Prodotti senza glutine per celiaci: modifiche ai tetti di spesa e meno alimenti

Celiachia e buoni per l’acquisto dei prodotti senza glutine, modifiche del Ministero della Salute ai tetti di spesa 2018 per l’erogazione gratuita degli alimenti a favore dei soggetti celiaci. La Federconsumatori parla di scelta assurda.

Prodotti senza glutine per celiaci: modifiche ai tetti di spesa e meno alimenti

Celiachia e prodotti senza glutine: cambiano i tetti di spesa per l’erogazione gratuita dei cibi gluten free. Saranno inoltre dispensati meno alimenti per la dieta dei soggetti celiaci.

Lo ha disposto il Ministero della Salute con il decreto del 10 agosto 2018. La Federconsumatori parla di scelta assurda con un’offerta limitata per l’acquisto dei prodotti senza glutine per la dieta delle persone affette da celiachia e che penalizza soprattutto i soggetti celiaci più vulnerabili.

Con il sopracitato decreto ministeriale viene abrogato il precedente decreto del 2006 che prevedeva tetti di spesa più alti per l’erogazione gratuita dei prodotti dietetici senza glutine cui hanno diritto i soggetti con celiachia diagnosticata.

Andiamo a vedere le nuove fasce d’età stabilite dal Ministero della Salute e quali sono i pazienti affetti da celiachia più interessati dalle modifiche apportate ai buoni per l’acquisto dei prodotti senza glutine.

Celiachia e buoni prodotti senza glutine, nuovi tetti di spesa per celiaci

È ufficiale, i buoni per l’acquisto dei prodotti senza glutine subiranno delle modifiche. Il Ministero della Salute ha previsto nuovi tetti di spesa per i celiaci. A risentirne saranno soprattutto le persone più anziane affette da celiachia.

Il decreto ministeriale del 10 agosto 2018 è stato approvato in Gazzetta Ufficiale con le relative modifiche inerenti ai rimborsi per l’erogazione gratuita dei prodotti senza glutine a sostegno della dieta delle persone celiache.

Le modifiche apportate riguardano la sfaccettatura in diverse fasce d’età per gli adulti affetti da celiachia. Infatti, se prima vi era una categoria unica che andava dagli 11 anni in poi, e prevedeva un assegno di 140 euro mensili per uomini e ragazzi e 99 euro per donne e ragazze, ora il buono mensile si è drasticamente ridotto.

Ora le spese massime per l’acquisto dei prodotti senza glutine sono state suddivise ulteriormente. I celiaci penalizzati sono gli uomini dai 18 ai 59 anni che si vedono togliere ben 30 euro mensili per le spese degli alimenti senza glutine, e le donne cui vengono sottratti 9 euro al mese rispetto a prima per l’acquisto dei prodotti gluten free.

Ma i soggetti drasticamente colpiti dai nuovi limiti di spesa sono gli over 60, dove gli uomini si trovano con oltre 50 euro in meno al mese per provvedere alla loro dieta senza glutine, mentre le donne contano un taglio di 24 euro al loro assegno per la celiachia.

Ecco una tabella che mostra le modifiche ai tetti di spesa e le nuove categorie dei celiaci aventi diritto al buono mensile per l’acquisto dei prodotti senza glutine:

Fascia d’età Tetto mensile M Tetto mensile F
6 mesi - 5 anni € 56
6 - 9 anni € 70
10 - 13 anni € 100 € 90
14 - 17 anni € 124 € 99
18 - 59 anni € 110 € 90
dai 60 anni € 89 € 75

È utile precisare che, per il diritto all’erogazione gratuita dei prodotti senza glutine non basta essere intolleranti al glutine, bisogna infatti che la diagnosi di celiachia attesti una situazione di gravità per cui il paziente possa beneficiare del diritto dell’assegno mensile.

Tenendo conto anche del fatto che la celiachia è una malattia cronica e che la salute dei soggetti celiaci peggiora con il rischio della contaminazione da glutine, la scelta del Ministero della Salute risulta veramente assurda proprio perché va ad intaccare i soggetti più vulnerabili sia in quanto anziani sia in quanto, in molti casi, celiaci da più tempo.

Agevolazioni prodotti senza glutine, meno alimenti dispensati per celiaci

Come se non bastassero i limiti ai rimborsi, o forse per “coerenza”, le modifiche apportate dal Ministero della Salute in materia di celiachia riguardano anche la varietà dei prodotti senza glutine, sono previsti infatti meno alimenti dispensati per i celiaci.

Mentre nel precedente decreto del 2006 si parlava genericamente di erogazione di “prodotti dietetici senza glutine”, il nuovo testo specifica che il buono può essere utilizzato solo per l’acquisto dei seguenti alimenti gluten free:

  • pane, pasta, pizza, prodotti da forno dolci e salati;
  • piatti pronti a base di pasta, preparati e basi pronte;
  • prodotti dolciari e cereali per la prima colazione.

Una dicitura che limita in misura consistente la scelta tra la vastissima gamma di prodotti senza glutine in commercio, il cui costo, come i celiaci ben sanno, è molto elevato rispetto ai prezzi degli analoghi prodotti ordinari contenenti glutine o comunque non certificati dall’apposita etichetta gluten free.

Inoltre il sistema di erogazione regionale prevede che in alcune regioni i celiaci possano usufruire dell’agevolazione solo per gli acquisti presso le farmacie, che hanno prezzi ancora più alti.

Non si può non essere pienamente d’accordo con la Federconsumatori che scrive di non riuscire proprio a trovare un senso alla decisione di diminuire gli importi. Ed è “assolutamente inaccettabile” che sia proprio il Ministero della Sanità, che ha il compito di tutelare la salute dei cittadini, a penalizzare economicamente e socialmente chi ne soffre.

Celiachia, il Ministro della Salute Grillo sui tetti di spesa per prodotti senza glutine

Il Ministro della Salute Giulia Grillo interviene sul decreto comunicando, tramite il proprio Twitter la volontà di far chiarezza sui nuovi tetti di spesa che interessano i cittadini affetti da celiachia.

Il Ministro della Salute Grillo sembra quasi lavarsene le mani, nonostante abbia firmato il decreto, dichiarando che questo “era stato deciso e deliberato dal precedente Governo”.

Ecco il messaggio intero pubblicato su Twitter il 30 agosto 2018 dal Ministro della Salute Giulia Grillo:

Nel decreto del Ministero della Salute pubblicato in GU il 28 agosto 2018 si legge la seguente precisazione:

il celiaco deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati stimabile in almeno il 55%, che deve derivare anche da alimenti naturalmente privi di glutine provenienti da riso, mais, patate e legumi come fonte di carboidrati complessi, per cui la quota da soddisfare con alimenti senza glutine di base (pane, pasta e farina) è stimabile nel 35% dell’apporto energetico totale.

Il decreto prevede anche che l’aggiornamento del Registro nazionale che dovrà avvenire entro 6 mesi. A quel punto le Regioni dovranno adeguarsi entro 3 mesi.

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