Quando un Piano Strutturale di bilancio è fatto solo di trucioli e segatura

Guido Salerno Aletta

4 Ottobre 2024 - 09:57

La legge di bilancio, per la sua natura, non è altro che la sintesi elaborata annualmente delle scelte fiscali e di spesa già approvate dal Parlamento. Ma ora si fa tutto il contrario per accontentare l’UE.

Quando un Piano Strutturale di bilancio è fatto solo di trucioli e segatura

La riforma della normativa europea sui vincoli di bilancio, da programmare con Piani strutturali a medio termine, dimostra che a Bruxelles non capiscono nulla di politica: sono dei burocrati che pontificano su tutto lo scibile, dall’economia all’ecologia, dai grammi di emissioni di CO2 che sono ammesse per chilometro percorso da un’auto alla misura minima ammessa per raccogliere le vongole dal mare.
Tutto è stato deciso, ma è tutto ancora da decidere: non è una farsa, ma un pasticcio.

Il 3 ottobre inizia con questi titoli delle Agenzie di stampa: “In manovra, sacrifici per tutti. Niente nuove tasse, ma un Contributo su utili e profitti”. Qualcuno, più informato, aggiunge che si tratta di Ires, Robin Hood Tax e delle accise su benzina e gasolio.
Sono bastate queste poche battute, pronunciate dal ministro dell’economia nel corso di una intervista, perché la Borsa di Milano iniziasse a barcollare, chiudendo a -1,5%, la peggiore in Europa. Più in basso anche dell’1,32 di Parigi che era scivolata per l’annuncio di «imposta eccezionale» sulle imprese e sui contribuenti più ricchi annunciata dal neo Premier Michel Barnier nel corso della presentazione all’Assemblea Nazionale delle linee programmatiche del governo appena costituito.

Partono così le smentite da via XX settembre: “Per quanto riguarda le entrate significa che si chiederà uno sforzo alle imprese più grandi che operano in determinati settori in cui l’utile ha beneficiato in qualche modo di condizioni favorevoli esterne affinchè contribuiscano con modalità sulle quali è in corso un confronto”. Poi si aggiunge che “non è allo studio nessuna nuova tassazione per gli individui mentre le aziende più piccole sono già interessate al Concordato biennale preventivo”. E si conclude: “eventuali interpretazioni delle parole del ministro Giorgetti sono da considerarsi forzature”.
Abbiamo scherzato!

La regola è che le modifiche alla tassazione prima si pubblicano sulla Gazzetta Ufficiale con un decreto-catenaccio e solo dopo si commentano con la stampa.
La legge di bilancio, per la sua natura, non è altro che la sintesi elaborata annualmente delle scelte fiscali e di spesa già approvate dal Parlamento in precedenza, e che vengono solo aggiornate dal punto di vista quantitativo sulla base della congiuntura e delle esigenze.
Ma ora si fa tutto al contrario: non solo è la legge di bilancio che ogni anno decide e ri-decide di tutto e su tutto, ma ora c’è prima da definire un Piano Strutturale di Bilancio a medio termine.

La riforma della normativa europea sui vincoli di bilancio, da programmare a medio termine, dimostra che a Bruxelles non capiscono nulla di politica: sono dei burocrati che pontificano su tutto lo scibile, dall’economia all’ecologia, dai grammi di emissioni di CO2 che sono ammesse per chilometro percorso da un’auto alla misura minima ammessa per raccogliere le vongole dal mare.
Ecco come sono andate le cose.

Il comunicato stampa della Presidenza del Consiglio, il n. 97 del 27 settembre scorso, solenne e roboante, dà conto della sua adozione da parte Consiglio dei ministri, all’indomani del confronto con le parti sociali e per la trasmissione al Parlamento.
Così si scrive: “Il Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha illustrato oggi in Consiglio dei Ministri, ai fini dell’adozione e della trasmissione al Parlamento, il Piano Strutturale di Bilancio di medio termine, aggiornato alla luce delle revisioni di contabilità nazionale rilasciate dall’ISTAT lo scorso 23 settembre e dopo il confronto con le parti sociali avvenuto mercoledì scorso. Il Piano conferma la traiettoria della spesa primaria netta (nuovo indicatore univoco sottoposto alla sorveglianza della Commissione) che avrà, nei prossimi 7 anni (orizzonte temporale di riferimento), un tasso di crescita medio vicino all’1,5%, compatibile con il profilo stimato dalla Commissione”.

Ed ancora: “Il Piano si ispira a una linea seria, prudente e responsabile, coerente con l’azione dispiegata dal Governo dal suo insediamento. Partendo da una stima [del deficit] del 3,8% del PIL per l’anno in corso (più bassa del 4,3% stimato lo scorso aprile), il Governo si pone l’obiettivo di portare il rapporto deficit/Pil al 3,3% nel 2025 e al 2,8% nel 2026, il che consentirà di uscire dalla procedura per deficit eccessivo”.
Non ci sono solo i numeri, attenzione!

Così conclude il Comunicato: “Il Piano contiene un rilevante insieme di riforme e investimenti, di cui alcuni in continuità con il PNRR. Ciò conferma la determinazione del Governo a lavorare per il miglioramento della competitività dell’economia italiana, promuovendo una crescita sostenibile e il contrasto al declino demografico. Al contempo si conferma il sostegno al potere d’acquisto delle retribuzioni e l’impegno all’attuazione della legge delega di riforma del fisco, compresa l’intensificazione dello sforzo di recupero del gettito fiscale”.

Siamo al 4 di ottobre ed ancora il disegno di legge di bilancio per il 2025 non è stato presentato alle Camere. Prima devono esaminare il Piano strutturale a medio termine predisposto dal governo, e magari emendarlo. Poi il Piano dovrà essere concordato a Bruxelles per andare alla definitiva approvazione del Consiglio europeo.
Definire un piano strutturale di bilancio con l’orizzonte a sette anni è una sciocchezza, l’ennesima: dentro ci sono solo trucioli e segatura.