Gli esperti di automotive considerano i motori giapponesi come i migliori al mondo. Proviamo a scoprire i segreti di un successo che dura ormai da mezzo secolo
Passano gli anni, le tecnologie fanno passi da gigante e ogni giorno arrivano auto che fino a poco tempo fa avremmo considerato come astronavi. Una cosa, però, non passa mai: l’affidabilità dei motori giapponesi.
E non è soltanto una questione di rapporto qualità-prezzo. I propulsori giapponesi vengono costruiti con lo scopo di durare più a lungo possibile e di creare il minor numero di problemi ai guidatori. Una vera e propria filosofia che affonda le radici negli anni ‘80 e che ancora oggi nessuno è riuscito a replicare.
Una filosofia costruttiva unica al mondo
Nelle classifiche annuali di affidabilità delle auto e dei marchi, i brand giapponesi sono sempre ai primi posti.
Il merito è di motori che brillano per assenza di guasti, soluzioni ingegneristiche avanzate e longevità, frutto di una cultura costruttiva volta al miglioramento continuo. Una filosofia che accomuna aziende come Honda, Mazda, Toyota e Subaru, giusto per citarne alcune, che ogni giorno costruiscono propulsori con meccaniche robuste, tecnologie innovative e architetture aspirate in grado di sopportare chilometraggi elevatissimi.
Quello che muove i costruttori giapponesi, dunque, non è la corsa alle prestazioni. È, al contrario, l’obiettivo di ridurre al minimo sprechi e difetti in ogni fase produttiva, puntando al massimo della perfezione costruttiva.
Il vero segreto dei motori giapponesi
L’altro segreto dei costruttori nipponici è che quando progettano un motore lo sviluppano con l’idea che “viaggerà” in diversi mercati.
Una Toyota o una Nissan sono pensate per non dare problemi sia in contesti come quello europeo, dove i carburanti sono di alta qualità e le strade ben curate, che in quelli sud americani o asiatici, dove le reti stradali sono indubbiamente peggiori e in cui è difficile trovare un carburante di ottimo livello.
Questo approccio fa sì che molte auto giapponesi siano munite di componenti sovradimensionati usate per resistere in ogni situazione stradale. Ovvero che montino le migliori parti meccaniche, periferiche e turbocompressori attualmente disponibili.
Una storia di affidabilità che viene da lontano
Quello che in pochi sanno è che l’affidabilità giapponese non è casuale, ma è stata costruita nel tempo grazie a un cambio di paradigma condiviso da tutti i principali costruttori.
Alla fine degli anni ‘80, il Giappone era uno dei Paesi con il più alto numero di incidenti stradali mortali al mondo. La colpa era di auto sportive sempre più potenti e non adatte alla rete stradale del Paese.
Ma mentre il Governo stava valutando se limitare o meno la diffusione di questo tipo di vetture, i principali marchi decisero di raggiungere in autonomia un accordo informale: non avrebbero più venduto auto di potenza superiore ai 280 CV.
Un vero e proprio “gentlemen agreement” stretto da colossi come Toyota, Nissan, Honda, Mazda, Mitsubishi e Subaru che per i 15 anni successivi vietò la commercializzazione e la pubblicizzazione di veicoli con potenza maggiore di 280 CV e velocità superiore ai 180 km/h.
L’accordo venne interrotto a metà degli anni 2000 ma ha lasciato un’eredità importante: il proseguimento di una filosofia ingegneristica basata su propulsori sovradimensionati, longevi, con bassi consumi e incredibilmente robusti.
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