Perché il franco svizzero è schizzato ai massimi di 11 anni? Ora la Svizzera è nei guai

Donato De Angelis

30/01/2026

La “valuta più forte del mondo” ha appena raggiunto un livello massimo che non si vedeva da 11 anni.

Perché il franco svizzero è schizzato ai massimi di 11 anni? Ora la Svizzera è nei guai

Il franco svizzero torna a occupare il centro della scena finanziaria mondiale. Nelle ultime ore la valuta elvetica si è spinta sui livelli più alti degli ultimi 11 anni contro il dollaro e resta stabilmente forte anche nei confronti dell’euro, a conferma di una tendenza che va ben oltre la fisiologia dei mercati valutari. È il segnale di una fase di profonda incertezza internazionale, in cui gli investitori tornano a privilegiare la sicurezza rispetto al rendimento, e in cui la Svizzera si ritrova ancora una volta nel ruolo di approdo finale dei capitali in fuga dal rischio.

Perché il franco svizzero è schizzato ai massimi di 11 anni?

Il contesto globale è determinante. Il dollaro statunitense sta attraversando una fase di debolezza strutturale, alimentata dalle tensioni politiche interne, dal dibattito sulla nomina del prossimo presidente della Federal Reserve da parte di Trump. Tutto questo durante un boom di diffidenza verso gli asset americani. In un simile scenario il franco beneficia pienamente della sua reputazione storica di valuta rifugio. «Il franco svizzero è probabilmente l’ultimo vero safe haven rimasto sul mercato valutario», osserva Derek Halpenny, responsabile della ricerca sui mercati globali di MUFG. «In un contesto di incertezza politica e geopolitica, gli investitori cercano stabilità, e la Svizzera continua a offrirla».

A rendere il franco particolarmente attraente non è solo l’instabilità altrui, ma anche la solidità interna del Paese. Daniel Kalt, Chief Investment Officer per la Svizzera di UBS Global Wealth Management, lo sintetizza con un’espressione efficace:

«Il franco non offre rendimento, ma è sostenuto da un’economia estremamente solida, da istituzioni credibili e da un debito pubblico contenuto. È questo che lo rende così appetibile nei momenti di stress».

Un giudizio che trova riscontro nei flussi finanziari. Nelle ultime settimane, una quota crescente di capitali si è spostata verso strumenti denominati in franchi, a scapito di dollaro ed euro.

L’ascesa del franco riflette una trasformazione delle gerarchie finanziarie globali. Secondo Francesco Pesole, strategist valutario di ING, «il franco è diventato la copertura preferita contro il rischio politico e macroeconomico, più dello yen e, in alcune fasi, persino del dollaro», dinamica che dice molto sul clima di sfiducia che attraversa l’economia mondiale e che rischia di protrarsi nel tempo.

Ora la Svizzera è nei guai

Per la Svizzera, tuttavia, la forza della propria moneta è un’arma a doppio taglio. Da un lato, un franco forte contribuisce a contenere l’inflazione importata, mantenendo bassi i prezzi dei beni acquistati dall’estero. Non a caso, l’inflazione svizzera viaggia su livelli prossimi allo zero, un’anomalia positiva rispetto a molte economie avanzate. Dall’altro lato, però, l’apprezzamento del franco penalizza le esportazioni, con relativa riduzione della competitività delle imprese sui mercati internazionali e compressione dei margini in settori chiave come l’industria manifatturiera, l’orologeria e il turismo.

È in questo equilibrio delicato che si muove la Banca nazionale svizzera. Con i tassi già prossimi allo zero, lo spazio di manovra della politica monetaria è limitato. «Un’ulteriore riduzione dei tassi potrebbe teoricamente raffreddare l’attrattività del franco», spiega Karsten Junius, capo economista di Bank J. Safra Sarasin, «ma l’effetto sarebbe probabilmente modesto, perché le forze che spingono la valuta sono di natura globale e non domestica».

Resta sullo sfondo anche l’ipotesi di interventi diretti sul mercato dei cambi, una strada già percorsa in passato, ma oggi politicamente sensibile, dopo anni di pressioni internazionali contro le presunte manipolazioni valutarie.

L’impatto sull’Italia

Le conseguenze del rafforzamento del franco non si fermano ai confini svizzeri e toccano da vicino anche l’Italia. Il cambio euro/franco si è portato su livelli che non si vedevano da anni, con l’euro sceso sotto quota 0,92. Per i lavoratori frontalieri italiani, che percepiscono il salario in franchi e lo spendono in euro, si tratta di un vantaggio immediato: a parità di stipendio, il potere d’acquisto aumenta. Diversa la situazione per le imprese italiane che esportano in Svizzera o per i consumatori che acquistano beni e servizi oltreconfine, per i quali il franco forte rappresenta un fattore di costo.

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