Come funziona la vendita dell’oro in Italia? Si devono pagare le tasse sulla somma che si percepisce per la cessione? In quali casi si paga?
Se hai intenzione di vendere l’oro, è bene sapere che si devono pagare le tasse. Ormai da diversi anni non solo è considerato un bene rifugio, ma è anche una materia prima molto richiesta sui mercati azionari. Proprio per questo motivo il prezzo del metallo prezioso sta salendo raggiungendo un record dietro l’altro. Un’oncia d’oro, 31,1 grammi, il 26 gennaio 2026 costava più di 5.000 dollari, una quotazione mai toccata in precedenza.
Dati i prezzi attuali potrebbe esserci chi è tentato di vendere tutto il proprio patrimonio in oro per massimizzare il guadagno. Cosa succede se si decide di vendere l’oro acquistato in precedenza o di convertirlo in denaro dopo averlo ricevuto in eredità?
Cos’è l’oro da investimento?
Gli investimenti in oro stanno prendendo sempre più piede grazie alla sicurezza di conservare il proprio capitale: il prezzo dell’oro, infatti è molto resiliente rispetto agli scossoni di mercato. Inoltre investire in oro non richiede un budget altissimo ed è un tipo di investimento accessibile anche ai piccoli investitori con capitali contenuti.
Non tutti sono a conoscenza di come funziona la tassazione sull’oro, visto che in Italia la possibilità di compravendita dell’oro ai fini di investimento per i privati esiste solo dal 2000.
L’oro da investimento deve avere determinate caratteristiche e può essere:
- in lingotti, e in questo caso la purezza deve essere superiore ai 995 millesimi. La purezza dell’oro è espressa in carati e i lingotti da investimento possono raggiungere anche i 24 carati (ovvero un lingotto è composto da 99,9% di oro). I lingotti esistono di diversi pesi, partono da 1 grammo e possono arrivare fino a 12,5 Kg. I lingotti maggiormente commerciali sono quelli che partono dai 20 grammi e arrivano fino a 100 grammi;
- in monete, e in questo caso la purezza deve essere pari o superiore a 900 millesimi. Le monete coniate dopo il 1800 devono essere regolarmente in corso nel paese che le ha coniate e avere un prezzo che non superi l’80% di quello dell’oro sul mercato.
Quando si pagano le tasse sull’oro?
Quando si rivende l’oro comprato si paga un’aliquota del 26% sulla plusvalenza che la vendita ha prodotto. Facciamo un esempio pratico per capire. Compro un lingotto d’oro pagandolo 2.000 euro e lo rivendo, qualche anno dopo, per 2.500 euro. Se sono in possesso della fattura di acquisto è possibile calcolare la plusvalenza che la vendita ha generato (500 euro) e pagare il 26% su di essa (130 euro).
Se non si è in possesso delle fatture di acquisto, invece, il 26% va pagato sull’intero valore di cessione (2.500 euro).
Proprio per questo motivo è necessario acquistare l’oro sempre da rivenditori che rilasciano i documenti fiscali che, poi, vanno conservati con cura.
Da tenere presente che le plusvalenze per la vendita dell’oro da investimento devono essere indicate anche nella dichiarazione dei redditi, nel quadro RT del modello Redditi. Se la transazione è avvenuta all’estero il corrispettivo va indicato nel quadro RW del modello Redditi.
Tassazione sull’oro regalato o ereditato
Se l’oro è ereditato o regalato il valore deve essere indicato in dichiarazione di successione. Se si decide di rivenderlo in seguito, per il valore su cui calcolare la plusvalenza si deve considerare quello attribuito in dichiarazione di successione.
Su cosa non si pagano le tasse?
Se si compra oro da investimento e si tiene in cassaforte o in cassetta di sicurezza non vanno pagate tasse, fintanto che non si decide di rivenderlo.
Se si possiede oro usato (collane, anelli, bracciali, cornici ecc..) e si decide di vendere a un compro oro o al gioielliere di fiducia, non si è tenuti a versare nessuna tassa perché l’oro usato si considera un bene già tassato al momento dell’acquisto. La compravendita non deve essere dichiarata da chi vende, anche se il compro oro registra i dati per operazioni che superano determinati importi.
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