Plusvalenze e pex: aumento tassazione in arrivo?

Aumento tassazione plusvalenze in arrivo? La riduzione dell’aliquota IRES dal 27,5 al 24 per cento potrebbe portare a questa conseguenza. Ecco perché.

Plusvalenze e pex: aumento tassazione in arrivo?

Tassazione plusvalenze: si cambia ancora. La riduzione dell’aliquota IRES dal 27,5 al 24 per cento a partire dal periodo d’imposta 2017 - per effetto di una previsione già contenuta nella Legge di Stabilità 2016 (Legge numero 208/2015) - potrebbe avere questa amara conseguenza.

Ma andiamo con ordine. A partire dalla riforma fiscale Tremonti del 2003 l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società - ex Irpeg, ora Ires - è stata progressivamente abbassata dal 33 per cento al 27,5 per cento, per poi arrivare all’attuale 24 per cento. Tale riduzione non si applica soltanto agli enti creditizi e finanziari di cui al D. Lgs. 87/1992 poiché in questi casi è prevista una maggiorazione del 3,5%.

Perché la tassazione sulle plusvalenze (pex e non) potrebbe aumentare dal prossimo anno?

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Aumento tassazione plusvalenze in arrivo dal 2018?

L’ultima volta che l’Ires fu ridotta - ovvero nel 2008 - l’aliquota scese dal 33,00 al 27,50 per cento e, successivamente, venne emanato il Decreto Ministeriale 2 aprile 2008 che modificò le percentuali di concorrenza della quota di reddito a tassazione (plusvalenze, dividendi, pex), secondo le seguenti misure:

  • dividendi e partecipazioni dal 40 al 49,72 per cento;
  • quota pex delle imprese Irpef dal 60 al 50,28 per cento.

Qualora si seguisse anche questa volta il medesimo ragionamento, le nuove quote percentuali di reddito da assoggettare a tassazione sarebbero così riproporzionate:

  • la percentuale di imponibilità di dividendi e partecipazioni dovrebbe salire dal 49,72 al 58,14 per cento;
  • la quota pex dovrebbe passare dal 50,28 al 41,86 per cento.

Perché proprio queste cifre? Lo si comprende dalla lettura della relazione illustrativa dello stesso Decreto Mef del 2 aprile 2008 dove si può leggere che:

Il comma 38 dell’art. 1 della citata legge finanziaria 2008 prevede, in particolare, che in relazione alla riduzione, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, dal 33 al 27,5 per cento dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle società, le percentuali indicate nei richiamati articoli del Tuir sono proporzionalmente rideterminate...

Al riguardo, occorre ricordare come le percentuali attualmente vigenti furono determinate, in occasione della riforma del 2003, muovendo dall’assunto che gli utili derivanti da partecipazioni qualificate non detenute nell’esercizio d’impresa e da partecipazioni qualificate e non qualificate detenute nell’esercizio d’impresa scontassero in capo al percettore persona fisica l’aliquota marginale irpef e in modo da garantire sugli utili in questione (e sui capital gains) un prelievo teorico complessivo (risultante, vale a dire, dalla tassazione combinata società-socio) pari a detta aliquota marginale. Conseguentemente, essendo l’aliquota marginale irpef, in vigore al 1° gennaio 2004, pari al 45 per cento, e posto un utile di 100 al lordo dell’Ires, la percentuale di concorso al reddito complessivo degli utili distribuibili al socio dopo l’assolvimento dell’Ires (pari a 67), doveva essere tale da garantire un prelievo aggiuntivo Irpef pari a 12.

Nel procedere con il presente decreto all’adeguamento delle suddette percentuali di concorso al reddito complessivo, ci si è attenuti al rispetto di tali criteri sistematici. In questo senso, dunque, la misura del 49,72 per cento, indicata nell’articolo 1, è idonea a garantire un prelievo aggiuntivo Irpef tale da portare il prelievo complessivo (società-socio) al 43 per cento. In particolare, ipotizzando un utile prima dell’Ires pari a 100 e, quindi, un dividendo distribuibile pari a 72,5, la misura del 49,72 per cento si ricava dalla formula (15,50/72,5*0,43) e consente di prelevare un importo a titolo di Irpef di 15,50 che sommato al prelievo Ires pari dal 2008 a 27,5 determina un prelievo complessivo pari a quello che si otterrebbe assoggettando l’utile lordo al 43 per cento.”

Rispetto a quanto riportato nella relazione di cui sopra, attualmente sono diversi sia l’aliquota marginale Irpef (43 e non 45) e l’Ires che scenderà al 24 per cento. Per il resto occorre attendere le prossime mosse del Mef.

Aumento tassazione plusvalenze: da quando?

Ove questa ipotesi si realizzasse, occorrerebbe inoltre capire da quale periodo d’imposta partirebbe l’aumento della tassazione sulle plusvalenze, pex, dividendi. In linea di principio, considerando che il periodo d’imposta in cui l’Ires scenderà al 24 per cento è il 2017, si può affermare con una certa sicurezza che tale periodo sarebbe il 2018, con riferimento ovviamente agli utili prodotti nell’anno precedente.

Aumento tassazione plusvalenze: il quadro normativo di riferimento

I redditi di capitale sono disciplinati dagli articoli 44 e 45 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). In realtà, la disciplina dei redditi di capitale non è preceduta da una definizione formale ma da una elencazione analitica delle casistiche che il Fisco inquadra tra i redditi di capitale.

Tuttavia, sulla base di quanto previsto dagli articolo 44 e 45 del Tuir è possibile suddividere i redditi di capitale in due macrocategorie:

  • i proventi derivanti da rapporti di finanziamento;
  • i proventi derivanti da capitali impiegati in attività finanziarie di partecipazione ovvero i dividendi di partecipazione.

I primi sono tassati con il sistema di ritenuta alla fonte a titolo di imposta e/o di acconto.

I secondi, invece, sono tassati sulla base di due diversi criteri: la localizzazione della società che eroga i dividendi e la percentuale di partecipazione detenuta dal socio.

Ecco un’utile tabella riassuntiva:

Tipo di partecipazione Criteri della quota capitale e del diritto di voto in assemblea
Partecipazione qualificata nelle società quotate in borsa quota capitale superiore al 5% ovvero se attribuisce un diritto di voto in assemblea ordinaria maggiore al 2%
Partecipazione non qualificata nelle società quotate in borsa quota capitale inferiore al 5% ovvero se attribuisce un diritto di voto in assemblea ordinaria inferiore al 2%
Partecipazione qualificata società non quotate in borsa quota capitale superiore al 25% ovvero se attribuisce un diritto di voto in assemblea ordinaria maggiore al 20%
Partecipazione non qualificata società non quotate in borsa quota capitale inferiore al 25% ovvero se attribuisce un diritto di voto in assemblea ordinaria inferiore al 20%

Nel caso dei dividendi distribuiti da società residenti e derivanti da partecipazioni qualificate, la tassazione da applicare dipende dal soggetto destinatario dei dividendi medesimi ovvero:

  • base imponibile pari al 49,72% (esenzione del 50,28%) per le persone fisiche titolari o non titolari di partita IVA e le società di persone. Su tale base imponibile si applicheranno le aliquote IRPEF ordinarie;
  • base imponibile pari al 5% (esenzione del 95%) per le società di capitali.

Per i dividendi distribuiti da società residenti e derivanti questa volta da partecipazioni non qualificate, la tassazione da applicare dipende sempre dal soggetto destinatario dei dividendi medesimi ovvero:

  • ritenuta alla fonte a titolo di imposta del 26% per le persone fisiche non titolari di partita IVA. Il contribuente persona fisica non dovrà riportare nulla in dichiarazione dei redditi poiché in questo caso è la società stessa che effettua e versa la ritenuta d’acconto;
  • base imponibile pari al 49,72% (esenzione del 50,28%) per le persone fisiche titolari di partita IVA e le società di persone. Su tale base imponibile si applicheranno le aliquote IRPEF ordinarie;
  • base imponibile pari al 5% (esenzione del 95%) per le società di capitali. Attenzione: in questo caso l’esenzione è totale se la società considerata ha optato per il regime di trasparenza (tassazione in IRPEF direttamente in capo ai soci).

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