno su questi livelli coinciderebbe probabilmente con il raggiungimento dei 30 punti di RSI (a 15 periodi, su timeframe giornaliero). Una zona statisticamente di “ipervenduto” che, in titoli come Saipem, ha spesso rappresentato un punto di ripartenza? Forse. Osservando anche il timeframe settimanale (1W), si nota come nelle precedenti correzioni importanti, l’RSI sia spesso sceso sotto 35 prima di una ripresa.
Chi vincerà la battaglia: short seller o compratori?
Se il titolo dovesse rompere con decisione al ribasso la soglia dei €2, gli short seller avrebbero probabilmente la meglio. In quel caso, potremmo assistere a un ritorno verso 1,80 €, area di forte supporto strutturale. Ma se invece il prezzo rimbalzasse e iniziasse un movimento repentino verso 2,30 €, la dinamica contrarian potrebbe prendere piedw.
In altre parole, l’elevato short interest non è solo un segnale di pessimismo, ma anche una miccia potenziale. Quando il mercato si muove contro i venditori, il fuoco si accende e la volatilità esplode.
Un titolo per cuori forti
Saipem è oggi un titolo in bilico tra due forze opposte: da una parte la narrativa negativa dei ribassisti, dall’altra la memoria recente di performance straordinarie. Le dinamiche di breve periodo saranno determinate dai flussi e dalle coperture degli operatori.
Dipende tutto dalla reazione del titolo, e in questo momento, sembra quasi più una questione tecnica che fondamentale. Sarà interessante osservare come reagirà Saipem se tornerà a testare il livello dei €2. Da lì potremmo capire se si tratta dell’inizio di un nuovo crollo o di una nuova ondata di ricoperture esplosive.
Per ora, l’unica certezza è che la partita tra rialzisti e ribassisti è tutt’altro che finita. E per chi segue i mercati con attenzione, Saipem rimane uno dei laboratori più puri per capire come si muove la psicologia collettiva in Borsa.