Quanto rendono €20.000 investiti sul reddito fisso in 2 anni?

Stefano Vozza

16 Luglio 2025 - 14:22

Costi contro benefici di due classiche forme di investimento, ossia il cash contro la certezza del rimborso a scadenza

Quanto rendono €20.000 investiti sul reddito fisso in 2 anni?

Le risorse come tempo e capitale sono limitate, e le opportunità offerte dai mercati e dalla vita in generale pure. Spesso la sfida sta nel comprendere il da farsi senza arrecare “danni”, anzi cercando di massimizzare il ritorno nel minor tempo possibile. Facile a dirsi, molto meno a metterlo in atto.

Vediamo allora quanto costano e quanto rendono in 2 anni € 20.000 liquidi o investiti sul reddito fisso. Immagineremo un’operatività divisa tra due delle tante opzioni alternative, la liquidità e il fixed income, ed effettueremo dei calcoli.

La scelta di restare liquidi costa

L’investimento per eccellenza prescelto da milioni di risparmiatori è la liquidità sul conto o libretto, bancario o postale che sia in entrambi i casi. A seconda del rapporto attivato, i costi da sopportare sono di due nature, diretta e indiretta.

I primi sono quelli che si pagano concretamente e per i quali sussiste l’allegata scrittura contabile, tipo le spese di gestione e l’imposta di bollo. Quest’ultima è fissa per tutte le giacenze over 5mila € e pari a 34,20 €/annui. Il canone mensile, invece, è in genere assente sui libretti di risparmio mentre sul c/c varia tra un intermediario e un altro. Secondo i calcoli di Banca d’Italia queste spese nel 2023 spaziavano nel range 30-100 €/annui, al netto dei pochi c/c gratuiti disponibili sul mercato.

Le spese indirette sono quelle che si subiscono senza che per esse ci sia una precisa erogazione di servizi, tipo l’inflazione e il costo opportunità. Il primo è sicuramente meno devastante rispetto al picco del 2021-’23, ma non è sparito. Non solo, ma è sicuramente il più subdolo dei costi occulti che colpisce tutti i capitali liquidi, nessuno escluso. Il costo opportunità, invece, dipende dal profilo di risparmiatore ed è più soggettivo rispetto all’inflazione, che è un dato tecnico uguale per tutti.

Quando investire sul reddito fisso?

Tra le asset class più sottoscritte vi rientra sicuramente il reddito fisso, che ha tanti pregi ma anche tanti difetti. Tra quest’ultimi citiamo la difficoltà nel garantire ricche performance di lungo termine, sia pure con i dovuti distinguo. Di contro il capitale di rischio riesce a dimezzarsi o annullarsi come pure a raddoppiarsi o triplicarsi anche in poco tempo. Sul fixed income il payout è legato soprattutto al costo del denaro al tempo dell’emissione, la durata dell’investimento e il rischio emittente.

Ancora, tra i pro c’è che garantisce il capitale a scadenza e/o prima se l’emittente contempla tale scenario. Inoltre il ritorno effettivo è già noto a priori e prevede un mix di tasse e spese di gestione inferiore rispetto a molti altri strumenti finanziari.

A grandissime linee il reddito fisso andrebbe scelto quando la propensione al rischio è nulla o quasi. Ancora, in misura differente anche nei portafogli più propensi al rischio, per conferire ad essi una certa stabilità di ritorni nel medio-lungo termine.

20.000 euro sul risparmio postale

Tra i prodotti del risparmio postale l’unico che in un certo senso si approssima ai 2 anni è il Deposito Supersmart Rinnova di durata a 540 giorni, 18 mesi. Il rendimento annuo lordo a scadenza è dell’1,75%, l’aliquota sugli interessi del 26% e l’imposta di bollo è dello 0,2% sul capitale. Poi non vi sono spese di gestione mentre il capitale nominale iniziale è garantito a scadenza e anche prima del termine.

Tuttavia, il prodotto è rivolto ai titolari di libretto Smart con uno o più vincoli di Offerte/Depositi Supersmart Premium scaduti a partire dal 1° aprile 2025. Detta in numeri, 20mila € tenuti liquidi sul libretto “costerebbero” l’imposta di bollo di 34,20 € per 2 anni (zero spese di gestione) e l’inflazione di periodo. Investiti sul Deposito Supersmart Rinnova (se in linea con i requisiti dell’emittente) frutterebbero 382,18 € di interessi al netto della sola ritenuta fiscale e al lordo di inflazione e bollo.

Il conto deposito (CD) bancario

Il CD è il parente stretto del c/c bancario e di norma non prevede costi di gestione. Oggi la banca “più generosa” sui vincoli (quindi: no libero) a 24 mesi offre il 3,5% annuo lordo, le altre meno. Ora, anche considerando un tasso medio-alto come ad esempio il 2,7%, il guadagno netto (di ritenuta e imposto di bollo) si attesterebbe sui 720 € complessivi su ipotetici 20mila € investiti. Per il ritorno reale va detratta sempre, in tutti i casi, l’inflazione di periodo.

Invece quel capitale fermo sul c/c costerebbe all’incirca un 100 €/anno tra canone e imposta di bollo, per un 200 € di spese vive complessive. Poi andrebbe aggiunta anche la perdita di potere d’acquisto nel frattempo intervenuta.

Quanto costano e quanto rendono in 2 anni € 20.000 liquidi o investiti sul reddito fisso?

Infine immaginiamo la “diatriba” tra l’avere 20mila € cash sul c/c e l’opportunità di investirli sul titolo di Stato a 2 anni. Diciamo subito che rispetto alle due alternative precedenti qui la certezza del captale è solo a scadenza, non prima del rimborso finale. I costi complessivi di 2 anni di c/c sarebbero identici a quelli di cui sopra. Quanto ai ritorni, invece, oggi il BTP Fx3,45% Jul27 prezza 102,55 per un effettivo a scadenza del 2,16% lordo, un payout inferiore a quello del CD.

Morale, i parametri da considerare sono tanti e talora in contrapposizione gli uni agli altri, ma su alcuni tratti non sembrano esservi dubbi. La liquidità costa e non rende nulla, per cui spesso si rivela una scelta doppiamente perdente. Il reddito fisso sebbene non brilli per ritorni, soprattutto oggi che il picco dei rendimenti è passato, è almeno è punto di svolta o di partenza, a seconda dei punti di vista.