La Francia è stata ancora una volta teatro di scioperi e manifestazioni nelle ultime settimane. Questa volta, l’obiettivo della rabbia popolare è una proposta di pacchetto di riforma delle pensioni. Come annunciato dal presidente Emmanuel Macron l’anno scorso, a gennaio il governo francese ha lanciato modifiche a parte dei suoi schemi pensionistici, poi ha discusso la misura in parlamento e alla fine l’ha imposta tramite speciali strumenti costituzionali.
Da dove viene la crisi del sistema pensionistico francese?
Il sistema pay-as-you-go (PAYGO) che copre i lavoratori del settore privato è diventato insostenibile, a causa dell’invecchiamento della popolazione a causa dell’aspettativa di vita più lunga (fino a 12 anni in più dagli anni ’60), al calo dei tassi di natalità per mezzo secolo e al pensionamento dei baby boomer. La riduzione dell’età pensionabile legale da 65 a 60 anni nel 1983 – iniziata dal presidente Francois Mitterrand nel 1981 contro tutte le tendenze demografiche, ma piuttosto per obiettivi politici – ha reso il problema ancora peggiore. A livello nazionale, il numero di attuali contribuenti per ciascun pensionato in Francia si è ridotto da 4 negli anni ’60 a soli 1,7.
In un sistema PAYGO, gli attuali pensionati ricevono pagamenti dai contributi dei lavoratori, raccolti tramite imposte sui salari. I crescenti squilibri demografici significano quindi un aumento del costo del lavoro a causa di contributi più elevati; un peggioramento dei deficit dei conti pensionistici (e dei bilanci governativi) per preservare le pensioni pagate; o pensioni con somme più piccole. Per compensare questo fenomeno, le riforme negli ultimi tre decenni sono state un mix di aumento dei contributi, aumento del numero di anni con contributi obbligatori e rinvio dell’età pensionabile legale.
Secondo il Conseil d’orientation des retraites (COR), mentre il sistema pensionistico ha registrato un surplus di bilancio grazie alla pandemia negli ultimi due anni, i deficit torneranno ad aumentare dallo 0,1% del prodotto interno lordo (PIL) a 0,4% nel 2030 e allo 0,8% nel 2050.
Le misure del Governo francese
La misura più significativa da un punto di vista politico è stata quella di posticipare gradualmente l’età pensionabile legale - da 62 a 64 anni entro il 2030. Il numero massimo di anni di lavoro sarebbe di 44 anni e le persone che hanno iniziato a lavorare giovani potrebbero andare in pensione a 60 anni a determinate condizioni. Sessantasette rimane l’età massima per una pensione con importo pieno. Per i lavoratori autonomi, i calcoli dei contributi sarebbero semplificati. Un’altra misura è consentire ai pensionati che vogliono tornare al lavoro per contribuire alle loro pensioni successive, incentivando così gli anziani a rimanere nelle aziende.
Un altro aspetto non banale è la fine di diversi regimi speciali, come i fondi pensione per i lavoratori dei servizi elettrici o i lavoratori del settore dei trasporti di Parigi. Alcuni di questi attualmente finiscono per essere sovvenzionati da altri. Dopo anni di riluttanza nel riformare questi schemi - uno sforzo politicamente sensibile dato il potere di blocco di tali lavoratori - saranno ora integrati in uno schema generale per i lavoratori appena assunti. Tuttavia, schemi autonomi come quello del Senato non sono stati influenzati dalla riforma.
L’inevitabilità della previdenza integrativa
E’ chiaro che, nonostante la solidarietà intergenerazionale, i diritti di alcuni dovranno essere pagati da altri. Una riforma veramente sistemica avrebbe dovuto promuovere seriamente schemi contributivi privati.
Le pensioni basate sul risparmio previdenziale - sia attraverso prodotti finanziari, assicurazioni sulla vita o investimenti immobiliari - hanno diversi vantaggi. Conservano la libertà di scelta di ogni lavoratore e incoraggiano la responsabilità personale. Sono generalmente visti come più redditizi, in primo luogo perché generano interessi, facendo crescere il capitale; e in secondo luogo, perché contribuiscono in parte al finanziamento dell’economia. Esse rappresentano un pilastro necessario in una società che invecchia che non può fare affidamento solo su sistemi PAYGO insostenibili.
Un altro motivo di scetticismo sulla riforma di Macron è che le pensioni per il personale governativo, attualmente finanziate dal bilancio del governo, non sono state riformate. Rappresentano una parte enorme della spesa per le pensioni, ma passa in gran parte inosservata perché questi programmi sono pagati dal bilancio del governo. Tuttavia, in parte a causa della generosità del loro sistema, il costo è molto elevato: le imposte sui salari delle pensioni rappresentano l’85% dei salari nel settore governativo contro il 28% nel settore privato.
In effetti, queste imposte sui salari del personale governativo sono pagate da tutti gli altri contribuenti. Confrontando i due diversi tassi di contribuzione (un divario di 57 punti percentuali), è facile comprendere come gran parte del disavanzo pensionistico è dovuto proprio alla presenza di un sistema particolarmente agevolato per i funzionari statali.
Gran parte della rabbia sociale delle scorse settimane è dovuto al fallimento di un modello sociale basato sulla concessione ineguale di diritti speciali ad alcune categorie e all’incapacità di mettere a terra una riforma complessiva quanto equa.
L’assenza di trasparenza nel dialogo con i cittadini
Un sistema fiscale complesso e opaco impedisce ai lavoratori di sapere quanto pagano per la loro pensione (e l’assistenza sanitaria). Il semplice confronto con possibili sistemi alternativi diventa difficile. E, dato che alcuni schemi pensionistici privilegiati sono stati sovvenzionati da alcune categorie di contribuenti, si genera una costante illusione fiscale.
Questa opacità spiega perché i francesi sembrano essere contrari alle riforme: non possono essere inclusi democraticamente nel processo decisionale se non c’è trasparenza, e non possono davvero avere conoscenza di ciò che è in gioco per il loro futuro.
Con il debito pubblico che si avvicina al 120% del PIL (quasi la metà detenuto da non residenti) e con il paese che affronta significativi problemi di deindustrializzazione ed energia, la Francia è sull’orlo di una crisi di fiducia e di caos finanziario.