Un lento burocrate capace solo di regolamentare o un potenziale innovatore nel settore sempre più al centro dell’attenzione?
L’Unione Europea deve capire il prima possibile quale ruolo ritagliarsi nella corsa all’Intelligenza Artificiale: una contesa che al momento sembra ristretta a USA e Cina, con OpenAI e la sua ChatGPT da una parte e la promettente DeepSeek dall’altra, su cui si sono accesi i riflettori nelle scorse settimane. In tutto questo, un’analoga realtà europea al momento non esiste. Ma non significa che sia tutto fermo.
La Francia di Emmanuel Macron ha intenzione di procedere con un piano da 109 miliardi di euro da investire nell’IA nei prossimi anni (in gran parte in arrivo da privati), in risposta allo Stargate Project da 500 miliardi di dollari annunciato da Donald Trump.
Tutti i fondi stanziati dall’UE basteranno a recuperare il gap?
Anche Bruxelles si sta muovendo con InvestAI, un piano da 200 miliardi complessivi, di cui 50 da risorse pubbliche e 150 che dovrebbero arrivare da aziende, venture capital e fondi d’investimento nell’ambito della Eu AI Champions Initiative, un consorzio che unisce oltre 60 grandi imprese che vogliono rafforzare la leadership europea nell’IA. In attesa di capire in che misura e soprattutto quando entreranno in gioco questi fondi, c’è da chiedersi: ma quanto è indietro l’Europa, oggi?
Come riportato dalla Commissione Europea, nel 2024 attraverso l’European Innovation Council, il principale strumento di Bruxelles per finanziare ricercatori, start up e piccole e medie imprese innovative, l’UE ha stanziato per l’IA appena 256 milioni di euro, pari a circa il 4% degli investimenti pubblici previsti negli Stati Uniti lo stesso anno. Le cose non vanno tanto meglio anche se si guarda agli investimenti di venture capital: nel 2023 gli investimenti di VC nell’IA europea sono stati pari a circa 8 miliardi di dollari, molto meno rispetto a quelli in Cina, 15 miliardi, e Stati uniti (68).
Il terreno da recuperare è parecchio. In Europa c’è un dominio dei provider americani di servizi cloud: nel 2023 le società cloud europee hanno avuto una quota di mercato a livello globale appena del 5% (e di circa il 15% in Europa), mentre i colossi statunitensi come Amazon Web Services, Google e Microsoft rappresentano oltre il 70% del mercato complessivo. Come se non bastasse, è inverosimile immaginare una crescita nel breve periodo, anche solo per motivi pratici: i costi operativi dei data center europei sono generalmente più alti del 50% rispetto a quelli americani, in gran parte a causa del più elevato costo dell’energia in Europa.
Le potenzialità tecnologiche dell’Europa
Eppure, le potenzialità non mancano. Secondo uno studio della società di consulenza strategica McKinsey & Company, tra l’altro citato sul sito della stessa Eu AI Champions Initiative, l’Intelligenza Artificiale generativa potrebbe contribuire all’economia europea per un valore fino a 521 miliardi di euro entro il 2030. A beneficiarne sarebbe soprattutto il settore retail e dei beni di consumo, al quale le stime associano quasi il 17,7% del valore aggiuntivo totale promesso dall’IA in Europa nei prossimi anni, seguito da quello Healthcare e pharma (9,9% circa), edilizia e immobiliare (9,7%) e trasporti (9,4%). Molto più limitato l’apporto allo sviluppo potenziale di telecomunicazioni (2%), assicurazioni (1,7%) e settore agricolo (0,9%).
Il piano InvestAI potrebbe sbloccare effettivamente investimenti per miliardi di euro per l’Intelligenza Artificiale europea, ma solo nel caso ci fosse una risposta concreta dei privati. Il rischio è che nei fatti le cifre in ballo siano molto minori, ammesso che arrivino in tempo per fare la differenza in una corsa nella quale è facile restare indietro.