Quale futuro per gli investimenti nel mercato immobiliare?

Tommaso Scarpellini

Commenta

Mercato immobiliare commerciale europeo in crisi: vendite ai minimi, investimenti in calo e uffici invenduti, mentre il residenziale resta l’unico settore in crescita. Ecco cosa devi sapere.

Quale futuro per gli investimenti nel mercato immobiliare?

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

Il mercato immobiliare commerciale europeo è bloccato. Le vendite sono vicine ai minimi da un decennio, nonostante a inizio 2025 molti analisti avessero previsto una ripresa. Non è un caso se, secondo i dati INREV, il sentiment degli investitori verso il real estate europeo è ai livelli più bassi da oltre un anno.

Uffici, centri commerciali, retail park…nessuno riesce a venderli. E questo non è solo un dettaglio tecnico per addetti ai lavori: in passato, condizioni simili hanno spesso anticipato una contrazione economica da non sottovalutare. Stiamo parlando di squilibri strutturali che chiunque, anche chi non è un operatore immobiliare, dovrebbe conoscere.

Eppure, mentre il commerciale frena, il mercato residenziale sembra più florido che mai. Come mai? C’è una ragione precisa. E se stai pensando di investire nel mattone, oppure lo hai fatto di recente, ricorda: quello che stai per leggere potrebbe fare la differenza tra una decisione consapevole e un investimento destinato a bruciare valore.

Uno sguardo ai numeri

Nel Q1 2025 le transazioni immobiliari europee hanno totalizzato 47,8 miliardi di euro (dati MSCI). Flat rispetto all’anno scorso, ma meno della metà rispetto a tre anni fa. Capito bene: meno della metà.
Eppure, nella narrativa comune, il mattone resta “porto sicuro”, investimento rifugio, asset da tenere in portafoglio sempre e comunque. Ma i dati raccontano tutt’altro.

Entriamo nel dettaglio tecnico: nel Q2 2025, gli investimenti cross‑border sono scesi del 20% YoY, attestandosi a 17,2 miliardi di euro. Peggior aprile‑giugno degli ultimi dieci anni, secondo Knight Frank. Questa cifra non è solo un dato negativo: è un segnale. Significa che non c’è domanda nemmeno tra gli investitori istituzionali che storicamente avevano spinto la crescita di questi asset.

E qui la domanda cruciale: come mai non si riescono a vendere uffici e centri commerciali?
E attenzione: non parliamo solo del vecchio “brick and mortar”. Anche le asset class innovative, come i data center, stanno rallentando.

Il problema è duplice: da una parte la domanda post‑pandemia è cambiata radicalmente, dall’altra il costo del capitale (con tassi più alti seppur in calo e finanziamenti più difficili) sta strangolando la liquidità. Gli investitori istituzionali hanno ridotto l’esposizione, i fondi immobiliari faticano a chiudere round di vendita, e i portafogli si riempiono di asset illiquidi, mentre il rendimento atteso si erode trimestre dopo trimestre.

L’eccezione che conferma la regola

C’è però un settore che fa storia a sé: il mercato degli affitti residenziali. Sottorifornito, con domanda sostenuta e capitale che continua a fluire verso questo segmento.

Chi sta investendo oggi cerca esposizione al residenziale in aree urbane ad alta densità, soprattutto dove i vincoli regolamentari limitano l’offerta e garantiscono un potere contrattuale sugli affitti. Il resto del mercato immobiliare, invece, continua a segnare il passo.

E adesso?

Chi pensa di entrare nel mercato immobiliare perché “tanto il mattone non tradisce mai”, è il momento di riflettere. Oggi non è più uno di quei settori in cui investire alla cieca. Ci sono problemi legati liquidità dell’asset e al contesto macro.

Il mercato immobiliare non è più quello di dieci anni fa, e i dati lo dimostrano.

Commenti

0

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Nessun commento: scrivi tu il primo.

Cerca la tua Azienda su