5 posti, 4 motori, 0 emissioni. Con Luce, Ferrari entra nell’era elettrica (ma ora viene la parte difficile)

Donato De Angelis

26 Maggio 2026 - 10:21

Con la prima berlina elettrica della sua storia, il Cavallino Rampante lancia una sfida industriale e finanziaria senza precedenti. Dopo cinque anni di sviluppo e sessanta brevetti.

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Quella del 25 maggio non una data casuale: esattamente 79 anni prima, una Ferrari 125 S conquistava la sua prima vittoria ufficiale sulle strade di Caracalla. Ieri sera, sotto le volte futuriste della Vela di Calatrava a Tor Vergata, Maranello ha celebrato un’altra première destinata a entrare nei libri di storia dell’automobilismo e dell’industria del lusso globale. La Ferrari Luce, primo veicolo completamente elettrico nella storia ultraottantennale del Cavallino Rampante, è finalmente realtà.

L’evento ha riunito ottocento clienti selezionati e oltre duecento giornalisti da tutto il mondo, con cinque esemplari della Luce dispiegati in un light show che ne ha esaltato la gamma cromatica, dal rosso tradizionale al bianco e al celeste chiaro. Una rottura estetica che preannuncia una rottura strategica ben più profonda.

Sul piano tecnico, la Luce si presenta come un oggetto radicalmente nuovo nell’universo Ferrari. Cinque posti, quattro porte con apertura controvento, una carrozzeria dalla silhouette a conchiglia lunga oltre cinque metri: numeri e forme che avrebbero fatto sobbalzare qualsiasi ferrarista della vecchia guardia. Al posto del rombo termico, una batteria ad alta capacità da 122 kWh integrata nel pianale, quattro motori elettrici, uno per ruota, capaci di sviluppare 1.050 cavalli complessivi, con accelerazione da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e velocità massima di 310 km/h. L’autonomia dichiarata supera i 530 chilometri.

Il progetto ha richiesto cinque anni di lavoro e ha generato sessanta brevetti. Tra le novità ingegneristiche più significative troviamo la trazione integrale elettrica, una prima assoluta per Ferrari, ottenuta grazie al controllo indipendente di ciascuna ruota, e un sistema di amplificazione delle vibrazioni naturali del powertrain per preservare quella sensorialità viscerale che da sempre distingue un’auto di Maranello. La piattaforma dedicata opera a 880 volt.

È proprio la dimensione strategico-finanziaria a rendere la Luce un caso da studiare. Con un prezzo di partenza di 550.000 euro Ferrari non punta a democratizzare l’elettrico, ma a colonizzare un segmento premium inesplorato: quello delle grandi berline sportive a emissioni zero, capaci di soddisfare le esigenze quotidiane di una famiglia benestante senza rinunciare alle prestazioni da supercar. Un bagagliaio da 580 litri e cinque posti veri certificano questa ambizione.

L’operazione è tanto più coraggiosa se si considera il contesto competitivo. Mentre Porsche e Lamborghini rallentano la propria transizione elettrica invocando una domanda più debole del previsto, Ferrari sceglie di accelerare. Il messaggio implicito agli analisti e agli investitori è chiaro: il brand è abbastanza forte da creare domanda, non solo da seguirla. Il direttore commerciale e marketing, l’ingegner Galliera, ha definito la Luce «la Ferrari più versatile della storia», anticipando l’arrivo di «nuovi clienti di conquista» attratti dalla singolarità della proposta.

Sul fronte del design, la collaborazione con LoveFrom, la factory creativa fondata dall’ex chief design officer di Apple, Sir Jony Ive, e da Marc Newson, aggiunge un valore simbolico non trascurabile. Associare il nome che ha disegnato iPhone e iMac all’abitacolo della prima Ferrari elettrica equivale a posizionare il prodotto all’intersezione tra tecnologia di consumo premium e artigianato automobilistico d’élite, territorio in cui il valore percepito supera sistematicamente il costo di produzione, con margini strutturalmente elevati.

Le prime consegne sono attese entro la fine del quarto trimestre 2026.

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