Naspi 2026, quest’anno cambiano i valori di riferimento. Ecco una guida utile per il calcolo dell’importo.
Ogni inizio gennaio si aggiorna l’importo dell’indennità di disoccupazione, la cosiddetta Naspi. Al pari di quanto succede per altri strumenti, come per le pensioni o l’Assegno unico universale, l’importo mensile viene rivalutato sulla base dell’inflazione registrata dall’Inps in modo da mantenere inalterato il potere d’acquisto della prestazione.
Va detto però che l’aggiornamento dell’importo non vale per coloro che già prendono la Naspi per i quali continua a valere quanto già percepito nei mesi scorsi. Le nuove regole, infatti, si applicano esclusivamente per gli eventi di disoccupazione successivi all’1 gennaio 2026, quindi per le Naspi liquidate nel corso di quest’anno.
Un aumento che incide positivamente sull’importo dell’indennità di disoccupazione, per quanto comunque la formula di calcolo resti la stessa: per valutare quanto spetta di Naspi nel 2026, infatti, l’Inps continua a tener conto della retribuzione percepita negli ultimi 4 anni ed effettua il calcolo considerando i nuovi massimali. Così come anche nel 2026 è previsto un taglio quando la durata della Naspi supera le 6 mensilità, così da fare in modo che il disoccupato sia ancora più incentivato a cercare una nuova occupazione.
Ma andiamo con ordine e vediamo come oggi si calcola la Naspi e qual è l’importo che viene riconosciuto agli aventi diritto.
Quanto spetta di Naspi
Anche nel 2026 la regola per il calcolo della Naspi è sempre la stessa, tuttavia le soglie prese come riferimento cambiano ogni anno perché soggette a rivalutazione, ossia quel meccanismo con cui gli importi di pensioni, ammortizzatori sociali e prestazioni per il sostegno del reddito, vengono adeguati all’andamento medio dell’inflazione registrato negli ultimi 12 mesi.
Nel dettaglio, per il calcolo dell’indennità di disoccupazione si prende come riferimento la retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali (comprese eventuali tredicesime e quattordicesime) degli ultimi 4 anni, ma solo di quei periodi che non hanno già dato luogo a Naspi.
Per il calcolo, quindi, non si guarda solamente alla retribuzione percepita nell’ultimo rapporto di lavoro, ma anche a quanto riconosciuto in esperienze precedenti purché siano comprese nell’arco dei 4 anni e non abbiano già dato luogo a Naspi.
Per questo motivo, non è detto che la Naspi sia sempre inferiore all’ultimo stipendio: potrebbe essere, infatti, che la retribuzione media mensile risulti - grazie a esperienze lavorative pregresse - talmente più alta della retribuzione percepita nell’ultimo rapporto di lavoro da rendere persino l’indennità di disoccupazione più conveniente.
Si tratta comunque di una situazione al limite, in quanto generalmente è la Naspi, viste le regole di calcolo applicate, ad avere un importo inferiore rispetto all’ultimo stipendio.
Calcolo Naspi spiegato in modo semplice
La prima cosa da fare per il calcolo della Naspi è individuare la retribuzione media mensile che l’Inps prende come riferimento. Questa è data dalla somma di quanto percepito nel corso degli ultimi 4 anni che va poi suddivisa per il numero di settimane contributive valide ai fini previdenziali. Il tutto va poi moltiplicato per il coefficiente 4,33.
Ricapitolando, la formula è la seguente:
(Somma stipendi percepiti/Numero settimane contributive) * 4,33
Del risultato però non se ne prende tutto, ma solamente una parte. Nel dettaglio, quest’anno gli importi di riferimento per la Naspi dovrebbero essere i seguenti (l’Inps non li ha ancora ufficializzati con apposita circolare):
- entro i primi 1.456,72 euro di retribuzione media ne spetta il 75%;
- per la parte residua se ne prende il 25%;
-* in ogni caso l’importo non può superare i 1.584,69 euro.
Ribadiamo: i massimali Inps suddetti sono indicativi e non ancora ufficializzati dall’Inps. Sapendo che comunque la rivalutazione è dell’1,4%, non dovrebbero essere tanto differenti da questi.
Esempio
Prendiamo come esempio Tizio che, negli ultimi due anni, ha lavorato per l’azienda Alfa con una retribuzione di 2.000 euro lordi mensili, mentre nei 24 mesi precedenti era impiegato presso l’azienda Beta con una retribuzione di 1.500 euro lordi mensili.
Per nessuno di questi periodi ha già beneficiato della NASpI.
La retribuzione media mensile risulta pari a:
(84.000 / 208) × 4,33 = 1.748,65 euro
A questo punto si applicano le regole di calcolo della NASpI.
Il 75% spetta sulla quota di retribuzione fino a 1.456,72 euro, per un importo pari a 1.092,54 euro;
Il 25% spetta sulla parte residua, pari a 291,93 euro (1.748,65 − 1.456,72), con un’aggiunta di 72,98 euro.
Di conseguenza, l’importo mensile complessivo della NASpI spettante è pari a:
1.092,54 + 72,98 = 1.165,52 euro
Come sopra, si tratta di valori indicativi, in attesa della conferma ufficiale da parte dell’INPS sui massimali NASpI 2026, che tengono conto di una rivalutazione dell’1,4%.
Taglio mensile
È importante specificare però che l’importo della Naspi inizialmente riconosciuto si riduce col tempo. Per evitare che l’indennità di disoccupazione risultasse troppo attrattiva per chi la prende, infatti, il legislatore ha introdotto un meccanismo di décalage che taglia la Naspi del 3% ogni mese a decorrere dal primo giorno del 6° mese di fruizione.
Per capire meglio riprendiamo l’esempio di cui sopra, con Tizio che ha diritto per i primi 5 mesi a una Naspi di 1.165,52 euro. Al sesto mese però scatta la riduzione del 3% che si applicherà fino a scadenza naturale del beneficio (24 mesi in questo caso). Ne risulteranno, quindi, i seguenti importi:
6° mese: 1.130,55 euro
7° mese: 1.096,64 euro
8° mese: 1.063,74 euro
9° mese: 1.031,83 euro
10° mese: 1.000,87 euro
11° mese: 970,85 euro
12° mese: 941,72 euro
13° mese: 913,47 euro
14° mese: 886,06 euro
15° mese: 859,48 euro
16° mese: 833,70 euro
17° mese: 808,69 euro
18° mese: 784,43 euro
19° mese: 760,89 euro
20° mese: 738,07 euro
21° mese: 715,92 euro
22° mese: 694,45 euro
23° mese: 673,61 euro
24° mese: 653,41 euro
Attenzione, esclusivamente nel caso del beneficiario che ha compiuto i 55 anni (alla data di presentazione della domanda), la riduzione del 3% scatta successivamente, ossia all’8° mese di fruizione.
Importo lordo o netto?
Gli importi sopra indicati sono al lordo delle tasse. La Naspi, infatti, fa reddito a tutti gli effetti (anche ai fini Isee) e come tale viene tassata. Sull’indennità di disoccupazione, quindi, si paga l’Irpef e sarà l’Inps - in qualità di sostituto d’imposta - a effettuare le trattenute fiscali previste.
Per lo stesso motivo sulla Naspi si applicano anche le detrazioni da lavoro dipendente ed eventualmente quelle per familiari a carico, mentre - laddove se ne soddisfino i requisiti - si ha diritto agli istituti introdotti dal Decreto legge n. 3 del 2020 al fine di ridurre la pressione fiscale sui dipendenti, come ad esempio il trattamento integrativo di 100 euro al mese per i redditi fino a 15.000 euro.
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