Come sono cambiati i prezzi dei carburanti nell’ultimo mese? Ecco qual è la differenza per un pieno.
Il conflitto in Iran ha agitato il costo dei carburanti in tutta l’Europa, anche se le misure nazionali hanno provato a contenere l’aumento dei prezzi. Senza la risoluzione del conflitto e il raggiungimento di condizioni stabili, partendo dall’apertura dello stretto di Hormuz, si rischia una profonda carenza di carburante. Secondo Shell, la nota multinazionale del settore energia, la crisi di approvvigionamento potrebbe cominciare già ad aprile, con conseguente impennata dei prezzi.
Un’opinione condivisa anche da altre aziende ed esperti del settore, preoccupati per l’assenza di previsioni rassicuranti per il futuro. L’instabilità è sempre più pesante, con i prezzi di gasolio e benzina che continuano a oscillare vertiginosamente. In questo mese di guerra mediorientale i cambiamenti sono stati all’ordine del giorno, peraltro mai compensando i consumatori. All’inizio della settimana il petrolio ha toccato massimi intorno ai 114 dollari al barile, per poi scendere a 100 dollari al barile quando Trump ha annunciato la presentazione di un piano di pace. Oggi Teheran ha respinto duramente la proposta statunitense, ponendo 5 dure condizioni (e il risarcimento dei danni) per il cessate il fuoco.
Circostanza che si rifletterà senza dubbio sull’andamento del greggio, in quell’imprevedibile discontinuità su cui gli esperti avvertono da giorni. Mentre la risoluzione sul lungo termine resta ancorata alle dinamiche profonde del conflitto, tuttavia, qualche Paese europeo sta riuscendo a tenere sotto controllo l’andamento dei prezzi. Al di là dei picchi registrati in alcuni casi, infatti, il confronto rispetto ai giorni precedenti alla guerra restituisce un quadro non troppo critico per alcuni carburanti.
Quanto costa un pieno oggi e quanto costava un mese fa
Il 28 febbraio 2026 gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele hanno dato via all’offensiva contro l’Iran, che ha immediatamente risposto dando via a un’escalation nella regione. Lo stretto di Hormuz, punto di passaggio strategico per le petroliere, è così sottoposto a forti pressioni tra chiusure, blocchi, costi e così via. Il risultato è che i carburanti, benzina ma soprattutto diesel, costano di più e potrebbero cominciare a scarseggiare. Nell’ultimo mese le stazioni di servizio, anche quelle italiane, hanno visto picchi con i carburanti sopra i 2 euro al litro, ma alcune misure hanno limitatamente fatto rientrare l’aumento.
Nei giorni precedenti allo scoppio della guerra i prezzi dei carburanti stavano per recepire la discesa delle quotazioni, ma erano tutto sommato stabili. Secondo i dati dell’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy del 25 febbraio il prezzo medio al self era di 1,733 euro al litro per il diesel e 1,826 euro al litro per la benzina. Il nuovo resoconto del Mimit, datato 26 marzo, vede una media di 1,743 euro al litro per la benzina e 2,040 euro al litro per il gasolio, entrambi per quanto riguarda il self sulla rete nazionale. In autostrada la media è ovviamente più elevata: 1,806 euro al litro per la benzina e 2,102 euro al litro per il diesel.
Nel complesso, l’Italia ha contenuto l’aumento dei prezzi dei carburanti al +7,5%, uno dei valori migliori di tutta l’Europa come sottolineato dal Mimit, per quanto comunque allarmante. Ma concretamente, quanto spendiamo in più per un pieno? Prendendo in considerazione un serbatoio medio da 50 litri, passiamo da 91,30 a 87,15 euro per la benzina e da 86,65 euro a 102 euro per il gasolio. Dieci centesimi in meno per la verde e più di quindici euro in più per il diesel, prendendo in considerazione soltanto i valori medi, mentre il Gpl resta stabile.
La situazione è a dir poco frammentata a livello nazionale, con divari importanti tra le diverse Regioni italiane e spesso anche all’interno delle stesse. Il taglio delle accise ha ostacolato l’aumento della benzina, mentre il diesel continua a salire e regna il caos, con i consumatori nell’incertezza più assoluta sui prossimi rifornimenti.
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