Quanto vale la prima casa nell’Isee? Ecco le nuove regole di calcolo alla luce delle novità introdotte in legge di Bilancio 2026.
Con l’Isee 2026 sono entrate in vigore le nuove regole per la prima casa; pertanto è bene fare chiarezza su come si calcola oggi e su quanto incide sul valore finale dell’attestazione.
Quando si parla di prima casa nell’Isee, infatti, bisogna rispondere a una serie di domande: innanzitutto qual è il valore dell’immobile e come si calcola, dopodiché se esistono o meno agevolazioni nel caso in cui la prima casa sia stata acquistata con un mutuo ancora in corso. Va inoltre considerata la detrazione, ossia quell’importo che viene sottratto dal valore immobiliare della prima casa per alleggerirne l’impatto sul valore dell’attestazione.
La ratio è chiara: non si vogliono penalizzare le famiglie semplicemente perché sono proprietarie della casa di abitazione, spesso acquistata con sacrifici o, in altri casi, ereditata.
Pertanto è opportuno fare chiarezza sulle norme che regolano il calcolo della prima casa nell’Isee, anche alla luce delle novità introdotte dalla legge di Bilancio. A tal proposito, ecco una guida utile per rispondere ai dubbi di chi teme che l’Isee risulti troppo alto a causa della propria abitazione.
Quale valore si prende per la prima casa nell’Isee
Nel calcolo dell’Isee la prima casa segue regole specifiche che servono a evitare che il semplice possesso dell’abitazione di residenza faccia aumentare in modo eccessivo il valore dell’attestazione.
Il primo passaggio, tuttavia, è comune a tutti gli immobili: individuare il valore catastale su cui si basa il calcolo del patrimonio immobiliare. Nel dettaglio, per l’Isee si prende come riferimento il valore dell’immobile ai fini Imu che non corrisponde al prezzo di mercato della casa, ma deriva dalla rendita catastale, un dato amministrativo attribuito dall’Agenzia delle Entrate.
Questa, a sua volta, viene rivalutata del 5% e il risultato viene poi moltiplicato per il coefficiente previsto per le abitazioni civili, pari a 160 per le case accatastate nelle categorie A (ad esclusione della A/10).
Il numero che si ottiene da questo calcolo rappresenta il valore base dell’immobile che confluisce nel patrimonio immobiliare dichiarato nella Dsu e utilizzato per il calcolo dell’Isee.
Ma è importante sottolineare che si tratta solo del punto di partenza: come vedremo nei paragrafi successivi, infatti, eventuali mutui e detrazioni specifiche per la prima casa intervengono in un secondo momento, riducendo l’impatto finale sull’indicatore.
Per chiarire meglio, può essere utile un esempio. Supponiamo che la rendita catastale della prima casa sia pari a 500 euro. Rivalutandola del 5% si ottiene un valore di 525 euro. Applicando il coefficiente 160, il valore catastale ai fini Isee sarà pari a 84.000 euro. Questo è il valore che viene inizialmente preso in considerazione nel patrimonio immobiliare del nucleo familiare.
Come si calcola la casa con mutuo
Quando la prima casa è stata acquistata con un mutuo ancora in corso, il suo peso sull’Isee si riduce ulteriormente. La normativa, infatti, tiene conto del fatto che l’immobile non è ancora interamente di proprietà della famiglia, poiché una parte del suo valore è coperta dal debito residuo verso la banca.
Tant’è che nel calcolo dell’Isee, dal valore catastale dell’immobile determinato ai fini Imu è possibile sottrarre il capitale residuo del mutuo riferito all’acquisto o alla costruzione della casa di abitazione. Attenzione: la detrazione riguarda esclusivamente la quota di mutuo ancora da rimborsare al 31 dicembre dell’anno precedente alla presentazione della Dsu e deve essere proporzionata alla percentuale di proprietà dell’immobile.
In pratica, se la casa è intestata a più soggetti appartenenti al nucleo familiare, ciascuno potrà sottrarre solo la parte di mutuo corrispondente alla propria quota di possesso. Allo stesso modo, se il mutuo riguarda sia l’abitazione principale sia eventuali pertinenze, come garage o cantina, il capitale residuo deve essere ripartito in base alla rendita catastale dei singoli immobili.
Supponiamo ad esempio che la prima casa abbia un valore catastale ai fini Isee pari a 84.000 euro e che sul mutuo residuino ancora 40.000 euro di debito al 31 dicembre.
In questo caso, il valore immobiliare che entra nel patrimonio Isee si riduce a 44.000 euro. Su questo importo, come previsto dalla normativa, si applicheranno poi le ulteriori agevolazioni riservate alla prima casa, come la detrazione fissa di cui parleremo di seguito, che abbatteranno ancora l’impatto sull’indicatore finale.
Come si calcola la detrazione per la prima casa dall’Isee 2026
Con l’Isee 2026 cambia in modo significativo il meccanismo di detrazione della prima casa, con l’obiettivo dichiarato di ridurre ulteriormente il peso dell’abitazione principale sul valore finale dell’attestazione. La legge di Bilancio 2026 è infatti intervenuta sulla cosiddetta franchigia, ossia sull’importo che viene automaticamente escluso dal patrimonio immobiliare prima casa.
La nuova regola prevede che dal valore della casa di abitazione, già determinato ai fini Imu ed eventualmente ridotto del capitale residuo del mutuo, venga sottratta una detrazione fissa pari a 91.500 euro per la generalità dei nuclei familiari. La franchigia sale invece a 120.000 euro per le famiglie che risiedono nei Comuni capoluogo delle città metropolitane, riconoscendo il maggiore costo degli immobili nelle grandi aree urbane.
A questi importi base si aggiunge un’ulteriore agevolazione legata alla composizione del nucleo familiare. Per ogni figlio convivente successivo al primo, la franchigia aumenta di 2.500 euro, ampliando così la quota di valore della prima casa che resta completamente esclusa dal calcolo dell’Isee. Il meccanismo è automatico e non richiede domande aggiuntive: l’aumento viene applicato direttamente in fase di calcolo dell’attestazione.
Come il valore della prima casa incide sull’Isee
Anche dopo aver determinato il valore catastale dell’immobile, sottratto l’eventuale mutuo residuo e applicato la detrazione prevista per la prima casa, il peso dell’abitazione principale sull’Isee resta comunque parziale.
Questo perché il sistema Isee non considera integralmente il patrimonio, ma ne valorizza solo una quota.
Nel calcolo dell’Isee, infatti, il patrimonio immobiliare incide per il 20% sul valore complessivo dell’indicatore. Ciò significa che solo un quinto del valore residuo della prima casa, quello eventualmente eccedente la franchigia, viene effettivamente preso in considerazione nel calcolo finale. Il restante 80% non ha alcun impatto sull’attestazione.
Se, ad esempio, dopo aver applicato tutte le agevolazioni previste, il valore che eccede la franchigia è pari a 10.000 euro, l’importo che entrerà nel calcolo dell’Isee sarà di 2.000 euro. È su questa cifra che verrà poi applicata la scala di equivalenza del nucleo familiare, diluendo ulteriormente l’incidenza sull’indicatore finale.
È proprio per questo motivo che, nella maggior parte dei casi, la prima casa incide sull’Isee in misura molto più contenuta rispetto a quanto si possa immaginare. Solo in presenza di immobili di valore elevato, privi di mutuo e con un valore nettamente superiore alle soglie di detrazione previste, l’abitazione principale può determinare un aumento sensibile dell’Isee.
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