Il coach che ha portato Sinner fino al numero 1 ATP è Simone Vagnozzi, artefice di un cammino trionfale tra slam e masters 1000. Ecco quanto guadagna
Nel tennis di altissimo livello, come qualsiasi altro sport, dietro ogni numero 1 si nasconde quasi sempre un tecnico capace di trasformare un talento grezzo in qualcosa di straordinario. Nel caso di Jannik Sinner, uno di questi artefici si chiama Simone Vagnozzi: marchigiano doc, ex professionista senza grandi acuti sul circuito ATP, oggi riconosciuto come uno degli allenatori più preziosi del mondo della racchetta.
Da quando è entrato nel team dell’altoatesino a febbraio 2022, il campione azzurro ha cambiato volto: Slam, Masters 1000, ATP Finals e il numero 1 del ranking si sono inseguiti stagione dopo stagione, trasformando Sinner in una macchina quasi inarrestabile... e il suo coach (anzi, il suo team) in una delle figure più remunerate dello sport italiano.
Chi è Simone Vagnozzi? La carriera da giocatore e il presente da allenatore top
Simone Vagnozzi è nato ad Ascoli Piceno il 30 maggio 1983. La sua carriera da tennista professionista racconta la storia di molti: anni sul circuito senza mai sfondare davvero. In singolare, il best ranking è stato il numero 161 del mondo nel 2011, con il picco rappresentato da un terzo turno all’ATP 500 di Barcellona nello stesso anno, ottenuto dopo aver superato Fabio Fognini (all’epoca numero 49) e Juan Monaco (numero 37), prima di cedere a Juan Carlos Ferrero.
Sul fronte Slam non ha mai raggiunto il tabellone principale in singolare, mentre in doppio il rendimento è stato leggermente migliore: insieme ad Andreas Seppi ha toccato la posizione 74 del ranking nel 2011 e raggiunto il primo turno di Roland Garros, Wimbledon e US Open. Una carriera chiusa con poco meno di 500mila dollari di prize money complessivi, numeri onesti, ma lontanissimi da quanto avrebbe guadagnato dall’altra parte del campo.
Ed è proprio dalla panchina che Vagnozzi ha scritto la sua storia più importante. Il primo incarico di rilievo arriva con Marco Cecchinato: in due anni il tennista palermitano scala 164 posizioni nel ranking, vince due titoli ATP 250 (Budapest e Umago nel 2018) e, soprattutto, elimina Novak Djokovic ai quarti del Roland Garros 2018, arrivando fino in semifinale. Poi è il turno di Stefano Travaglia, portato per la prima volta in carriera nella top 100, fino a sfiorare la sessantesima posizione mondiale nel febbraio 2021.
Da febbraio 2022, invece, Vagnozzi è nel team di Sinner, affiancato da giugno dello stesso anno da Darren Cahill. Il resto è storia nota: quattro titoli Slam (Australian Open 2024 e 2025, US Open 2024 e il primo storico trionfo di un italiano a Wimbledon nel 2025), due ATP Finals, il numero 1 del mondo e il premio ATP come miglior allenatore dell’anno 2023, condiviso con Cahill. Una traiettoria che pochi avrebbero pronosticato per un ex numero 161 del mondo.
Quanto guadagna Simone Vagnozzi come coach di Sinner
Le cifre ufficiali del contratto non sono mai state rese pubbliche, come accade per quasi tutti gli accordi tecnici del circuito ATP. Le logiche del mercato dei coach consentono però di fare stime ragionate. Nel tennis di alto livello, i tecnici lavorano generalmente con una struttura contrattuale mista: un compenso fisso settimanale a cui si aggiunge una percentuale sui prize money conquistati dal proprio assistito, che nel circuito oscilla tipicamente tra il 10% e il 30%.
Per Vagnozzi, che ricopre il ruolo di allenatore di campo principale, il solo compenso fisso potrebbe già superare i 100mila euro annui. Ma è la componente variabile a fare la differenza reale: da febbraio 2022 a oggi, Sinner ha incassato oltre 50 milioni di dollari nei tornei ATP, equivalenti a circa 43 milioni di euro al cambio attuale.
Applicando una percentuale prudente del 10% sui montepremi, la quota spettante a Vagnozzi dall’inizio della collaborazione varrebbe già circa 4,3 milioni di euro; con il 15%, si salirebbe a circa 6,4 milioni di euro.
A questi va aggiunta la componente fissa e la prospettiva di un 2026 già generoso: con oltre 5,9 milioni di euro già nelle casse di Sinner a inizio stagione, la sola quota annuale del coach potrebbe valere tra i 590mila e gli 890mila euro nell’anno in corso.
Il confronto con il passato da giocatore racconta meglio di qualsiasi altra cifra il salto compiuto: Vagnozzi ha chiuso la carriera sul circuito con poco meno di 500mila dollari di prize money, pari a circa 430mila euro. Una somma che al fianco di Sinner si supera abbondantemente in una singola stagione piena. Il tennis moderno, anche fuori dal campo, sa riconoscere chi sa davvero fare la differenza.
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