Montepremi Champions League 2026/2027. Quanto guadagnano i club e i ricavi delle italiane

Emanuele Di Baldo

10 Settembre 2026 - 13:33

Il montepremi della Champions League 2026/2027 appena iniziata è migliorata: ecco quanto può guadagnare chi arriva in fondo e le speranze (economiche) delle italiane

Montepremi Champions League 2026/2027. Quanto guadagnano i club e i ricavi delle italiane

Quanto guadagnano i club in Champions League? Il montepremi 2026/2027 conferma i numeri monstre delle ultime due stagioni: il nuovo format è arrivato alla sua terza edizione e l’Uefa ha blindato ancora una volta una torta da 2,437 miliardi di euro, ai quali si aggiungono i 30 milioni riservati alle squadre impegnate nei playoff estivi.

Si tratta dell’ultima stagione del ciclo 2024-2027, quello che ha cancellato il vecchio girone a otto squadre per sostituirlo con la fase campionato a 36 club. Le cifre sono le stesse dell’anno scorso, ma a cambiare è la fotografia italiana: al via ci sono Inter, Napoli, Roma e Como, le quattro qualificate al termine della Serie A 2025/2026.

La prima giornata è già in corso e non ha regalato buone notizie alle nostre. L’Inter è caduta 2-1 al Bernabeu martedì contro il Real Madrid di Josè Mourinho, punita da due errori difensivi che hanno spianato la strada a Mbappé e Valverde, con Carlos Augusto autore del gol della bandiera. Il giorno dopo il Napoli di Massimiliano Allegri si è arreso 1-0 al Maradona contro l’Arsenal, deciso dalla rete di Ødegaard al 75’. Restano da giocare le due sfide di giovedì 10 settembre: Fenerbahce-Roma alle 18.45 e Como-RB Lipsia alle 21.

Zero punti significa anche zero euro di bonus vittoria: ogni successo nella fase campionato vale 2,1 milioni, e il conto di Inter e Napoli parte già in salita. Vediamo allora quanto guadagna chi vince la Champions League 2026/2027 e quanto possono incassare le italiane, voce per voce.

Il montepremi della Champions League 2026/2027

L’Uefa distribuirà ai 36 club della fase campionato un montepremi complessivo da 2,437 miliardi di euro, cifra che non comprende i 30 milioni destinati alle squadre eliminate nei turni preliminari e nei playoff di accesso.

Le entrate nette disponibili per i club sono ripartite in tre grandi pilastri:

  • Quote di partenza 670 milioni, pari al 27,5% del totale
  • Bonus per i risultati e i passaggi dei turni 914 milioni, pari al 37,5%
  • Pilastro value 853 milioni, pari al 35%

Il value pillar è il meccanismo che dal 2024/2025 ha assorbito quelli che fino al 2023/2024 erano due voci separate, il market pool legato al valore del mercato televisivo nazionale e il coefficiente costruito sul ranking storico dei club. È la componente che, più di ogni altra, spiega perché due squadre con lo stesso identico cammino sul campo possono chiudere la stagione con incassi molto diversi.

Per capire quanto guadagnerà la squadra che vincerà la Champions League 2026/2027 bisogna partire da un presupposto: a inizio stagione non si può calcolare la cifra esatta, ma solo una stima. Il valore delle quote, infatti, si assesta soltanto a fase campionato conclusa.

Premi Champions League 2026/2027: i soldi in palio

Il primo assegno è uguale per tutti ed è il più democratico dell’intero sistema. Ognuno dei 36 club qualificati alla fase campionato riceve un gettone di partecipazione da 18,62 milioni, suddiviso in un acconto di 17,87 milioni e un saldo di 750.000 euro. Vale per il Real Madrid campione come per le debuttanti assolute, e incide complessivamente per 670 milioni sul montepremi.

Poi entrano in gioco i risultati sul campo. Nelle otto partite del girone unico ogni squadra incassa 2,1 milioni per ogni vittoria e 700.000 euro per ogni pareggio. Gli importi non distribuiti, cioè i 700.000 euro che sarebbero spettati alla squadra sconfitta, non restano nelle casse Uefa: vengono raggruppati e ridistribuiti tra i club in misura proporzionale alla classifica finale della league phase.

C’è infine il bonus classifica. L’importo disponibile è diviso in 666 quote uguali dal valore iniziale di 275.000 euro l’una: la squadra che chiude al 36° posto ne riceve una sola, poi si aggiunge una quota per ogni posizione guadagnata fino alla prima classificata, che ne incassa 36 per un totale di 9,9 milioni. Attenzione però: quel valore di 275.000 euro è un pavimento, non un tetto, perché i risparmi derivanti dai pareggi fanno salire proporzionalmente il valore di ogni singola quota. A fine girone la cifra sarà quindi più alta.

Al bonus classifica si sommano due ulteriori premi: 2 milioni alle squadre piazzate dal 1° all’8° posto, che accedono direttamente agli ottavi, e 1 milione a quelle comprese tra il 9° e il 16° posto, che passano dallo spareggio. Complessivamente, per risultati e passaggi dei turni, l’Uefa mette in palio 914 milioni.

Ecco tutti i premi previsti per l’eliminazione diretta.

  • Qualificazione agli spareggi: 1 milione
  • Ottavi di finale: 11 milioni
  • Quarti di finale: 12,5 milioni
  • Semifinale: 15 milioni
  • Finale: 18,5 milioni
  • Vittoria in finale: 6,5 milioni aggiuntivi

A questi si aggiungono i 4 milioni garantiti a ciascuna delle due squadre che disputeranno la Supercoppa Uefa, con un ulteriore milione riservato a chi la conquisterà.

Quanto guadagna chi vince la Champions League 2026/2027

Il salto economico più consistente dell’intera competizione è quello tra la semifinale e la finale: 18,5 milioni per il solo fatto di raggiungere l’ultimo atto. Chi poi alza il trofeo aggiunge 6,5 milioni, per un totale di 25 milioni legati alla sola fase finale.

Ma è una cifra parziale, che va letta insieme a tutto il resto. Chi arriva a vincere ha già incassato la quota di partecipazione, i bonus delle otto partite del girone, il premio per la classifica e la propria fetta di value pillar. Non a caso, per una squadra che si limita a raggiungere gli ottavi di finale il ricavo complessivo minimo si aggira già intorno ai 50 milioni.

Sommando tutte le voci, il vincitore della Champions League 2026/2027 può superare facilmente i 130 milioni di euro. Nell’edizione scorsa, secondo le stime di Calcio e Finanza, l’Arsenal in caso di trionfo a Budapest sarebbe arrivato a 149,7 milioni e il Paris Saint-Germain (vincitore) a 146,8 milioni.

Come funziona il pilastro value

Il value pillar da 853 milioni si divide in una parte europea (73%) e in una parte non europea (27%), con un rapporto stabilito sulla base dei contratti chiusi con i mercati televisivi di tutto il mondo per l’intero ciclo.

La parte europea classifica i Paesi in funzione del contributo delle emittenti nazionali ai ricavi media complessivi della competizione. All’interno di ogni Paese, i club si ordinano in base alle partecipazioni alle coppe europee delle cinque stagioni precedenti, con 3 punti per ogni stagione in Champions, 2 in Europa League e 1 in Conference. Viene poi stilata una seconda classifica da 1 a 36 sul coefficiente Uefa quinquennale, e la posizione definitiva nasce dalla media dei punti ottenuti nelle due graduatorie.

La parte non europea segue invece il ranking storico decennale dei 36 club partecipanti, questa volta senza i punti bonus per i titoli conquistati in passato, criterio che era stato applicato fino al ciclo 2021-2024.

In entrambi i casi il meccanismo di distribuzione è lo stesso del bonus classifica: l’importo è diviso in 666 quote, la squadra peggio piazzata ne riceve una e quella meglio classificata ne incassa 36.

Quanto possono guadagnare le italiane in Champions League

Tutte e quattro partono dagli stessi 18,62 milioni di quota di partenza, ma il traguardo finale sarà molto diverso proprio per effetto del value pillar. L’Inter è la squadra italiana con il pilastro value più alto, il Como quella con il più basso, e non potrebbe essere altrimenti: i lariani sono all’esordio assoluto nella competizione e non hanno alle spalle nè coefficiente nè ranking storico da far pesare.

Ecco gli incassi minimi garantiti alle quattro italiane secondo l’analisi di Calcio e Finanza, calcolati ipotizzando lo scenario peggiore, cioè zero vittorie, zero pareggi e ultimo posto in classifica. È il pavimento sotto il quale nessuna di loro può scendere, botteghino escluso.

Inter

  • Bonus partecipazione: 18,62 milioni
  • Bonus risultati (quota minima): 275.000 euro
  • Quota minima europea: 23,37 milioni
  • Quota minima non europea: 8,65 milioni

Totale minimo: 50,92 milioni. È il miglior punto di partenza tra le italiane, frutto della continuità europea degli ultimi anni. La sconfitta di Madrid, però, è già un’occasione persa: contro il Real i nerazzurri hanno pagato due errori difensivi tra il 14’ e il 23’ e la rete di Carlos Augusto al 77’ non è bastata a riaprire la gara.

Roma

  • Bonus partecipazione: 18,62 milioni
  • Bonus risultati (quota minima): 275.000 euro
  • Quota minima europea: 21,5 milioni
  • Quota minima non europea: 8,99 milioni

Totale minimo: 49,39 milioni. I giallorossi hanno la quota minima non europea più alta di tutte le italiane, segno di un ranking decennale ancora solido. Il debutto è in programma oggi, giovedì 10 settembre, alle 18.45 in casa del Fenerbahce.

Napoli

  • Bonus partecipazione: 18,62 milioni
  • Bonus risultati (quota minima): 275.000 euro
  • Quota minima europea: 16,83 milioni
  • Quota minima non europea: 7,95 milioni

Totale minimo: 43,68 milioni. Gli azzurri hanno aperto con il 1-0 subito dall’Arsenal al Maradona, deciso da Ødegaard al 75’ al termine di una gara comunque equilibrata. Anche per il Napoli, come per l’Inter, il primo dei 2,1 milioni in palio a vittoria resta da conquistare.

Como

  • Bonus partecipazione: 18,62 milioni
  • Bonus risultati (quota minima): 275.000 euro
  • Quota minima europea: 14,96 milioni
  • Quota minima non europea: 3,46 milioni

Totale minimo: 37,32 milioni. È la cifra più bassa tra le italiane, penalizzata da una quota non europea di appena 3,46 milioni, ma resta una somma enorme per il bilancio di un club all’esordio assoluto nella competizione. I lariani debuttano - come la Roma - giovedì 10 settembre alle 21 al Giuseppe Sinigaglia contro l’RB Lipsia.

Sommando i quattro pavimenti, le italiane hanno già in cassaforte oltre 181 milioni di euro prima ancora di conoscere l’esito della fase campionato. Una base che potrà crescere sensibilmente a ogni vittoria, a ogni posizione guadagnata in classifica e, soprattutto, a ogni turno superato nella fase a eliminazione diretta.

La coppa dalle grandi orecchie: il trofeo più ambito

L’ambito trofeo della Champions League è comunemente chiamato la coppa dalle grandi orecchie per via dei due manici simili a padiglioni auricolari. La forma attuale risale al 1966, quando l’allora segretario Uefa Hans Bangerter la scelse tra le proposte presentate da Hans Stadelmann, specialista di trofei sportivi di Berna. È alta 73,5 centimetri e pesa 7,5 chilogrammi, ma vale molto più oro di quanto pesi.

Dal 2005 porta incise sul retro i nomi di tutti i club che l’hanno conquistata. Una curiosità: fino al 2008, chi la vinceva tre volte di fila o cinque in totale poteva trattenere l’originale del trofeo. Ad averne uno in bacheca sono Real Madrid, Ajax, Bayern Monaco, Milan (con il quinto titolo nell’edizione 1993/94) e Liverpool.