Prezzo del petrolio in calo: i motivi

Il prezzo del petrolio in sofferenza: i motivi che stanno affossando le quotazioni di Brent e Wti in quest nuova settimana

Prezzo del petrolio in calo: i motivi

Il prezzo del petrolio è tornato a scambiare in deciso ribasso in questa nuova settimana di contrattazioni.

Ancora una volta a pesare sull’andamento delle quotazioni di Brent e Wti sono state le ultime notizie giunte dagli Stati Uniti, dove l’attività di perforazione ed estrazione del greggio ha ripreso a salire.

Anche le più recenti preoccupazioni legate alla guerra commerciale hanno avuto un impatto sul prezzo del petrolio che, nella mattinata odierna, è arrivato a perdere più dell’1%.


Esattamente come quella del Brent, anche la quotazione del Wti nel corso degli ultimi mesi ha bruciato ampio terreno invertendo il trend rialzista di inizio anno

Prezzo del petrolio: cosa succede negli USA

Le società statunitensi operanti nel settore energetico hanno incrementato il numero di impianti di trivellazione per la seconda volta in tre settimane. A far luce sul nuovo aumento della produzione di greggio è stato un report di Baker Hughes.

Nello specifico, le aziende hanno aggiunto 7 piattaforme nella settimana terminata venerdì 8 febbraio ed hanno suscitato nuovi timori sull’output statunitense, che sta già oscillando su livelli record di 11,9 milioni di barili al giorno.

Il prezzo del petrolio Wti, hanno fatto notare alcuni, è stato influenzato anche dalla chiusura di una raffineria dell’Illinois colpita da un incendio durante il fine settimana appena trascorso.

I dubbi sui tagli OPEC

Sull’andamento delle quotazioni di Brent e Wti hanno pesato anche i dubbi di Igor Sechin, a capo del gigante russo Rosneft, che in una lettera al presidente Vladimir Putin ha definito l’accordo OPEC sui tagli alla produzione una minaccia strategica, un’arma nelle mani degli Stati Uniti.

L’intesa è nata a dicembre del 2017 ed ha imposto ai produttori interni ed esterni al Cartello di tagliare le proprie quote individuali per frenare il crollo del prezzo del petrolio. L’accordo è stato esteso diverse volte e poi rinnovato a dicembre del 2018 con una nuova ondata di limitazioni.

Nonostante i dubbi dalla Russia, l’OPEC e i suoi alleati torneranno a confrontarsi il 17 e il 18 aprile: in quell’occasione decideranno se rinnovare o meno lo storico patto pensato per riequilibrare il mercato.

Le preoccupazioni economiche

Secondo parte del mercato, anche le preoccupazioni legate alla guerra commerciale hanno nuovamente pesato sul prezzo del petrolio. La Cina è tornata sul mercato dopo le festività legate al capodanno e dopo i proclami di Washington che, secondo i rumors, potrebbe imporre un nuovo ban su alcuni prodotti tech asiatici.

Se le due potenze non riusciranno a trovare un accordo entro il prossimo 1° marzo, la guerra commerciale tornerà ad infiammarsi e i timori in merito continueranno ad influenzare le quotazioni di Brent e Wti.

Il Venezuela

Anche la crisi dello stato latinoamericano che siede sulle maggiori riserve petrolifere del mondo continuerà ad essere attentamente monitorata dal greggio.

“I problemi del Venezuela continuano a supportare i prezzi. Secondo gli ultimi report la PDVSA sta cercando in tutti i modi di assicurarsi mercati per il suo petrolio dopo che gli USA hanno imposto sanzioni addizionali sul Paese”,

hanno fatto notare gli esporti di ANZ bank.

Insomma, le quotazioni stanno attualmente facendo i conti con una serie infinita di elementi da monitorare. Al momento in cui si scrive il prezzo del petrolio Brent sta scambiando in ribasso dello 0,29% su quota $61,92. Il Wti invece sta perdendo più dello 0,9% e sta viaggiando sui $52,26.

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