Quando rallentano i trasporti, rallenta l’economia: il settore che oggi preoccupa di più

Federico De Palma

14 Luglio 2026 - 11:25

Liquidazioni giudiziali in forte crescita, ritardi nei pagamenti e costi energetici sotto pressione: perché la logistica è diventata uno dei principali indicatori della fragilità economica del Paese.

Quando rallentano i trasporti, rallenta l’economia: il settore che oggi preoccupa di più

Quando un’economia entra in difficoltà, il primo segnale spesso emerge nei settori che tengono insieme imprese, fornitori e mercati. È quanto sta accadendo ai trasporti, che nel primo trimestre del 2026 registrano il livello di rischio più elevato tra tutti i comparti economici italiani. A evidenziarlo sono i dati dell’Osservatorio Creditsafe, che mostrano un forte aumento delle liquidazioni giudiziali e un peggioramento dei tempi di pagamento, due indicatori che raccontano una crescente fragilità finanziaria destinata a riflettersi sull’intero sistema produttivo.

Il settore più fragile dell’economia italiana

I dati dell’Osservatorio Creditsafe fotografano un comparto sempre più sotto pressione. Nei primi tre mesi del 2026 il settore dei trasporti registra 1,28 liquidazioni giudiziali ogni mille imprese attive, il valore più elevato tra tutti i settori economici analizzati.

Il deterioramento appare ancora più evidente osservando l’evoluzione degli ultimi due anni. Le procedure sono passate da 104 nel primo trimestre del 2024 a 135 nello stesso periodo del 2025, fino a raggiungere quota 189 nel 2026. In appena due anni l’incremento supera l’80%, mentre rispetto allo scorso anno la crescita sfiora il 40%. Una dinamica che conferma come le difficoltà del comparto non siano episodiche, ma il risultato di un progressivo peggioramento delle condizioni operative.

Il trasporto merci su strada paga il prezzo più alto

A trainare l’aumento delle liquidazioni è soprattutto il trasporto merci su strada (Ateco 49.41.00), che nel primo trimestre del 2026 conta 133 procedure concorsuali, in crescita del 66% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un incremento nettamente superiore a quello registrato dall’intero settore.

È proprio questo segmento a subire più rapidamente gli effetti dell’aumento dei costi energetici, del rallentamento degli scambi commerciali e della forte pressione competitiva che caratterizza il mercato.

I dati dell’Osservatorio Creditsafe evidenziano inoltre, come oltre il 66% delle liquidazioni riguardi microimprese, realtà con una minore capacità di assorbire gli shock economici. Circa il 30% delle procedure si concentra invece nel Centro Italia, una delle aree che mostra la maggiore incidenza del fenomeno

I ritardi nei pagamenti anticipano la crisi

Le liquidazioni rappresentano la fase più critica di un percorso che spesso inizia molto prima. Uno dei primi segnali di difficoltà è infatti il peggioramento dei comportamenti di pagamento.

Secondo i dati dell’Osservatorio Creditsafe, nel 2026 il ritardo medio dei pagamenti delle imprese dei trasporti è salito a 16,25 giorni, rispetto ai 13,92 registrati nel 2025. Un incremento che può sembrare contenuto ma che rappresenta un indicatore particolarmente significativo della crescente tensione finanziaria.

Quando la liquidità diminuisce e i costi aumentano, molte aziende rinviano i pagamenti per preservare risorse finanziarie e garantire la continuità operativa. Per questo motivo l’allungamento dei tempi di pagamento viene considerato uno dei principali indicatori anticipatori di future insolvenze. Il fatto che questo fenomeno stia interessando il comparto dei trasporti assume un significato ancora più rilevante, considerando il ruolo strategico che il settore ricopre all’interno dell’economia nazionale.

Dalla geopolitica ai bilanci delle imprese

Per comprendere le difficoltà del settore è necessario guardare anche oltre i confini nazionali. Negli ultimi mesi le tensioni in Medio Oriente hanno riportato al centro dell’attenzione lo Stretto di Hormuz, uno dei punti più delicati per il commercio globale e per il trasporto delle risorse energetiche. È da qui che transita una quota significativa del petrolio e del gas destinati ai mercati internazionali, rendendo ogni escalation nell’area immediatamente rilevante per prezzi, approvvigionamenti e stabilità delle filiere.

Le fasi di maggiore instabilità hanno alimentato volatilità nei prezzi energetici, rallentamenti del traffico marittimo e un incremento dei costi assicurativi e logistici. Effetti che si trasferiscono rapidamente sui bilanci delle imprese di trasporto, chiamate a operare in un contesto caratterizzato da margini sempre più ridotti e da una crescente difficoltà nella pianificazione delle attività.

Energia e carburanti comprimono i margini

Tra le principali criticità continua a pesare il costo dell’energia. Secondo le associazioni di categoria, il gasolio rappresenta tra il 15% e il 20% dei costi di produzione delle aziende del trasporto pubblico locale, seconda voce di spesa soltanto dopo il personale.

Nei primi mesi del 2026 il prezzo medio del carburante ha registrato incrementi che in alcuni periodi hanno raggiunto il 30% rispetto ai livelli di inizio anno. Per molte imprese questo significa sostenere milioni di euro di costi aggiuntivi senza poter trasferire integralmente gli aumenti sui clienti, con un’ulteriore compressione della redditività.

L’effetto combinato di costi energetici più elevati, maggiore instabilità delle rotte commerciali e rallentamento degli scambi internazionali contribuisce a ridurre ulteriormente i margini di un comparto che già opera in un contesto altamente competitivo.

La crisi segue le principali rotte della logistica

Le maggiori criticità si concentrano nelle aree che rappresentano il cuore della logistica italiana. Secondo i dati dell’Osservatorio Creditsafe, Lombardia e Lazio registrano entrambe circa il 20% delle liquidazioni giudiziali del settore, confermandosi le regioni più colpite.

A seguire si trovano Campania e Veneto, rispettivamente con il 10% e l’8% delle liquidazioni totali. Anche in questo caso, la distribuzione territoriale del fenomeno riflette il peso delle principali direttrici logistiche del Paese, tra poli industriali, porti, interporti e grandi snodi distributivi.

Non si tratta di una coincidenza. Queste aree costituiscono snodi fondamentali delle reti distributive nazionali e internazionali e risultano quindi maggiormente esposte alle oscillazioni dei flussi commerciali, ai rincari energetici e all’aumento dei costi logistici.

Non è una crisi dei trasporti, riguarda tutta l’economia

Con oltre 147 mila imprese, circa 800 mila occupati e un valore economico superiore ai 183 miliardi di euro, trasporti e logistica rappresentano una delle infrastrutture portanti del sistema produttivo italiano.

Non sorprende quindi che il comparto sia tornato al centro del dibattito industriale. Durante gli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica promossi da Confindustria, imprese e istituzioni hanno ribadito come infrastrutture efficienti, intermodalità e reti logistiche moderne siano oggi fattori decisivi per la competitività del Paese.

In un’economia fortemente orientata all’export come quella italiana, la capacità di muovere merci e persone in modo rapido ed efficiente viene considerata oggi un fattore strategico al pari dell’energia o dell’innovazione tecnologica.

La rilevanza del settore, però, va oltre il suo peso economico. I trasporti rappresentano infatti il principale canale attraverso cui shock energetici, tensioni geopolitiche e rallentamenti del commercio internazionale si trasmettono all’intero sistema produttivo. Quando aumentano i costi logistici o diminuisce la capacità operativa degli operatori, gli effetti si estendono rapidamente a manifattura, commercio, distribuzione e servizi.

Un indicatore anticipatore della salute dell’economia

I dati raccontano molto più delle difficoltà di un singolo comparto. L’aumento delle liquidazioni giudiziali e il peggioramento dei comportamenti di pagamento mostrano come i trasporti stiano diventando uno dei principali indicatori della vulnerabilità dell’economia italiana agli shock esterni.

È in questo settore che le tensioni geopolitiche, i rincari energetici e il rallentamento degli scambi internazionali producono i primi effetti concreti sui bilanci delle imprese. Osservare oggi la logistica significa quindi leggere in anticipo le trasformazioni che potrebbero interessare l’intero sistema economico nei prossimi mesi.

L’articolo è stato sviluppato in collaborazione con Creditsafe Italia