Piazza Affari. 4 titoli al capolinea possono perdere più del 20% nel breve termine

Claudia Cervi

7 Novembre 2025 - 17:53

Dai semiconduttori al lusso, anche i titoli storicamente difensivi mostrano crepe. Ecco le azioni di Piazza Affari da cui stare alla larga nelle prossime settimane.

Piazza Affari. 4 titoli al capolinea possono perdere più del 20% nel breve termine

Piazza Affari corre. Si mantiene sui massimi dell’anno, sostenuta da un’energia che solo pochi mesi fa sembrava insostenibile. I tassi scendono piano, la liquidità torna a circolare e gli investitori rimettono il rischio nel portafoglio. Milano ne approfitta e continua a mostrare i muscoli, ma non tutto il listino si muove nella stessa direzione. Dentro un indice che avanza compatto ci sono titoli che iniziano a perdere ritmo, società che hanno corso troppo o che si trovano a fare i conti con margini più stretti e prospettive meno chiare. È la doppia faccia dei mercati maturi: un rally generale che nasconde fragilità.

Non è il momento di comprare azioni a occhi chiusi. Anzi, su alcuni titoli di Piazza Affari (fino a ieri considerati difensivi) è forse il tempo di alleggerire: potrebbero perdere più del 20% nel breve termine.

1) Amplifon

Grafico Amplifon Grafico Amplifon Fonte Tradingview

Amplifon resta una delle storie industriali più solide di Piazza Affari, ma i numeri dell’ultimo trimestre hanno messo in luce le prime vere crepe dopo anni di crescita lineare. Il gruppo ha chiuso il terzo trimestre 2025 con ricavi in crescita di appena l’1,8% a cambi costanti e un margine EBITDA adjusted sceso al 23%, in calo rispetto al 24,3% dello stesso periodo del 2024. L’utile netto adjusted è rimasto sostanzialmente invariato, segno che la leva operativa si sta affievolendo.

La società ha rivisto la guidance per l’intero 2025, abbassando le stime di crescita dei ricavi dal 4% al 2–2,5%, con margini che resteranno sotto pressione per effetto dei costi di espansione della rete e dell’aumento delle spese di marketing. Il debito netto si è attestato a 1,18 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto a giugno, con una leva finanziaria di 2,3 volte l’EBITDA: non preoccupante, ma in crescita costante da quattro trimestri.

Il problema, più che nei conti in sé, è nella percezione del mercato. Amplifon era prezzata come un titolo “growth difensivo”, capace di offrire crescita stabile anche in fasi di rallentamento. Oggi però quella crescita non è più scontata, per via del rallentamento dei consumi in Europa e della concorrenza nei mercati maturi

Gli analisti di Equita SIM e Intesa Sanpaolo hanno confermato la view “hold”, ma con target price rivisti al ribasso attorno a 18 euro. Significa che, rispetto ai 14–15 euro attuali, il mercato non sconta un vero upside ma lascia spazio a un repricing ulteriore se i prossimi dati non mostreranno una ripresa organica più decisa.

Sul grafico, il titolo resta pericolosamente orientato al ribasso, specie dopo il gap down di fine luglio. Dopo aver perso quasi il 70% del suo valore, il rischio è che possano saltare anche i supporti coincidenti con i minimi di fine 2018, a 13,60 circa.

2) DiaSorin

Grafico azioni Diasorin Grafico azioni Diasorin Fonte Tradingview

DiaSorin è stato per anni uno dei titoli più forti del listino, una “growth quality” da tenere in portafoglio anche nelle fasi di volatilità. Oggi non ci sono più certezze. I risultati del terzo trimestre 2025 hanno invece mostrato una frenata più marcata del previsto: ricavi in calo del 3% a cambi costanti e un EBITDA margin sceso al 32,8% rispetto al 34,5% dello stesso periodo del 2024. La società ha tagliato la guidance annuale, portando la crescita attesa dei ricavi ex-Covid dal +8% al +5% e abbassando le stime sull’utile operativo per il 2025.

La normalizzazione del business post-pandemia, unita al calo dei test specialistici, sta riducendo la parte più profittevole del portafoglio. Non è un caso dunque se il titolo ha perso oltre il 20% in pochi giorni, passando da 74 a 61 euro in una sola seduta.

Gli analisti di Equita SIM hanno tagliato il target price a 96 euro, mentre il consenso Bloomberg resta intorno ai 100-102 euro, comunque in netto calo rispetto ai 115 di inizio anno. Il titolo potrebbe continuare a scendere se nei prossimi trimestri non emergeranno segnali di stabilizzazione nei margini.

3) STMicroelectronics

STMicroelectronics
STMicroelectronics è vittima della debolezza del comparto automotive e industriale, che per STM rappresenta oltre il 60% del fatturato. I conti del terzo trimestre 2025 hanno certificato che il ciclo dei semiconduttori è entrato nella fase discendente. I ricavi si sono attestati a 4,02 miliardi di dollari, in calo del 6,8% su base annua, con un margine lordo sceso al 42,3% dal 47% del 2024. Anche l’utile netto è scivolato sotto la soglia del miliardo, segnando una contrazione del 17%.

Gli analisti di Websim e Equita hanno tagliato il target price a 25,6 euro, da 32 euro precedenti, confermando una view “neutral”. Con il titolo che oscilla tra 20 e 21 euro, il rischio di ulteriori ribassi è concreto se il quarto trimestre dovesse chiudere con margini ancora in flessione. In assenza di segnali di inversione nel ciclo dei semiconduttori, la pressione ribassista può continuare per diversi mesi.

4) Moncler

Grafico Moncler Grafico Moncler Fonte Tradingview

Moncler aveva fatto ben sperare a inizio anno, con un rally da 50 a 70 euro in poche settimane, poi azzerato nei mesi successivi. Ora il titolo viaggia sui 54 euro, mantenendosi per il momento al di sopra della trend line che sale dai minimi del 2015, in transito a 47 euro. Sotto area 50, si aprirebbero spazi di discesa verso area 45, poi fino a 40 euro.

Nel terzo trimestre 2025, il gruppo ha registrato vendite in flessione dell’1% a cambi costanti e una frenata più evidente nei mercati asiatici, dove i consumatori hanno ridotto la spesa per beni discrezionali. La marginalità operativa è scesa al 25%, complice l’aumento dei costi del lavoro e dei materiali, e il contributo di Stone Island non è bastato a compensare il calo del marchio principale.

Il management ha definito “temporaneo” il rallentamento, ma il mercato resta scettico. La valutazione, basata su un P/E di circa 30 volte gli utili 2025, appare impegnativa in un contesto di domanda più debole e minor pricing power. Gli analisti di Barclays e Kepler Cheuvreux mantengono un rating neutrale con target price tra 54 e 56 euro, vicino alle quotazioni attuali. In pratica, il potenziale di rialzo è già esaurito.

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