Perché agli italiani piacciono (troppo) i dividendi

Tommaso Scarpellini

26 Marzo 2025 - 15:34

Gli investitori italiani mostrano una chiara preferenza per le azioni ad alto dividendo, come evidenziano le politiche societarie a Piazza Affari. È sempre stato così, eppure qualcosa non torna.

Perché agli italiani piacciono (troppo) i dividendi

Non esiste una statistica ufficiale che dimostri chiaramente come gli investitori italiani prediligano i dividendi rispetto ad altre forme di rendimento. Tuttavia, questa tendenza si può facilmente intuire osservando le politiche di distribuzione delle società quotate a Piazza Affari.

Secondo il Morningstar Italy Index, infatti, le società italiane presenti nel cosiddetto “ferro di cavallo”, ovvero il paniere azionario italiano, risultano essere tra le più generose d’Europa in termini di dividendi distribuiti. E questo ci dice già molto.

In finanza, nulla avviene per caso. Se le società italiane scelgono di distribuire così tanto capitale agli azionisti, è perché percepiscono chiaramente una preferenza di mercato. In altre parole, lo fanno perché sanno che agli investitori italiani piace così.

Un dato che fa riflettere: 6,9%

Sempre secondo Morningstar, le aziende italiane ad alto dividendostaccano in media il 6,9% annuo. Un valore estremamente elevato, specialmente se paragonato al benchmark europeo, che si aggira intorno al 3,5%. È una differenza significativa, che evidenzia un’anomalia quasi culturale nel comportamento degli investitori italiani.

Il rendimento medio del 6,9% è doppiamente superiore alla media continentale. Questo ci porta a due riflessioni: la prima è che gli investitori italiani sono fortemente orientati alla generazione di reddito da dividendi; la seconda è che le aziende si adeguano a questa richiesta, spesso anche a scapito di potenziali investimenti interni.

Perché le aziende non reinvestono gli utili?

In una logica più moderna, ci si aspetterebbe che le aziende reinvestano gli utili per stimolare la crescita interna e migliorare la propria competitività. Questo porterebbe potenzialmente a un aumento degli utili per azione (EPS) e quindi del prezzo delle azioni, con guadagni in conto capitale per gli investitori.

Eppure in Italia la tendenza è un’altra. Le aziende scelgono di distribuire, talvolta in modo anche aggressivo. Prendiamo il caso di Stellantis: utili in netto calo (circa -70% negli EPS), ma dividendo ancora al 13.70%. Oppure il comparto bancario, protagoniste di ottime performance nel 2024, hanno tendenzialmente raddoppiato i dividendi, a fronte di una crescita importante degli utili. Perché? Sono due casistiche diverse, ma che entrambe meritano un approfondimento.

Una prima risposta potrebbe essere che molte aziende non vedano opportunità d’investimento interne in grado di garantire rendimenti soddisfacenti. Si parla in questo caso di ROC (Return on Capital) potenzialmente negativo. Ma in un’epoca di evoluzione tecnologica e innovazione costante, questa ipotesi appare piuttosto debole. Nei mercati come gli Stati Uniti o la Cina, ad esempio, dove i dividendi sono meno diffusi, la crescita degli utili è stata trainata proprio da forti investimenti in ricerca e sviluppo.

Hang Seng, EU 50, S&P 500 Hang Seng, EU 50, S&P 500 Grafico lineare degli indici Hang Seng, EU 50, S&P 500. Fonte: baha.com

Oppure è una questione di rischio?

Un’altra ipotesi è che il dividendo elevato rappresenti un premio per il rischio. Le aziende italiane a più alto dividendo, come evidenzia il Morningstar Italy Index, sono spesso società più esposte alla ciclicità o a mercati più volatili. In questo senso, il dividendo servirebbe a compensare l’investitore per il rischio aggiuntivo che si assume.

In ogni caso, resta fondamentale porsi una domanda: questa preferenza italiana per il dividendo è davvero sostenibile nel lungo periodo?

Ecco una risposta

L’elevata distribuzione di dividendi in Italia è il sintomo di una cultura finanziaria ancora molto ancorata al passato, che privilegia la stabilità del flusso cedolare rispetto alla crescita del capitale. Ma in un mondo che corre veloce verso l’innovazione, è lecito chiedersi se questa visione sia ancora compatibile con le sfide del futuro.

È probabile che una maggiore consapevolezza finanziaria, insieme a una maggiore apertura verso i mercati globali, possa in futuro modificare le abitudini degli investitori italiani. Ma, per ora, i numeri parlano chiaro: agli italiani, i dividendi piacciono. E non poco.