Può esserci di nuovo una crisi come nel 2008?

Redazione Finance

9 Agosto 2024 - 10:13

Le recenti contrazioni nei prezzi delle borse riportano alla mente il periodo precedente alla crisi del 2008. Quali sono le similitudini tra la situazione attuale e quella della crisi dei subprime?

Può esserci di nuovo una crisi come nel 2008?

La storia può ripetersi? È questa una delle domande più frequenti tra gli investitori, specialmente in queste ultime sessioni di borsa, durante le quali certe somiglianze con la crisi del 2008 sembrano riportare alla mente l’estate che ha preceduto il crollo dei mutui subprime. Ma può davvero ripetersi un crollo di questa portata?

Cosa sta accadendo in borsa?

Negli ultimi mesi, i mercati finanziari globali hanno assistito a un aumento significativo della volatilità a causa dei nuovi timori legati alla possibilità di una recessione economica negli Stati Uniti.

Oggi, con un tasso d’inflazione in costante contrazione e con i tagli dei tassi da parte della Federal Reserve (Fed) sempre più vicini, la borsa ha interpretato i recenti dati economici USA, seppur in leggera contrazione, come segnali marcatamente recessivi, portando al panico che vediamo sui mercati.

È curioso, poiché, sebbene le borse scontassero un soft landing, era ben chiaro a tutti che i valori economici globali prima o poi si sarebbero indeboliti, essendo proprio questo l’obiettivo delle banche centrali. Ma quanto è preoccupante realmente la situazione attuale? A livello di percezione del pubblico retail, moltissimo: il Fear & Greed Index della CNN è in territorio di «FEAR» e l’indice di volatilità VIX è ai massimi storici, simili a quelli del 2007.

La paura può fare brutti scherzi: la combinazione di un Fear & Greed Index in territorio di paura e di un VIX ai massimi ha spinto il pubblico retail in un profondo stato d’ansia. Su Google, la parola «recessione» e le ricerche legate a eventuali similitudini con la crisi del 2008 hanno raggiunto nuovi massimi. Ma ha senso aspettarsi una crisi finanziaria del calibro di quella dei mutui subprime? Per rispondere, dobbiamo esaminare diversi fattori economici e finanziari.

Quanto è veramente grave la situazione?

La recessione non è solo un timore del pubblico retail; anche il mercato obbligazionario, indicatore chiave del sentiment del mercato in senso ampio, sembra mostrare le stesse insicurezze, e forse la Fed potrebbe aver realmente aspettato troppo a lungo per iniziare a ridurre i tassi di interesse.

Si è notato fin da subito un deciso calo nei rendimenti, che non riguarda solo la parte a breve termine, ma l’intera curva dei rendimenti, che, infatti, è rimasta invertita. Questa inversione indica che gli investitori si aspettano tagli massicci ai tassi di interesse da parte della Fed, con alcuni che ipotizzano addirittura un “taglio d’emergenza” prima dell’incontro del FOMC di settembre.

Non tutti però sono d’accordo: infatti, se il mercato temesse davvero una recessione, probabilmente il calo dei tassi d’interesse influirebbe meno che proporzionalmente sugli yield dei bond globali, poiché prevarrebbero i timori di nuovi fallimenti, che dovrebbero influenzare positivamente i rendimenti obbligazionari. Tuttavia, è importante notare che, storicamente, questo fenomeno ha riguardato principalmente le obbligazioni corporate e non le investment grade, che rappresentano il “free risk” per antonomasia. Seguendo questa narrativa, preoccupa il fatto che lo spread tra gli yield investment grade e high yield sia improvvisamente aumentato.

Può arrivare un “secondo” 2008?

Nel luglio 2007, il tasso dei Fed Funds era del 5,25% e la Federal Reserve tagliò i tassi di interesse il 18 settembre di 50 punti base al 4,75%. Questo ammorbidimento della politica monetaria fu dovuto a diverse ragioni, tra cui un tasso di disoccupazione del 4,6%. Oggi, nel 2024, il tasso di disoccupazione è aumentato al 4,3% dal 4,1% di giugno, innescando la regola Sahm, che spesso precede i periodi di recessione.

La regola Sahm, sviluppata dall’economista Claudia Sahm, è un indicatore che segnala l’inizio di una recessione quando il tasso di disoccupazione su una media mobile di tre mesi aumenta di 0,5 punti percentuali o più rispetto ai minimi dei 12 mesi precedenti. Questo recente aumento del tasso di disoccupazione ha quindi sollevato preoccupazioni significative.

Quali sono le differenze con la crisi del 2008?

Nonostante le similitudini, ci sono differenze chiave tra la situazione attuale e quella del 2008. La crisi del 2008 fu innescata dalla bolla dei mutui subprime e dalla conseguente crisi bancaria. Oggi, la situazione è diversa: le banche centrali sono più preparate e hanno strumenti migliori per affrontare le crisi. Inoltre, i bilanci delle banche sono più solidi e regolamentati rispetto a 16 anni fa.

Un altro fattore importante è la diversa natura del debito. Nel 2008, il debito delle famiglie era elevato e mal gestito. Oggi, la preoccupazione principale riguarda il debito corporate e governativo. Sebbene il debito sia ancora una preoccupazione significativa, la natura e la gestione del rischio sono diverse rispetto al 2008.

Cosa ha senso aspettarsi?

Mentre è difficile prevedere con certezza l’arrivo di una crisi simile a quella del 2008, è chiaro che il mercato sta attraversando un periodo di elevata incertezza.

Più che una contrazione economica, le borse stanno affrontando una forte ondata di paura, che, in un momento di ipertensione tecnica dei mercati, è risultata essere un valido e sufficiente motivo per prendere profitto. Infatti, se il mercato obbligazionario dà per scontato una recessione, come mai nessuno se ne è reso conto prima di questa settimana? La risposta risiede nel rilascio del rapporto sull’occupazione di luglio nei mercati statunitensi, che ha “sorpreso” molti.

Improvvisamente, la discussione di un taglio del tasso di 50 punti base a settembre e di ulteriori tagli è diventata centrale. A parte questo, non ci sono altri segnali predittivi di una forte contrazione economica.