Petrolio via dai massimi 2019 a causa della Cina (e non solo)

Il prezzo del petrolio protagonista: cosa aspettarci dalle quotazioni di Brent e Wti?

Petrolio via dai massimi 2019 a causa della Cina (e non solo)

Cosa sta pesando sul prezzo del petrolio?

Una domanda lecita soprattutto alla luce delle recenti oscillazioni che hanno interessato sia la quotazione del Brent che quella del Wti.

Se da una parte infatti il prezzo del petrolio ha trovato sostegno nei tagli messi in pratica dall’OPEC, dall’altra le quotazioni sono state frenate dall’aumento della produzione statunitense oltre che dei deludenti dati sul settore automobilistico cinese.

Cosa sostiene il prezzo del petrolio

Nelle ultime ore le quotazioni di Brent e Wti hanno imboccato nuovamente la via del rialzo, riavvicinandosi ancora ai massimi del 2019. Ancora una volta il rally del prezzo del petrolio ha trovato ragion d’essere nei tagli messi in pratica dall’OPEC e dai produttori esterni al Cartello (come la Russia) che hanno scelto di limitare l’output di 1,2 milioni di barili al giorno.

La riduzione mirata dell’offerta ha puntato nuovamente al riequilibrio del mercato, ma non è stata la sola a giocare in favore del rally delle quotazioni.

Anche le sanzioni comminate dagli USA contro l’Iran e il suo export di greggio hanno fatto la loro parte, e sono state accompagnate altresì da quelle pensate contro il Venezuela di Nicolas Maduro, che siede su alcune delle più vaste riserve di oro nero al mondo.

Un mix di elementi che ha sostenuto il prezzo del petrolio tanto da fargli toccare nuovi massimi 2019. Il rally delle quotazioni, però, è stato frenato da diversi venti contrari che hanno limitato l’ascesa di Brent e Wti.

Cosa frena le quotazioni

Nella giornata odierna il prezzo del petrolio si è lievemente allontanato dai massimi dell’anno nel momento in cui la Cina ha pubblicato un aggiornamento sullo stato di salute del suo comparto auto.

Stando a quanto emerso qualche ora fa, le vendite di automobili a gennaio sono diminuite per il settimo mese, cosa che ha innescato nuovi timori sulla domanda di carburanti nel secondo Paese utilizzatore di petrolio al mondo.

In realtà a frenare le quotazioni di Brent e Wti ci ha pensato di recente anche la produzione statunitense che nel 2018 è aumentata di 2 milioni di barili al giorno, ed è arrivata a toccare gli 11,9 milioni di bdp.

Secondo Baker Hughes, l’output USA continuerà a crescere nei prossimi mesi: soltanto la scorsa settimana gli impianti di trivellazione sono aumentati ancora arrivando ad un totale di 857. Lo scorso anno la stessa società ne aveva contati circa 800.

Le quotazioni, insomma, continueranno ad essere influenzate sia nell’uno che nell’altro senso anche nel corso del 2019. Al momento, però, il prezzo del petrolio Brent sta guadagnando lo 0,35% su quota $66,48, mentre il Wti sta scambiando in rialzo dello 0,68% su quota 55,97 dollari.

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Argomenti:

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