Perché il crollo delle azioni Ferrari (RACE) è un bene per chi investe

Tommaso Scarpellini

27 Maggio 2026 - 09:37

Ferrari crolla in Borsa e brucia €3,7 miliardi. Ma il P/E scende, i margini reggono e il buyback continua. C’è qualcosa che il mercato non ha ancora letto.

Perché il crollo delle azioni Ferrari (RACE) è un bene per chi investe
Ricevi le notizie di Money.it su Google
Aggiornamenti, approfondimenti e analisi direttamente su Google.
Segui

Il 25 maggio 2026, a Roma, Ferrari ha svelato Luce, la sua prima auto elettrica. Il mercato ha risposto con una delle correzioni più violente della storia recente del titolo RACE. €3,7 miliardi di capitalizzazione evaporati in una sola seduta. Un numero che fa male, ma che potrebbe raccontare qualcosa di completamente diverso da ciò che sembra.

Sì, c’è un segnale nascosto dietro questo crollo che la maggior parte degli investitori non sta leggendo correttamente.

Ferrari e il crollo del 26 maggio: i numeri che contano davvero

In concomitanza con il settantanovesimo anniversario della prima storica vittoria del Cavallino Rampante al Gran Premio di Roma del 1947, il titolo RACE ha subito una contrazione di capitalizzazione di mercato pari a circa €3,7 miliardi in una singola sessione di contrattazioni. Una correzione che, analizzata nella sua dimensione tecnica, non può essere liquidata come semplice volatilità intraday.

Il contesto industriale che ha innescato questa reazione ribassista è articolato. La Ferrari Luce, berlina liftback a cinque porte presentata nella cornice della Vela di Calatrava, rappresenta una rottura netta con la tradizione stilistica e geometrica del marchio, frutto di una collaborazione con lo studio esterno LoveFrom. Un cambio di direzione estetico che ha lasciato perplessa buona parte della comunità internazionale dei collezionisti, storicamente il segmento più sensibile alle variazioni di posizionamento del brand.

A questo si aggiunge un elemento di comunicazione che gli analisti hanno letto come un segnale di debolezza: Ferrari ha scelto di non concedere alcuna sessione di prova su strada o in pista alla stampa specializzata in fase di lancio. Una scelta inusuale per un costruttore che ha sempre fatto della performance verificabile il pilastro della propria narrativa commerciale e finanziaria.

Il piano industriale rivisto: cosa è cambiato davvero

Il punto tecnico più rilevante per chi detiene o valuta una posizione su RACE non riguarda l’estetica del veicolo, ma la revisione del piano industriale. Nel documento originario del 2022, Ferrari stimava che entro il 2030 la propria offerta commerciale sarebbe stata composta per il 40% da veicoli completamente elettrici (BEV), per il 40% da modelli ibridi e per il 20% da motorizzazioni a combustione interna (ICE).

Il nuovo piano ha ridotto della metà l’obiettivo BEV, portandolo al 20%, e ha contestualmente raddoppiato la quota ICE al 40%, mantenendo fermo al 40% il comparto ibrido. Una revisione significativa che, da un lato, potrebbe rassicurare gli investitori più tradizionali sul presidio del core business, ma che dall’altro ha alimentato dubbi sulla visibilità dei margini futuri nel comparto elettrico e sulla capacità di Ferrari di competere efficacemente in quel segmento nel medio termine.

Il P/E scende: e ora dove si posiziona la valutazione?

Storicamente, il multiplo prezzo/utili di Ferrari si è attestato su una media a cinque anni di $46,37x, un valore nettamente superiore rispetto alla media del settore automobilistico globale, giustificato dalla natura ibrida del titolo: un produttore di automobili valutato con i multipli di una luxury house d’alta moda.

In seguito alla correzione del 26 maggio 2026, il P/E TTM del titolo RACE è sceso a $33,54x. Un livello che, per quanto ancora superiore alla media settoriale, potrebbe rappresentare uno degli ingressi più accessibili degli ultimi anni su un titolo normalmente proibitivo in termini di valutazione.

Sotto il profilo operativo, Ferrari continua a registrare un margine di profitto netto del 22,17% e un margine EBITDA del 39,1%, valori che collocano la società al vertice della redditività industriale globale. Numeri che non si deteriorano in una sola sessione di contrattazioni, per quanto intensa.

A supporto strutturale del titolo permane inoltre il programma pluriennale di acquisto di azioni proprie da €3,5 miliardi, da completarsi entro il 2030, che continua a operare come un cuscinetto di domanda sul mercato secondario.

Quello che il mercato potrebbe non aver ancora prezzato

L’analisi strutturale suggerisce che l’operazione Luce potrebbe configurarsi non come un cambio di identità definitivo, ma come una mossa di copertura tecnologica e diversificazione commerciale orientata al futuro. L’acquisizione interna di competenze nello sviluppo di motori a flusso radiale, nella gestione termica a 880V e nell’ottimizzazione dinamica del peso del veicolo potrebbe posizionare Ferrari in modo vantaggioso rispetto ai principali concorrenti del lusso nel lungo periodo.

Nel breve termine, il mercato potrebbe seguire con attenzione i dati relativi alla raccolta ordini per la Ferrari Luce. Se la nuova clientela ad alto patrimonio netto dovesse assorbire la produzione programmata, la profittabilità del modello potrebbe supportare i conti del gruppo e favorire un progressivo recupero del titolo verso i livelli precedenti la correzione. Ma questo, naturalmente, resta uno scenario possibile tra tanti, non una certezza.

Un’occasione o una trappola? Il rischio che pochi considerano

Chi ha vissuto i mercati sa che i cali più profondi sui titoli di qualità spesso celano dinamiche opposte a quelle che il sentiment di breve termine comunica. Eppure sa anche che non tutti i ribassi sono opportunità.
Perché il Treasury USA al 5,2% potrebbe essere un’occasione per il risparmiatore italiano?

Il rischio reale per chi valuta RACE oggi non è tanto il calo in sé, quanto la possibilità che la revisione del piano industriale e il cambio estetico rappresentino l’inizio di una crisi d’identità più profonda per il brand. Ferrari vale quanto vale anche perché è riuscita, fino ad oggi, a mantenere una coerenza narrativa e stilistica quasi unica al mondo. Qualsiasi incrinatura percepita su questo fronte potrebbe avere conseguenze sui multipli che nessun margine operativo è in grado di compensare nel breve termine.

Il crollo del 26 maggio potrebbe rivelarsi, con il senno di poi, un punto di ingresso storico. Oppure il primo segnale di una fase di ricalibrazione più lunga e complessa. La risposta, probabilmente, non arriverà dal prezzo dell’azione, ma dalla prima lista d’attesa della Ferrari Luce.