Quanto costa PayPal? La guida a commissioni, tariffe e tasse

Emanuele Di Baldo

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L’uso di PayPal è gratuito nella maggior parte dei casi. Ma ci sono alcune commissioni e tariffe previste, anche per i privati. Ecco cosa sapere sui costi.

Quanto costa PayPal? La guida a commissioni, tariffe e tasse

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Dividere il conto della pizza, comprare un paio di scarpe su un e-commerce, incassare il compenso di un lavoretto da freelance: per milioni di italiani il gesto è sempre più frequente, un clic (o un tap) su PayPal. Il colosso di San Jose ha chiuso il secondo trimestre 2026 con 439 milioni di conti attivi nel mondo e oltre 486 miliardi di dollari di volume di pagamenti in tre mesi. In Italia, secondo la general manager Vanina Acqualagna, gli utenti attivi sono circa 13 milioni. Numeri da gigante, che portano con sé una domanda tanto semplice quanto ricorrente: quanto costa PayPal davvero? E, soprattutto, chi paga?

La risposta breve è che chi compra e chi si scambia denaro con amici e parenti, nella stragrande maggioranza dei casi, non paga nulla. Le commissioni ricadono soprattutto su chi riceve pagamenti commerciali, con importi che cambiano in base al tipo di transazione. La tariffa standard per le transazioni commerciali nazionali è pari al 3,40% dell’importo più 0,35 euro fissi: su una vendita da 50 euro, PayPal trattiene 2,05 euro. Poi ci sono le voci meno note, quelle che spuntano quando meno ce lo si aspetta: il cambio valuta, il trasferimento del saldo su carta, la tariffa sui conti inattivi, le contestazioni da 14 euro e i chargeback da 16 euro.

Ecco la mappa completa delle commissioni PayPal oggi in vigore in Italia, costruita sul tariffario ufficiale aggiornato al 7 settembre 2026.

Quando PayPal è gratuito e quando no

Per orientarsi tra le tariffe PayPal bastano due domande. La prima: si tratta di una transazione personale (soldi tra amici e familiari, senza nulla in cambio) o di una transazione commerciale (acquisto o vendita di beni e servizi)? La seconda: è necessaria una conversione di valuta? Quasi tutti i costi nascono dalla risposta a queste due domande.

C’è poi un dettaglio che molti ignorano e che vale oro: ai fini delle tariffe, PayPal considera nazionali tutte le transazioni in euro tra utenti residenti nello Spazio economico europeo. Un pagamento in euro verso un amico che vive a Madrid o a Berlino, insomma, viene trattato esattamente come uno verso Milano.

Invio di denaro ad amici e familiari: quando è gratis

L’invio di denaro dalla scheda «Amici e familiari» verso un destinatario in Italia (o nell’area SEE, se in euro) è gratuito, a patto che non serva una conversione di valuta. Il tariffario italiano non prevede commissioni legate allo strumento di pagamento utilizzato per i trasferimenti personali nazionali: il rimborso della quota per il regalo di compleanno o la propria parte della cena di classe non costano un centesimo.

Diverso il discorso quando il pagamento è considerato internazionale. In questo caso scatta una tariffa fissa: 1,99 euro per i destinatari in Canada, Stati Uniti e nei gruppi di mercati europei definiti da PayPal (Europa I, Europa II ed Europa settentrionale), 3,99 euro per tutti gli altri Paesi.

Acquisti online: quando non si pagano commissioni

Per chi compra, la regola è ancora più netta: pagare acquisti con PayPal, online o in negozio, è gratuito, con l’unica eccezione delle operazioni che richiedono una conversione di valuta. Non cambia nulla se dietro al conto PayPal c’è una carta di credito, una carta di debito o il conto bancario: le commissioni della transazione le sostiene il venditore.

Gratuito, però, non significa sempre a costo zero quando si sceglie di pagare a rate. Paga in 3 rate, disponibile per acquisti da 20 a 3.000 euro, prevede tre pagamenti senza interessi (TAEG 0%) e nessuna penale per i ritardi. Paga in 6, 12 o 24 rate, pensato per spese da 120 a 5.000 euro, è invece un vero finanziamento con interessi: il TAEG varia in base all’importo, alla durata e al profilo del cliente e viene comunicato prima della firma del contratto. Nell’esempio rappresentativo pubblicato da PayPal, un acquisto da 500 euro in 12 rate ha un TAEG del 13,99%, con 36,25 euro di interessi e un totale da rimborsare di 536,25 euro. Le rate si pagano con carta di debito o conto bancario confermato e, in caso di ritardo, non è prevista una mora ma gli interessi continuano a maturare sul capitale residuo. Per entrambe le formule la richiesta è soggetta all’approvazione di PayPal, e la disponibilità dipende dal singolo esercente e dal singolo acquisto.

Ricezione di denaro: casi senza costi

Anche la ricezione di un pagamento personale è gratuita se non c’è conversione di valuta. Va però ricordato che i conti Business, per regolamento, non sono abilitati a ricevere transazioni personali.

Questo vale anche per regali, rimborsi o condivisione di spese, purché non venga selezionata l’opzione «beni e servizi», che trasforma l’operazione in una transazione commerciale e attiva le relative commissioni.

Capitolo a parte per le donazioni. Inviarle è gratuito, mentre chi le riceve paga la tariffa standard del 3,40% + 0,35 euro. Gli enti benefici possono accedere a una tariffa agevolata dell’1,80% + 0,35 euro, ma solo su richiesta e previa approvazione di PayPal. Restano invece gratuite le raccolte di PayPal Raccolta Fondi non presenti in elenco.

Commissioni PayPal per invio e ricezione denaro

Se per i privati il servizio è quasi sempre a costo zero, il quadro cambia quando entrano in gioco le vendite o i confini nazionali. Ed è qui che conviene fare i conti con precisione.

Commissioni PayPal tra privati: quando si paga davvero

Il luogo comune più diffuso è che usare la carta di credito per mandare soldi a un amico costi il 3,4% più 0,35 euro. Il tariffario ufficiale in vigore, però, dice altro.

Per i trasferimenti personali nazionali la tariffa è zero, a prescindere dalla fonte di finanziamento: il 3,40% + 0,35 euro è la tariffa standard per chi riceve pagamenti per beni e servizi.

Tra privati le commissioni scattano quindi in due soli casi: il trasferimento internazionale (1,99 o 3,99 euro, come visto) e la conversione di valuta. Un dettaglio tecnico non trascurabile: se la tariffa internazionale è dovuta in una valuta diversa da quella del saldo, PayPal converte anche l’importo della tariffa, applicando le condizioni previste per le conversioni. La ricezione, invece, resta gratuita.

Commissioni per ricezione di pagamenti da clienti

Per chi vende prodotti o servizi, la tariffa standard per le transazioni commerciali nazionali è il 3,40% più 0,35 euro. Numeri alla mano, l’incidenza reale varia molto in base allo scontrino: su 10 euro la commissione è di 0,69 euro (6,9%), su 50 euro scende a 2,05 euro (4,1%), su 200 euro si ferma a 7,15 euro (poco meno del 3,6%). La quota fissa, insomma, pesa soprattutto sulle piccole vendite.

Quando l’acquirente risiede fuori dallo Spazio economico europeo si aggiunge una maggiorazione percentuale: nessun sovrapprezzo per i clienti SEE, +1,29% per quelli del Regno Unito e +1,99% per tutti gli altri mercati. Riprendendo l’esempio della vendita da 50 euro, con un cliente britannico la commissione sale a circa 2,70 euro.

Il tariffario prevede poi tariffe dedicate a specifici prodotti e metodi di pagamento, spesso più basse di quella standard. I pagamenti con carta di chi acquista senza conto PayPal costano l’1,20% + 0,35 euro. La stessa tariffa vale per gli altri metodi di pagamento alternativi (APM) che il tariffario raggruppa sotto questa voce, mentre per alcuni circuiti esteri elencati a parte si sale al 3,4%, al 5,49% o al 5,99%, sempre più la quota fissa. Le transazioni con codice QR costano lo 0,50% + 0,20 euro sopra i 10 euro e il 2,00% + 0,05 euro fino a 10 euro. Per i pagamenti con carta fisica tramite il POS di PayPal, infine, la commissione è dell’1,79%.

Un ultimo avvertimento per chi vende: in caso di rimborso, totale o parziale, PayPal non addebita costi aggiuntivi, ma non restituisce le commissioni già trattenute sulla vendita originaria.

Quanto costa fare PayPal e aprire un conto

La buona notizia è che aprire un conto PayPal è gratuito, che si tratti di un conto personale o Business, e non sono previsti canoni periodici ordinari. Non tutto, però, è gratis: le singole operazioni restano soggette al tariffario. Per aprire il conto bisogna essere maggiorenni con piena capacità giuridica oppure, per i conti aziendali, un’impresa registrata in Italia.

Attenzione ai conti inattivi: se per almeno 12 mesi consecutivi l’utente non accede al conto e non lo utilizza per inviare, ricevere o trasferire denaro, PayPal applica una tariffa di 10 euro. L’addebito non può superare il saldo residuo: con saldo a zero, di fatto, non si paga nulla.

Per evitarla è sufficiente accedere al conto almeno una volta ogni 12 mesi oppure usarlo per un’operazione. C’è anche un’ulteriore conseguenza da tenere a mente: le Condizioni d’uso consentono a PayPal di chiudere il conto se l’utente non vi accede per 3 anni.

Quanto alla scelta del tipo di conto, quello personale è pensato per acquisti online e scambi di denaro con amici e familiari, mentre il conto Business è destinato a chi usa PayPal principalmente per incassare pagamenti per vendite o donazioni. Non è una scelta di pura forma: secondo le Condizioni d’uso, chi intende usare il conto soprattutto per vendere deve aprirne uno Business o convertire quello personale.

Anche spostare i soldi fuori da PayPal ha costi diversi a seconda della destinazione. Il trasferimento sul conto bancario collegato è gratuito, sia nella modalità standard sia in quella immediata, salvo conversioni di valuta. Il trasferimento su carta costa invece l’1% dell’importo, con un minimo di 0,25 euro e un massimo di 10 euro per i trasferimenti in euro, mentre verso un conto bancario statunitense la tariffa sale al 3%.

Costi aggiuntivi e nascosti da conoscere

Oltre alle commissioni sulle transazioni, il tariffario contiene una serie di voci minori che raramente finiscono sotto i riflettori, ma che possono fare la differenza nell’uso quotidiano del servizio.

Commissioni PayPal per la conversione di valuta

Il costo meno evidente di PayPal è spesso quello del cambio. Per le conversioni del saldo sui conti Business e per le transazioni in cui il venditore ha accettato di farsi carico della conversione, PayPal applica una maggiorazione del 3,0% rispetto al tasso di cambio base. In tutte le altre transazioni usa il proprio tasso di cambio della transazione, aggiornato ogni giorno lavorativo, che incorpora già una maggiorazione rispetto al tasso di riferimento. Il ricarico, quindi, non compare come voce separata ma è nascosto nel cambio applicato. Il tasso viene mostrato prima di autorizzare il pagamento ed è lì che va confrontato con quello della propria banca o della società emittente della carta.

Chi paga con carta di credito o di debito ha un’arma in più: quando la società emittente e il circuito lo consentono, si può scegliere di far convertire la valuta direttamente alla propria banca anziché a PayPal. L’opzione non è disponibile se il pagamento è finanziato con il saldo PayPal o con il conto bancario collegato: in questi casi la conversione è sempre gestita da PayPal.

Commissioni per il trasferimento del saldo su carta

Come anticipato, spostare denaro dal conto PayPal alla propria carta costa l’1% dell’importo trasferito, con un minimo di 0,25 euro e un massimo di 10 euro. Per capirci: trasferire 500 euro costa 5 euro, mentre da 1.000 euro in su si paga sempre il tetto di 10 euro. Se il trasferimento richiede una conversione di valuta, al costo si somma quello del cambio.

Tra le voci minori figurano anche i 3 euro addebitati quando un trasferimento non va a buon fine per coordinate bancarie o dati di consegna errati. Ci sono poi i 12 euro per ogni richiesta di documentazione sui motivi del rifiuto di un pagamento, non dovuti se la richiesta nasce dalla segnalazione in buona fede di un errore sul conto. Per collegare e confermare una carta in euro, infine, PayPal può addebitare temporaneamente 1,50 euro, rimborsati una volta completata la verifica.

Commissioni per chargeback e contestazioni

Per i venditori il capitolo più delicato è quello delle dispute, e PayPal distingue due situazioni. La tariffa per le contestazioni, pari a 14 euro, si applica quando un acquirente apre una contestazione, un reclamo o un chargeback su una transazione elaborata tramite il proprio conto PayPal o una soluzione di pagamento PayPal. L’importo è lo stesso per le contestazioni standard e per quelle «per volumi elevati», categoria in cui si rientra con un rapporto di contestazioni pari o superiore all’1,5% e più di 100 vendite nei tre mesi precedenti. Le spese di chargeback, pari a 16 euro, riguardano invece le transazioni con carta non elaborate tramite il conto PayPal dell’acquirente né come pagamento senza conto PayPal, e vengono addebitate indipendentemente dall’esito della richiesta.

Le Condizioni d’uso escludono la sola tariffa per la contestazione standard in alcuni casi specifici: quando la disputa si risolve direttamente con l’acquirente senza trasformarsi in reclamo, quando si chiude a favore del venditore, quando la transazione soddisfa i requisiti della Protezione vendite o quando il valore della transazione è inferiore al doppio della tariffa stessa, cioè sotto i 28 euro. Restano comunque fermi gli altri effetti della contestazione, come l’eventuale storno dell’importo.

Sul fronte normativo, intanto, qualcosa si muove. Il 27 novembre 2025 Parlamento europeo e Consiglio UE hanno raggiunto l’accordo politico sul pacchetto formato dalla nuova direttiva PSD3 e dal regolamento PSR. L’obiettivo è rafforzare la lotta alle frodi, aumentare la trasparenza sulle commissioni e migliorare la tutela dei consumatori. I testi definitivi di compromesso sono stati pubblicati dal Consiglio il 23 aprile 2026 e approvati dalla commissione ECON del Parlamento il 5 maggio. A oggi il pacchetto non è ancora in vigore: mancano il voto finale, l’adozione formale da parte del Consiglio e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale UE. Una volta in vigore, il PSR sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri dopo 21 mesi, lo stesso termine entro cui la PSD3 dovrà essere recepita dai singoli Paesi.

Strategie per risparmiare sulle commissioni PayPal

Azzerare del tutto i costi di PayPal è possibile solo per chi lo usa come acquirente o per scambi tra privati. Per tutti gli altri, qualche accorgimento può comunque alleggerire il conto in modo sensibile.

La prima regola riguarda proprio la funzione «Amici e familiari»: va usata solo per trasferimenti realmente personali. Le Condizioni d’uso classificano espressamente come attività non consentita l’invio o la richiesta di un pagamento personale per eseguire una transazione commerciale, e PayPal può reagire limitando, sospendendo o chiudendo il conto. Usarla per pagare un oggetto acquistato da uno sconosciuto, così da «risparmiare» la commissione al venditore, è insomma un rischio doppio.

La seconda regola riguarda le valute. Chi compra spesso all’estero può valutare di far gestire il cambio alla propria banca quando paga con carta, dopo aver confrontato il tasso proposto da PayPal. Chi deve svuotare il saldo, poi, farebbe bene a preferire il bonifico sul conto bancario, gratuito, al trasferimento su carta, che costa l’1%. Per evitare la tariffa sui conti inattivi, infine, basta un accesso almeno una volta ogni 12 mesi.

Quanto costa PayPal al venditore e come ottimizzare le spese

Per chi vende, i margini di manovra esistono ma vanno cercati nelle pieghe del tariffario. Le Condizioni d’uso prevedono una tariffa per commercianti scaglionata in base al volume, da richiedere a PayPal. Chi gestisce un e-commerce può invece attivare, previa approvazione, i Pagamenti avanzati con carta di credito e di debito: per Visa e Mastercard la tariffa è dell’1,20% + 0,35 euro con il piano tariffario misto. In alternativa c’è il piano Interchange Plus, che somma la commissione interbancaria (indicativamente tra lo 0,2% e il 2,0%) all’1,20% e agli 0,35 euro. Per le carte American Express la tariffa è del 3,50%.

Chi lavora con scontrini molto bassi, sotto i 5 euro, può chiedere il passaggio alla tariffa per i micropagamenti: 5,0% + 0,10 euro per le transazioni nazionali. Su una vendita da 3 euro la commissione scende così da circa 0,45 a 0,25 euro. Attenzione, però: una volta attivata, la tariffa si applica a tutti i pagamenti commerciali ricevuti sul conto, anche a quelli di importo più alto.

Il venditore può poi tenere conto delle commissioni nel prezzo dei prodotti, ma non applicare un sovrapprezzo specifico a chi sceglie PayPal: accettando le Condizioni d’uso, si impegna a non applicare maggiorazioni legate all’uso del servizio. Chi incassa tramite piattaforme di terzi, infine, può valutare le integrazioni già pronte. A marzo 2026 Nexi e PayPal hanno annunciato l’estensione a livello europeo della partnership avviata in Italia nel 2016, che consente ai commercianti di attivare PayPal Checkout direttamente dalla piattaforma Nexi.

Articolo revisionato da Emanuele Di Baldo il

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