Pietro Calì (Copernico SIM) frena l’euforia sull’oro: “Non serve per fare performance”

Redazione Money Premium

5 Febbraio 2026 - 12:45

Le regole d’oro di Pietro Calì, Executive Partner di Copernico SIM, per gestire i metalli preziosi in questa fase di mercato.

Pietro Calì (Copernico SIM) frena l’euforia sull’oro: “Non serve per fare performance”

Negli ultimi mesi i mercati dei metalli preziosi hanno vissuto una fase di straordinaria vivacità e volatilità, segnando movimenti che raramente si erano osservati in passato.

Dopo un lungo periodo di rally che aveva portato l’oro oltre soglie psicologiche e storiche come i 5.600 dollari per oncia e l’argento a livelli di prezzo altrettanto eccezionali, si è assistito a un improvviso ripiegamento dei valori seguito da oscillazioni ampie e repentine. L’oro ha sperimentato un crollo di oltre venti punti percentuali rispetto ai massimi di breve periodo, mentre l’argento ha accusato ribassi ancora più marcati, dell’ordine del quaranta per cento secondo alcune rilevazioni di mercato, prima di tentare una parziale ripresa nelle ultime sedute.

Questi movimenti testimoniano quanto intensa e fragile sia la domanda di beni rifugio in un momento caratterizzato da notevoli tensioni macroeconomiche e incertezze di politica monetaria.
La dinamica dei prezzi, con salite repentine e successivi cedimenti, riflette in primo luogo il clima di incertezza che domina l’economia globale. Le aspettative sugli orientamenti delle principali banche centrali, le pressioni inflazionistiche ancora presenti in molte economie e la battaglia tra rischio sistemico e appetito per gli asset rischiosi alimentano una narrativa in cui gli investitori oscillano tra rifugio e rischio. In questo contesto l’oro, più di molti altri asset, è tornato protagonista non solo per il suo prezzo ma per il significato stesso che assume nella gestione del rischio. Secondo Pietro Calì Executive Partner di Copernico SIM,

“l’oro rimane prima di tutto una forma di assicurazione. In una fase storica con debito pubblico elevatissimo, tensioni geopolitiche ricorrenti, processi di dedollarizzazione, prospettive di tassi bassi (dove un bene infruttifero come l’oro risulta più competitivo) l’oro continua ad avere una logica strutturalmente positiva. Il problema è che stiamo vivendo una fase di FOMO per questo asset… almeno questo ci dicono gli indicatori. È fondamentale tenere ben presente il ruolo dell’oro: non dovrebbe servire per ‘fare performance’, serve per stabilizzare. Il suo peso nel portafoglio dovrebbe essere massimo del 10%. È rischioso seguirlo quando corre e non va sovrappesato pensando che sostituisca gli investimenti tradizionali.”

L’oro quindi va considerato come uno strumento di stabilizzazione più che di rendimento speculativo, inserito con moderazione in portafogli ben bilanciati.
La fase attuale appare quindi divisa tra un ottimismo di fondo, legato alla funzione storica dell’oro come rifugio in un mondo di debiti crescenti e di fragilità geopolitiche, e una manifestazione evidente di eccessi di breve periodo. Dopo mesi di acquisti massicci da parte di investitori istituzionali e banche centrali, i prezzi hanno sperimentato prese di profitto e liquidazioni forzate che hanno causato la brusca discesa delle quotazioni. Nonostante tali correzioni, molti analisti mantengono un outlook rialzista per l’oro nel lungo termine, proprio sulla base delle fondamenta macroeconomiche e delle aspettative di una persistente domanda di rifugio, seppure con fasi di aggiustamento di mercato che stanno emergendo in queste settimane.

La situazione dell’argento, pur intrecciata con quella dell’oro, mantiene una sua specificità. L’argento infatti è solamente in parte considerato bene rifugio perché, a differenza dell’oro, vede una quota molto significativa della sua domanda derivare da usi industriali come il fotovoltaico, l’elettronica e i settori legati alle tecnologie pulite. Questo elemento conferisce al metallo un carattere molto più ciclico e volatile, con movimenti di prezzo che possono amplificarsi sia al rialzo sia al ribasso.

Secondo Pietro Calì (Copernico SIM), l’argento è

“solo in parte un bene rifugio, perché per oltre metà della domanda dipende dall’industria come fotovoltaico, elettronica, batterie ecc. Questo lo rende molto più ciclico e più volatile. Se l’economia accelera, l’argento spesso sale più dell’oro. Quindi non è una copertura difensiva, ma una componente tattica, da tenere in piccola misura per aggiungere un po’ di potenziale rendimento.”

L’argento, dunque, non ha la stessa funzione di stabilizzazione dell’oro e la sua presenza nei portafogli va calibrata non in termini di protezione ma di opportunità tattica, con attenzione alla fase del ciclo economico e alla natura dei fondamentali sottostanti.

Dal punto di vista operativo, la scelta degli strumenti di investimento in questi metalli è un altro aspetto su cui Pietro Calì fornisce indicazioni chiare: la forma più efficiente per un risparmiatore è quasi sempre l’ETF o l’ETC fisicamente replicato, perché questi strumenti offrono liquidità, costi contenuti e semplicità di gestione fiscale. Il metallo fisico, nonostante il valore emotivo che può avere per molti investitori, si traduce spesso in costi di custodia elevati e spread più ampi, rendendo la sua detenzione meno efficiente dal punto di vista finanziario.

Nel complesso, la stagione in corso resta un banco di prova per comprendere fino a che punto i metalli preziosi possano fungere da ancora di salvezza in un mondo finanziario sempre più complesso. La tensione tra componenti strutturali di lungo periodo e fenomeni speculativi di breve termine richiede un approccio prudente, consapevole delle funzioni diverse che l’oro e l’argento possono assolvere nei portafogli.