Oggi i bambini si avvicinano in età sempre più precoce alla tecnologia. Ma quanto tempo dovrebbero stare davanti a uno schermo? Ecco le regole da seguire.
I bambini e la tecnologia hanno un rapporto sempre più stretto, sin dai primi anni di vita. Un fenomeno che ormai sembra essere inevitabile, e a confermarlo ci sono i numeri emersi da ricerche e studi condotti sul tema.
A lanciare l’allarme ci aveva già pensato l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), ma oggi le evidenze emerse sono un monito da cui è difficile nascondersi per i genitori. Quanto tempo un bambino dovrebbe passare davanti allo schermo?
Per fermare o quantomeno arginare i danni, ci sono alcune regole di base che andrebbero rispettate. Ecco quali sono le più comuni e in che modo si può proteggere proprio figlio dall’eccessiva esposizione alla tecnologia.
Bambini e tecnologia: lo studio dell’Iss
Il tema del rapporto tra bambini e tecnologia è da tempo al centro del dibattito anche in casa Iss. L’Istituto Superiore di Sanità ha più volte tenuto a sottolineare che ci sono tempistiche ed età da rispettare in merito all’avvicinamento dei propri figli al mondo del web e della tecnologia in generale.
Un’indagine condotta nel 2023 rivela come, su 35mila famiglia, almeno il 22,1% dei neonati viene messo davanti a uno schermo già a partire dai 2-5 mesi di vita. Il 58,1% dei bambini tra gli 11 e i 15 mesi passa almeno 1-2 ore di fronte a un display. Un utilizzo, quello degli schermi illuminati, troppo precoce e che rischia di comportare importanti rischi per la salute.
Ma non solo perché, secondo quanto emerso, la crescente presenza di tablet riduce la lettura dei libri. Un fattore che potrebbe incidere sulle capacità di apprendimento dei bambini sin dai primi anni di istruzione scolastica.
C’è un altro rapporto, quello Ocse del 2025, che invece si è soffermato sugli effetti che l’accesso alla tecnologia in età precoce può avere a livello mentale per i più giovani. I dati emersi fotografano una situazione in rapido peggioramento: il 17% dei bambini soffre di ansia senza smartphone o tablet.
Da quanto emerso, risulta inoltre che il 49% degli studenti di 15 anni non sa modificare le impostazioni sulla privacy e non gli dà troppo peso, il che potrebbe esporre a gravi rischi per la propria identità e consapevolezza. Infine, il 27,6% dei bambini ammette di condividere fake news sui social network, alimentando così disinformazione e rischi psicologici.
Quali sono i rischi legati a un accesso precoce alla tecnologia
Oltre ai numeri allarmanti, ad alimentare le discussioni su questo argomento ci sono le possibili conseguenze a cui i bambini potrebbero andare incontro a causa di un accesso prematuro alla tecnologia.
A livello fisico, il contatto diretto con le luci blu degli schermi potrebbe provocare problemi alla vista come affaticamento, secchezza e irritazione oculare, oltre a disturbi del sonno se l’utilizzo avviene prima di andare a letto. La tecnologia interferisce infatti coi ritmi circadiani, riducendo così la qualità del sonno.
Gli esperti evidenziano come queste cattive abitudini possono portare a problemi posturali, con dolori a collo e spalle, e all’alimentazione di fenomeni quali la sedentarietà e l’obesità. Infine, viene segnalato il crescente aumento di problemi uditivi se il volume è troppo alto o se vengono utilizzati auricolari e cuffie sin dalla tenera età.
I rischi riguardano poi anche, e soprattutto, la salute psicologica e cognitiva dei più piccoli. I disturbi dell’umore sono i più frequenti, soprattutto quando si trattano temi quali l’iperattività, l’impulsività, l’ansia e la depressione. Altro tema è quello dell’isolamento sociale, in particolare quando il coinvolgimento nel mondo virtuale è molto alto.
In tenera età, studi indicano che un utilizzo eccessivo della tecnologia può causare ritardi più o meno estesi nello sviluppo dei processi cognitivi e del linguaggio. Infine, ci sono evidenti difficoltà di concentrazione e riduzione della capacità di attenzione.
È bene sottolineare anche altri rischi che non rientrano in nessuna delle due sfere sopracitati. Il cyberbullismo e i contenuti inadeguati sono una delle più grandi battaglie del web al giorno d’oggi, così come l’esposizione prolungata che comporta rischi potenziali legati ai campi elettromagnetici.
Quanto tempo passare di fronte a PC, smartphone e tablet
Di base, non esistono delle regole precise e univoche riguardanti l’utilizzo dei dispositivi tecnologici per i bambini. Ad entrare in gioco è il buonsenso dei genitori, che devono sì essere capaci di avvicinare i propri figli a un mondo – quello della tecnologia – che ormai è parte integrante delle nostre vite, ma al tempo stesso limitarne l’utilizzo per non causare danni più o meno gravi.
Vietare del tutto l’uso della tecnologia ai più piccoli, oltre che impossibile, è oggi controproducente. Le nuove generazioni non conoscono un mondo senza internet e senza stimoli visivi, dunque l’esclusione totale da smartphone, tablet e PC potrebbe portare a problemi sociali nella vita di tutti i giorni.
Certamente è però possibile imporre limiti d’orario e di età per non stancare troppo i propri figli. Per i primi 2 anni di vita, è fortemente sconsigliato in generale l’utilizzo di schermi di smartphone e tablet. Dai 2 anni in poi, si può avviare un primo approccio, magari con giochi o passatempi educativi. In questo caso, il limite orario consigliato è di massimo 1 ora al giorno, e deve rimanere così fino ai 5 anni di vita.
Una volta superata questa fascia d’età, con l’inizio delle scuole elementari diventa quasi obbligatorio modificare le proprie regole. In particolare per eventuali ricerche online o per la creazione di progetti su PC o tablet, l’avvicinamento alla tecnologia diventa inevitabile. Se vuoi imporre dei limiti, gli esperti consigliano un massimo di 2 ore al giorno fino agli 8-10 anni.
Con l’adolescenza, si può iniziare a pensare di acquistare il primo smartphone per il proprio figlio e di accettare che ormai i controlli non possono essere più serrati come prima. Una grossa mano la danno gli strumenti di parental control, per dare libertà al minore tenendolo sotto controllo.
Soprattutto quando entra in gioco l’attività online e sui social network. Avere la possibilità di filtrare contenuti espliciti, di limitare l’uso della messaggistica e di imporre limiti per le app è un aiuto importante che spesso gioca un ruolo decisivo nella salvaguardia dei più piccoli.
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