Sugar tax 2027, cosa cambia e quanto costeranno le bibite

Patrizia Del Pidio

29 Settembre 2026 - 16:36

La Sugar Tax verso il nono rinvio nella Legge di Bilancio 2027. Ecco le aliquote, le bevande esenti e l’impatto stimato sui prezzi di vendita.

Sugar tax 2027, cosa cambia e quanto costeranno le bibite

Otto rinvii in cinque anni e la sugar tax si avvia verso quello che, molto probabilmente, sarà il suo nono rinvio con la Legge di Bilancio 2027.

A tre mesi dalla sua entrata in vigore, fissata per il 1° gennaio 2027, la sugar tax potrebbe essere eliminata. La propensione generale è quella di cancellare la misura, ma per farlo occorrono tempi specifici e proprio per questo la manovra di fine anno provvederà a rinviarla nuovamente, come avvenuto negli anni passati.

Durante l’incontro “Investire nella crescita: perché superare la Sugar tax e nuove tasse”, promosso da Assobibe, associazione di categoria aderente a Confindustria che rappresenta, tutela e assiste le aziende che producono e vendono bevande analcoliche in Italia, è emersa la linea comune dell’abolizione che, però, dal punto di vista dei bilanci statali diventa difficile.

Cos’è la sugar tax

La sugar tax è un’imposta applicata sulle bevande analcoliche dolcificate con zuccheri aggiunti o dolcificanti. Il suo scopo era quello di ridurre il consumo eccessivo di zuccheri per contrastare obesità, diabete e malattie cardiovascolari.

La tassa colpisce le bibite gassate, gli energy drink, gli sport drink, i succhi di frutta con zuccheri aggiunti e i tè freddi. Nella sua applicazione prevede un sovrapprezzo calcolato in base alla quantità di prodotto o di edulcoranti presenti:

  • per il primo anno di applicazione l’imposta ammonterà a 0,05 euro al litro per le bibite pronte al consumo e a 0,13 euro al chilogrammo per i prodotti zuccherati da diluire.
  • dal secondo anno la tassa entra a regime e sale a 0,10 euro al litro per le bibite pronte e a 0,25 euro al chilogrammo per quelle da diluire.

Quali bevande non pagheranno la tassa?

Non tutte le bevande analcoliche saranno chiamate a pagare la sugar tax. La soglia di esenzione prevede che la tassa si applichi solo se il contenuto di edulcoranti è superiore a:

  • 25 grammi per litro per i prodotti pronti da bere;
  • 125 grammi al chilogrammo per i prodotti da diluire.

Quanto costerebbero le bibite con la sugar tax?

L’impatto economico della sugar tax varia in base alla quantità di bibita contenuta nella confezione e al periodo dell’applicazione, considerando che per il primo anno di applicazione è dimezzata.

Considerando una bibita che supera la soglia di esenzione, l’aumento teorico del prezzo del prodotto si può calcolare in questo modo:

  • per una lattina di bibita da 0,33 litri il primo anno la sugar tax comporterebbe un aggravio di 1,7 centesimi di euro, dal secondo anno in poi il prodotto costerebbe 3,3 centesimi di euro in più;
  • per una bottiglia di bibita da un litro l’impatto sarebbe di 5 centesimi di euro il primo anno e di 10 centesimi di euro dal secondo anno in poi;
  • per una bottiglia di bibita da 1 litro e mezzo l’aumento sarebbe di 7,5 centesimi di euro il primo anno e di 15 centesimi di euro dal secondo anno in poi.

Perché la sugar tax non viene abolita?

Quello che fa riflettere della sugar tax è che si sta procedendo per rinvii da diversi anni. Perché non viene abolita? Trattandosi di una tassa iscritta a bilancio come previsione di entrata, i governi la usano un anno dopo l’altro come copertura finanziaria per altre misure.

Finora, quindi, si è preferito procedere per rinvii, a volte anche decisi all’ultimo momento, piuttosto che trovare le coperture necessarie per eliminarla del tutto. L’abolizione della sugar tax, infatti, richiede che siano trovate le coperture per i minori introiti previsti.

Purtroppo i continui rinvii della misura lasciano le imprese del settore in un limbo normativo che porta anche al blocco degli investimenti.

Secondo le stime di Assobibe, l’entrata in vigore della sugar tax porterebbe a un aumento della fiscalità del 28% per litro e a una contrazione delle vendite del 16% nel biennio successivo.
Il calo dei consumi porterebbe a una riduzione del fatturato del 10% con tutto quello che ne consegue in ambito di attività e investimento. Sarebbero a rischio oltre 5.000 posti di lavoro. Proprio per questo la sugar tax finora non è entrata in vigore.