I prezzi del gas naturale negli Stati Uniti hanno raggiunto di recente i massimi degli ultimi tre anni, superando i $5 per milione di unità termiche britanniche (mmbtu) per le consegne di gennaio. Il rialzo è stato guidato dal freddo intenso nel Nord-Est del Paese e dalla crescente domanda di materia prima da parte degli impianti di GNL.
Contemporaneamente, l’abbondanza di GNL a livello globale, in gran parte grazie ai nuovi approvvigionamenti statunitensi, ha ridotto i prezzi nei principali centri di domanda in Asia ed Europa. Gli Stati Uniti, diventati nel 2023 il principale esportatore mondiale di GNL, hanno registrato esportazioni record pari a 12 miliardi di metri cubi nel novembre scorso, con un aumento del 20% rispetto all’anno precedente.
L’Europa ha assorbito circa il 65% delle esportazioni USA, contribuendo al calo dei prezzi TTF sotto i 30 euro per MWh, i minimi dall’aprile 2024. Anche la riduzione delle importazioni cinesi, previste intorno ai 65 milioni di tonnellate nel 2025, ha accentuato il fenomeno.
Questa dinamica ha compresso lo spread tra Henry Hub e TTF a circa $4,70 per mmbtu, il livello più basso da aprile 2021, erodendo i margini dei produttori statunitensi di GNL. Gli esperti avvertono che se il margine dovesse scendere sotto i $2 per mmbtu, pari ai costi di produzione, sarà inevitabile ridurre l’output.
Nonostante ciò, per il 2026 la produzione non dovrebbe subire tagli significativi, ma tra il 2027 e il 2028 la crescente capacità globale, soprattutto dagli Stati Uniti e dal Qatar, potrebbe mettere pressione sulle esportazioni. L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede un incremento della capacità di esportazione di 300 bcm all’anno tra il 2025 e il 2030, con circa il 45% proveniente dagli USA.
In parallelo, la produzione di gas USA è destinata a crescere da 39 a 42 trilioni di piedi cubi entro il 2030, mentre la quota destinata all’GNL passerà dal 13% al 20%. Questo scenario potrebbe generare tensioni sul mercato interno e aumentare ulteriormente i prezzi, soprattutto in inverno, accentuando il rischio politico legato agli impegni presidenziali di ridurre i costi energetici per i consumatori.
La combinazione di domanda interna crescente, esportazioni record e margini in contrazione rappresenta dunque una sfida strategica per i produttori statunitensi di GNL, che potrebbero trovarsi a dover rivedere le loro strategie operative nei prossimi anni.
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