La peste è tornata nel 2019: cause e rischi di contagio

Le cose da sapere sul ritorno della peste dopo i casi registrati in Cina. Rischiamo davvero una nuova epidemia? Ecco come avviene il contagio.

La peste è tornata nel 2019: cause e rischi di contagio

Nel 2019 è tornata la peste? Tre casi registrati in Cina in questi giorni fanno crescere la paura per lo scoppio di una nuova epidemia pestilenziale, mettendo il mondo in guardia da un possibile contagio.

Le autorità della Mongolia Interna in Cina, dove è avvenuta l’ultima diagnosi di peste, hanno confermato che si tratta proprio del famoso fantasma che sconvolse anche l’Europa nella metà del 1300.

Anche in quell’occasione, l’epidemia aveva avuto origine dalla Cina, diffondendosi poi in Turchia, Grecia, Egitto, e Italia. Da qui fu la volta di Svizzera, Francia e Spagna; nonché verso il 1349 d’Inghilterra, della peste in Scozia e Irlanda.

Un contagio che si diffuse a macchia d’olio sterminando almeno un terzo della popolazione. Davanti a questi nuovi casi, dobbiamo davvero preoccuparci? Quanto è concreto il rischio di una nuova epidemia di peste?

Peste: tre nuovi casi di contagio in Cina

I tre nuovi casi di contagio di peste sono stati scoperti dalle autorità nella stessa regione in Cina, in particolare nella Mongolia Interna. Si tratta di un caso di peste bubbonica e di due casi di peste polmonare.

Il caso di peste bubbonica è stato quello di un uomo di 55 anni, infetto dopo aver mangiato della carne di coniglio selvatico. Il paziente è tuttora isolato e sotto osservazione, come le altre 28 persone che erano entrate a stretto contatto con lui prima della diagnosi.

Gli altri due casi di peste polmonare sono stati riscontrati a Pechino e, per la natura della malattia, sono i più pericolosi.

Nonostante i tre pazienti provengano dalla stessa regione le autorità cinesi hanno dichiarato che i casi non sono collegati tra loro. Tuttavia resta l’allarme, visto che non esiste un vaccino contro la malattia e la diagnosi preventiva è l’unica arma contro la mortalità.

Peste: come avviene contagio?

La diagnosi di contagio di peste cambia in base al tipo di malattia contratta, che dipende dall’area dell’organismo colpita dal batterio Yersina Pestis. In base a questa divisione, la peste assume diversi sintomi per:

  • peste polmonare
  • peste bubbonica
  • peste setticemica

La peste polmonare si manifesta dopo 1-7 giorni dal contagio. Il contagio avviene facilmente da persona infetta a persona sana per via aerea. I sintomi sono:

  • abbassamento della temperatura corporea
  • difficoltà a respirare
  • tosse
  • debolezza

Se non trattata in tempo può provocare:

  • gravi problemi neurologici
  • edema polmonare acuto
  • morte

La peste bubbonica si manifesta dopo 2-12 giorni dal contagio. Come per le altre tipologie di peste, il contagio può essere provocato da:

  • puntura delle pulci di ratto
  • morso di un ratto
  • morso di un roditore infestato dalle pulci
  • morso di pulci e pidocchi dell’uomo contagiati

I sintomi della peste compaiono all’improvviso e violentemente:

  • febbre molto alta
  • mal di testa
  • nausea
  • dolore alle articolazioni
  • vomito
  • debolezza diffusa
  • rigonfiamento dei linfonodi (nell’area inguinale e sotto le ascelle)

Se non trattata in tempo, la peste nell’uomo può provocare:

  • necrosi dei tessuti a partire dalle estremità
  • gravi complicazioni per i reni
  • gravi complicazioni per l’apparato cardiocircolatorio

La peste setticemica è l’ultimo stadio grave dell’infezione, che colpisce le cellule del sangue, portando alla necrosi dei tessuti.

Peste: come si cura? Casi nel mondo

Come anticipato non esiste un vaccino contro la peste, e la malattia si cura nei primi stadi del contagio attraverso farmaci e antibiotici. La peste bubbonica è più semplice da curare, mentre quella polmonare provoca complicazioni molto peggiori che possono portare alla setticemia.

Questo è stato il caso di John Tull che si ammalò nel 2002, mostrando i sintomi della peste setticemica durante una vacanza a New York: insufficienza renale e necrosi alle estremità del corpo. Il paziente fu sottoposto a tre mesi di coma indotto e gli furono amputati gli arti inferiori sotto il ginocchio, onde evitare la diffusione della necrosi.

Il caso di John Tull è solo uno dei tanti casi che si registrano nel mondo ogni anno. Ad esempio, stando a quanto dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi di peste segnalati dal 2010 al 2015 sono stati 3.248, di cui 584 mortali.

Casi di peste in Cina: dobbiamo allarmarci?

La peste non è mai veramente scomparsa, quindi, ma grazie ai progressi della medicina oggi si sa come tenerla sotto controllo, motivo per cui si consiglia di non cadere nell’allarmismo.

Se i nuovi casi di peste registrati in Cina meritano una discreta quantità di attenzione e preoccupazione è perché già in passato il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie si è dimostrato abile nel nascondere i dati reali. Si ricorderà la terribile epidemia di SARS del 2003 che dalla Cina si è diffusa poi in altre 30 nazioni: in quell’occasione il governo di Pechino negò la diffusione della pericolosa influenza H5N1 nel paese, inizialmente nascondendo le vittime dell’epidemia ricoverate negli ospedali.

Ad oggi, comunque, la diffusione della peste sembrerebbe una minaccia molto meno preoccupante del colesterolo o dell’inquinamento.

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