Perché i dazi di Trump sono solo un antipasto prima del controllo sui capitali?

Redazione Money Premium

24 Febbraio 2025 - 07:16

L’amministrazione Trump potrebbe ridefinire le regole del gioco con misure fiscali sulle transazioni finanziarie internazionali. Ma quali sarebbero le conseguenze per i mercati globali?

Perché i dazi di Trump sono solo un antipasto prima del controllo sui capitali?

Per decenni, le barriere agli investimenti sono state un tabù per i policymaker statunitensi, temendo ripercussioni negative sui mercati finanziari.

Tuttavia, l’attuale amministrazione sta considerando l’introduzione di misure per tassare o limitare gli investimenti esteri in entrata, nel tentativo di riequilibrare la bilancia commerciale e contrastare la cronica svalutazione delle valute estere rispetto al dollaro.

Quali potrebbero essere gli effetti di queste politiche?

L’approccio economico della presidenza Trump si basa su una visione mercantilista delle relazioni commerciali internazionali. Il persistente deficit commerciale statunitense è visto come una conseguenza della manipolazione valutaria da parte dei partner commerciali, che favorisce le loro esportazioni e penalizza le imprese americane.

Attualmente, gli Stati Uniti registrano un deficit cronico nelle merci, bilanciato da un massiccio afflusso di capitali esteri. Questi investimenti hanno contribuito a rafforzare il dollaro e a ridurre il costo del capitale per le aziende americane. Secondo i dati più recenti, la posizione netta degli investimenti internazionali (NIIP) degli Stati Uniti si attesta a -23,6 trilioni di dollari, circa l’80% del PIL nazionale.

L’adozione di dazi sulle importazioni è stata la prima mossa dell’amministrazione per riequilibrare il deficit commerciale. Tuttavia, questa politica ha spesso portato a un rafforzamento del dollaro, peggiorando la competitività delle esportazioni statunitensi.

Una soluzione alternativa, discussa da economisti e investitori, è l’introduzione di tasse sulle transazioni finanziarie internazionali, ispirata alla «Tobin Tax» proposta dal premio Nobel James Tobin negli anni ’70. Questo tipo di misura potrebbe ridurre la volatilità dei mercati valutari e fornire un’importante fonte di entrate per lo Stato.

Secondo il gestore di hedge fund Stephen Jen, una tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe generare un gettito significativo. Ad esempio, un’imposta dello 0,0005% sulle operazioni valutarie globali, che ammontano a circa 7,5 trilioni di dollari al giorno, potrebbe generare entrate enormi senza compromettere eccessivamente i flussi finanziari.

Tuttavia, se l’obiettivo della politica è riequilibrare le relazioni commerciali piuttosto che aumentare le entrate, allora le misure di controllo sui capitali dovrebbero essere più drastiche. Ciò potrebbe avere effetti devastanti sui mercati finanziari globali, inducendo un crollo del dollaro e destabilizzando le borse statunitensi.

L’idea di tassare o limitare gli investimenti esteri sta guadagnando terreno nel dibattito economico statunitense. Se da un lato queste misure potrebbero riequilibrare la bilancia commerciale, dall’altro comportano rischi significativi per la stabilità finanziaria globale. L’amministrazione Trump dovrà valutare attentamente l’impatto di tali politiche, bilanciando le esigenze di protezione dell’industria nazionale con la necessità di mantenere la fiducia degli investitori internazionali.