Panoramica dei trend azionari mondiali, europei e nazionali al termine dei primi 5 mesi ‘26. A Piazza Affari un titolo ha già più che raddoppiato il valore YTD
Siamo quasi in prossimità del giro di boa di questo 2026, mentre nelle scorse ore si è chiuso maggio che non ha lesinato di regalare gioie e dolori agli investitori. Rispetto agli anni immediatamente precedenti, quello in corso si sta rivelando meno “scontato” del previsto. A Piazza Affari, per esempio, nessuno dei titoli bancario-assicurativo-finanziario occupa le primissime posizioni, mentre negli anni scorsi erano loro a dettare legge sul listino.
È un anno di contrasti, di rialzi e repentine discese, in cui gli operatori si muovono tra il selettivo (singoli titoli che rispecchiano precise storie aziendali) e turnazioni settoriali. Facciamo una panoramica completa dello status quo, e scopriremo che a Milano ci sono azioni del Ftse MIB che in 5 mesi stanno facendo guadagnare tanti soldi, fino a +162%.
Panoramica degli indici mondiali
Al termine dei primi 5 mesi del ’26, i principali indici azionari globali mondiali, sviluppati ed emergenti, sono accomunati da due tratti: positivi e in doppia cifra. È il caso (dati: JustETF) del FTSE All-World (+12,91% YTD), del MSCI All Country World (ACWI; +12,85% YTD) e del MSCI All Country World Investable Market (ACWI IMI; +13,54% YTD). Nel mese di maggio sono saliti in media di sei punti e mezzo, invece del +25,7-27% sulla distanza a 1 anno e del +65-66% circa a 3 anni.
Queste performance restano quasi invariate nel caso dei mercati sviluppati globali, mentre qualche divergenza la si ravvisa nel gruppo delle economie emergenti.
Passiamo ora all’analisi dei singoli settori, sempre mondiali. Chi sta tirando la volata e chi, invece, sta arrancando dietro i primi della classe? Tra i settori best performer 2026 troviamo l’energia (+26,67%), l’informatica (+24,56%), le materie prime (+16,93%) e l’industria (+12,71%). Andando oltre abbiamo i servizi di pubblica utilità (+7,73%), le telecomunicazioni (+7,07%) e i beni di prima necessità (+5,51%). Di contro i beni voluttuari (+1,94%), il settore finanza (+1,03%) e della salute (–2,76%), sono grosso modo sulla linea di galleggiamento.
Le performance YTD in Europa
A livello europeo gli indici azionari segnano rialzi medi YTD intorno al +7-8%. Nello specifico dell’Eurozona, +7,73% sull’Euro Stoxx, +6,27% sull’Euro Stoxx 50, +8,25% sull’Euro Stoxx Select Dividend 30, +8,39% sull’MSCI EMU.
A livello di panieri nazionali si va dal +2,04% del DAX tedesco al +17,41% dell’indice polacco MSCI Poland. Nel mezzo incontriamo il +2,89% del francese CAC 40, il +7,51% dell’inglese FTSE 100, il +10,11% dell’olandese AEX, e il +14% del nostro FTSE MIB.
Passando all’analisi settoriale ritroviamo quasi le stesse tendenze dominanti a livello mondiale. Nello specifico, i primi tre settori sono le materie prime (+30,42%), dell’energia (+28,94%), delle telecomunicazioni (+25,73%), dell’informatica (+20,03%) e servizi di pubblica utilità (+12,28%). Con il segno meno davanti troviamo invece il comparto assicurativo (–0,30%) e della salute (–1,49%).
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Performance di maggio sul FTSE Mib
Arriviamo all’indice principale nazionale, il FTSE MIB, e vediamo in primis chi ha brillato e chi ha steccato a maggio (fonte: Investing). A livello mensile le peggiori performance sono state quelle di Eni (–6,12%), Snam (–6,84%), A2A (–7,26%), BPER Banca (–7,31%), Inwit (–7,54%), Saipem (–10,55%), Campari (–11,08%) e Nexi (–13,29%).
Tra i titoli che hanno guadagnato almeno il 10% incontriamo, in ordine crescente, anzitutto Stellantis (+10,57%), Mediobanca (+11,82%) e Poste Italiane (+12,26%). Ancora meglio hanno fatto Unicredit (+13,14%), Diasorin (+14,65%), Amplifon (+14,68%), Prysmian (+15,67%), STMicroelectronics (+28,17%) e Avio (+36,56%).
I numeri diventano più corposi, sia nel bene che nel male, quando l’analisi si sposta all’intero 2026. Tra le performance più brutte da gennaio (YTD) incontriamo quelle di Amplifon (–21,60%), Stellantis (–27,44%) e Fincantieri (–29,10%). Meno peggio hanno fatto Nexi (–16,84%), Brunello Cucinelli (–16,20%), Inwit (–15,28%) e Buzzi Unicem (–10,58%).
Sull’altro versante, dal quasi +25% in su incontriamo Mediobanca (+24,77%), Eni (+39,59%), Telecom (+41,85%) e Avio (+46,75%). I rialzi sono davvero notevoli su Tenaris (+58,03%), Saipem (+69,90%), Prysmian (+71,34%) ed STMicroelectronics (+162,29%).
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Rispetto al reddito fisso, qui in genere si tratta di rialzi e ribassi anche corposi nel giro di settimane o mesi. Ovviamente è quasi fatto “divieto” investirvi senza una strategia e/o la consapevolezza dei rischi annessi e connessi al comparto.
Il fascino e l’adrenalina della Borsa non devono offuscare in merito agli enormi rischi collegati al capitale di rischio, privo delle 3 certezze tipiche del reddito fisso. Ossia il rimborso del capitale a scadenza (salvo default emittente), il sapere a priori il rendimento a scadenza, e che l’asset non farà arricchire.
Invece la crescita reale del capitale è più probabile con il capitale di rischio, ma sul lungo periodo, nella misura si tagliano i costi di gestione e si diversifica al massimo.
Rispetto al fondo comune di investimento l’ETF è in media più economico ma richiede tanta conoscenza e dimestichezza, due asset tutt’altro che alla portata di tutti. Tuttavia, fondo attivo o passivo i gestori raccomandano di optare per strumenti liquidi (ingenti masse), senza rischio di cambio o con copertura valutaria (hedged) e con TER contenuti. Inoltre, che magari abbiano una politica di accumulazione dei proventi e una replica di tipo fisica del sottostante. Infine, che possano vantare un certo storico, non perché dal pregresso dipendono le performance future, ma per stimarne la volatilità, che dovrebbe risultare contenuta.
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