La frutta a guscio sta vivendo una nuova stagione di crescita che la rende uno dei segmenti più interessanti dell’agroalimentare italiano. I dati Ismea più recenti mostrano un aumento costante dei consumi, sostenuto sia dall’industria di trasformazione sia dalla domanda domestica.
Nel 2025 gli acquisti nella grande distribuzione hanno superato 1,1 miliardi di euro, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente e volumi oltre gli 89 milioni di chilogrammi.
Si tratta di un mercato sempre più ampio e diversificato, dove prodotti come mandorle, nocciole, pistacchi e noci stanno guadagnando spazio non solo come snack, ma anche come ingredienti per nuove preparazioni alimentari.
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Una filiera strategica per il Made in Italy
L’Italia occupa una posizione rilevante nella filiera globale della frutta a guscio. Con una produzione superiore alle 280.000 tonnellate annue, il Paese rientra stabilmente tra i primi dieci produttori mondiali. Il suo ruolo, tuttavia, non si limita alla produzione primaria, la vera forza della filiera italiana è la trasformazione. Dalla pasticceria alla gelateria, fino alla confetteria e ai prodotti da forno, nocciole e mandorle sono materie prime essenziali per numerose specialità esportate in tutto il mondo.
Non a caso l’industria alimentare assorbe oltre la metà della frutta a guscio disponibile sul mercato nazionale. Questo legame con la trasformazione alimentare spiega anche perché l’Italia sia allo stesso tempo un grande importatore: la domanda delle aziende supera infatti la produzione interna.
Nel 2024 il consumo complessivo ha raggiunto circa 675.000 tonnellate, mentre la produzione nazionale si è fermata a circa 284.000 tonnellate.
Consumi in crescita e nuovi modelli alimentari
Il boom del comparto è legato anche ai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori. Negli ultimi anni la frutta a guscio è stata progressivamente riscoperta come alimento salutare, ricco di proteine vegetali, fibre e grassi “buoni”. Questo ha contribuito a trasformarla da prodotto tipicamente stagionale a ingrediente consumato tutto l’anno.
Il consumo medio pro capite in Italia è arrivato a circa 4,5 chilogrammi annui, in aumento di circa il 20% rispetto al 2020. Parallelamente è cresciuta l’offerta di prodotti derivati: bevande vegetali a base di mandorle, snack proteici, creme spalmabili, pesti e alternative vegetali ai latticini.
Anche la grande distribuzione riflette questa evoluzione. Sugli scaffali si contano ormai circa 130 referenze tra frutta secca in guscio, sgusciata e mix pronti, mentre crescono le proposte ad alto contenuto di servizio, come monoporzioni e prodotti già lavorati.
Qualità, territorio e nuove opportunità di mercato
Un altro punto di forza del settore è il legame con i territori. L’Italia può contare su numerose produzioni certificate DOP e IGP, che valorizzano la biodiversità agricola e rafforzano il posizionamento premium dei prodotti. Tra queste spiccano la Nocciola del Piemonte IGP e il Pistacchio Verde di Bronte DOP, esempi emblematici di come origine e qualità possano generare valore economico.
Negli ultimi anni sono cresciute anche le superfici coltivate, che hanno superato i 200.000 ettari, con una forte espansione delle coltivazioni biologiche. Questo trend risponde alla crescente attenzione dei consumatori per la sostenibilità e la tracciabilità delle materie prime.
Per le aziende agroalimentari italiane la frutta a guscio rappresenta quindi una leva strategica su più fronti: innovazione di prodotto, valorizzazione del territorio e risposta al crescente aumento dei consumi.