Una nave a ponte completamente dedicata al trasporto di droni a guida autonoma è in costruzione in Olanda commissionata dal Portogallo.
Negli ultimi anni, all’interno dei sistemi di difesa delle principali potenze mondiali, è entrato in scena un nuovo strumento impiegato per diverse mansioni, sia di attacco sia di controllo del territorio: stiamo parlando dei droni, ovvero sistemi aerei a guida autonoma capaci di operare su lunghe distanze, trasportare armamenti oppure svolgere attività di sorveglianza. Oggi questa tecnologia è diventata indispensabile per i settori della difesa di quasi tutte le nazioni, poiché consente di intervenire con rapidità e precisione, riducendo al minimo i rischi per il personale umano.
Ora, però, dall’Europa arriva una risposta destinata a segnare una vera svolta nel settore. Il Portogallo si appresta infatti a realizzare la prima nave europea dotata di un ponte progettato esclusivamente per il trasporto, il decollo e l’atterraggio di sistemi aerei autonomi. Lisbona ha commissionato all’azienda olandese Damen la costruzione di una nave lunga 107,6 metri, concepita specificamente per l’impiego dei droni. Si tratta del primo Paese europeo a sviluppare un’infrastruttura di questo tipo, mentre a livello globale nazioni come Cina, Turchia e Iran hanno già avviato progetti simili.
L’imbarcazione prenderà il nome di PNR D. João II, in omaggio al sovrano portoghese del XV secolo che contribuì in modo decisivo all’espansione marittima del Paese. Il costo complessivo del progetto sarà di circa 132 milioni di euro, in gran parte finanziati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con circa 94,5 milioni provenienti da fondi europei. La nave è già in fase di costruzione e la consegna è prevista per la seconda metà del 2026. Damen, specializzata in questo tipo di unità, ha già ricevuto manifestazioni di interesse da parte di diverse marine europee per progetti analoghi.
La PNR D. João II sarà in grado di trasportare e gestire sistemi autonomi aerei, di superficie e subacquei, tutti senza pilota. Raggiungerà una velocità massima di 15,5 nodi e avrà un’autonomia operativa di 45 giorni. A bordo troveranno posto 48 membri dell’equipaggio, con la possibilità di ospitare anche 42 specialisti civili o militari e, in caso di necessità, fino a 100-200 persone aggiuntive. Il ponte di volo non sarà dedicato esclusivamente ai droni, ma sarà compatibile anche con elicotteri di medie dimensioni. L’architettura della nave è basata su sistemi aperti, facilitando l’integrazione futura di tecnologie emergenti, come applicazioni avanzate di intelligenza artificiale.
Per cosa sarà impiegata
L’unità sarà impiegata sia per compiti di sicurezza sia per missioni scientifiche. Potrà essere utilizzata in operazioni di ricerca e soccorso, fornire assistenza in caso di calamità naturali e contribuire alla tutela degli interessi nazionali attraverso attività di sorveglianza marittima lungo le coste portoghesi. Inoltre, svolgerà un ruolo importante in ambito scientifico, grazie alla presenza di laboratori a bordo destinati alla raccolta, all’elaborazione e alla trasmissione in tempo reale di dati marittimi, in collaborazione con università e centri di ricerca.
La nave raccoglierà anche informazioni utili per contrastare minacce ibride, come il sabotaggio di infrastrutture sottomarine o attività clandestine in mare aperto. Il Portogallo è il primo Paese europeo a dotarsi di una piattaforma simile, ma è probabile che questa soluzione rappresenti il futuro: nei prossimi anni anche altre potenze europee, Italia compresa, potrebbero seguire lo stesso modello, rendendo queste navi sempre più centrali nella difesa moderna.
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