Gli indici azionari di Wall Street hanno invertito la rotta. Questa volta, la causa non è legata a dichiarazioni di Donald Trump o a revisioni delle aspettative economiche, bensì a dati economici concreti che stanno generando preoccupazione. Tra questi, il dato più significativo è l’ISM manifatturiero, che ha registrato un brusco calo a 48,6 rispetto al precedente 55,1 di gennaio.
Questo dato non solo evidenzia una forte controtendenza rispetto alle previsioni, ma sottolinea anche la possibilità che, con il ritorno di Trump, il mercato azionario statunitense possa affrontare ribassi più strutturali.
Cosa preoccupa il mercato?
Il principale timore degli investitori è una possibile contrazione economica. Sebbene un rallentamento del PIL non implichi necessariamente un crollo del mercato azionario, potrebbe avere un impatto significativo sugli utili per azione (EPS) delle società quotate. Gli EPS rappresentano un fattore chiave nella valutazione delle azioni, specialmente in un contesto di multipli elevati.
Un’eventuale contrazione degli EPS potrebbe rendere il mercato USA particolarmente vulnerabile, specialmente se combinata con una politica tariffaria più restrittiva da parte di Trump. Ciò potrebbe penalizzare il mercato azionario statunitense su due fronti: sia a livello domestico, con una riduzione della domanda interna, sia a livello internazionale, a causa di possibili tensioni commerciali.
Il settore tecnologico, in particolare, appare esposto a questi rischi. Attualmente, il settore tech presenta un rapporto prezzo/utili (P/E) superiore a 38x, con un P/E forward comunque al di sopra di 30x. Questi livelli sono nettamente superiori alla media storica e si giustificano solo con aspettative di crescita degli EPS a doppia cifra. Tuttavia, se le revisioni sugli utili dovessero essere negative, il mercato azionario statunitense potrebbe risultare troppo costoso rispetto ad altre alternative.
Rotazione settoriale: cosa sta accadendo sul mercato USA?
Un segnale chiaro della vulnerabilità del mercato USA è dato dall’earning yield dell’S&P 500, la cui versione forward si è recentemente contratta al di sotto del rendimento delle obbligazioni USA. Questo significa che il premio al rischio di investire in azioni statunitensi è diventato negativo, rendendo altri asset class più attraenti.
Un’alternativa sempre più considerata dagli investitori è il mercato obbligazionario. I Treasury USA, ad esempio, offrono rendimenti superiori al 4% annuo, una soglia interessante in un contesto di incertezza economica. Anche i titoli di stato europei o il comparto high yield (non investment grade) stanno attirando flussi di capitale.
TLT, S&P 500
Grafico lineare dell'ETF TLT (treasury 20+) e lineare dell'S&P 500. Fonte: baha.com
Dal lato azionario, invece, il mercato tende a favorire comparti con valutazioni più contenute, ovvero quelli caratterizzati da un P/E più basso e dividendi più elevati. In questo contesto, le azioni value stanno tornando in auge. Queste aziende, storicamente meno speculative e con rendimenti da dividendo più elevati, potrebbero offrire un premio al rischio ancora positivo.
Quali sono i settori più discussi in questa fase?
Attualmente, gli unici settori dell’S&P 500 con un P/E inferiore al 50esimo percentile storico (rispetto alla media dell’S&P 500) sono il comparto real estate e quello energetico.
- Real Estate: Con l’abbassamento dei tassi, le valutazioni delle società immobiliari potrebbero tornare competitive. In particolare, i REITs (Real Estate Investment Trusts) rappresentano un’opzione sempre più considerata, in quanto offrono dividendi mediamente superiori al 3% e presentano flussi di cassa stabili. Inoltre, per legge, i REITs devono distribuire almeno il 90% dei loro utili agli azionisti, rendendoli una scelta sempre più appetibile per chi vuole stabilizzare i flussi di portafoglio.
- Energetico: Il settore energetico continua a presentare valutazioni attraenti. Le aziende petrolifere e del gas beneficiano di una domanda globale ancora sostenuta e di dividendi interessanti.