Perché Putin vuole farsi pagare il gas in rubli: l’intervista al prof. Lanza

Violetta Silvestri

24/03/2022

24/03/2022 - 16:27

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L’annuncio di Putin di accettare solo rubli per il gas è stato l’ultimo sussulto della guerra energetica. Come spiega il prof. Alessandro Lanza della Luiss, ci sarà un impatto soprattutto in Russia.

Perché Putin vuole farsi pagare il gas in rubli: l'intervista al prof. Lanza

Il presidente russo ha scosso ulteriormente il mercato del gas con l’annuncio che pretenderà il pagamento dell’energia venduta ai “Paesi ostili” esclusivamente in rubli.

Cosa significa e quanto è realistica questa impattante novità? Per chiarire effetti e conseguenze nel breve e lungo periodo di tale affermazione di Putin, Money.it ha intervistato il professore Alessandro Lanza, docente alla Luiss di Energy and environmental policy e con esperienza in Eni, Iea, Enea.

L’ultima trovata del presidente russo ha ancora contorni piuttosto vaghi, ma potrebbe portare cambiamenti più all’interno della sua nazione che nelle società europee e occidentali che acquistano energia.

Proprio su questo ultimo aspetto, il professore Lanza ha offerto spunti di riflessione per chiarire perché Putin vorrebbe farsi pagare il gas in rubli.

Qual è il vero obiettivo di Putin con il pagamento del gas in rubli?

Il professore Alessandro Lanza, intervistato da Money.it, ha una risposta chiara al quesito su cosa significa e cosa può davvero cambiare con il pagamento in rubli dell’energia acquistata dalla Russia:

“Per noi non cambia nulla, per chi cambia questa storia? Per i russi e non necessariamente in meglio, nel senso che le società russe che vendono gas prima avevano moneta forte, euro o dollari, ora riceveranno solo rubli... con il tasso galoppante del momento non è esattamente un affare. Per le società che vendono energia, quindi, andrà peggio.”

Chi ci guadagna allora in questo potenziale cambiamento? L’analisi del professore è esplicita:

Nel breve periodo ci guadagna il cambio [con apprezzamento del rublo] con uno shock positivo che però probabilmente finirà nel giro di un mese. Il vero vantaggio è del Governo. Putin ha affermato che la banca centrale dovrà dire come sistemare il meccanismo di cambio alla luce di questa novità. Ovviamente sarà un meccanismo statale, con risultato finale che tutte le monete, dollaro ed euro, finiranno in un fondo totalmente alle dipendenze del Governo...

In sintesi, come semplificato da Lanza, per russi il pagamento in rubli dell’energia sarà positivo inizialmente sul fronte del cambio e darà vantaggio al Governo, perché ha studiato una manovra tesa a concentrare la moneta forte in entrata, che prima era incassata direttamente dalle società come Gazprom, Lukoil, nelle mani del Tesoro, controllando transazioni in dollari o euro che non sono più destinate alle aziende, ma al Governo.

In termini ancora più esaustivi, il professore spiega che Putin “vuole così controllare l’intera massa monetaria di moneta forte attraverso un organismo pubblico ancora da definire, ma che porterebbe un cambiamento forte, con un messaggio: petrolio e gas sono nel mio controllo.”

Tutto, ovviamente, resta sulla carta per adesso e non ci sono indicazioni su come la banca centrale russa riuscirà a definire il meccanismo per consentire il pagamento nella valuta russa.

Sullo sfondo, inoltre, rimane anche il problema legale, evidenziato anche dal professore Lanza: finora i contratti di vendita sul gas e sul petrolio sono denominati in dollari e in euro e cambiare in corsa le regole del pagamento, come pretenderebbe Putin, non è affatto scontato. Soprattutto perché avverrebbe in modo unilaterale.

Restando nel più ampio tema delle sanzioni energetiche, il professor Lanza ha evidenziato come l’arma davvero letale per Putin sarebbe l’interruzione delle vendite in Europa di gas e petrolio. Uno scenario, ha però aggiunto, non auspicabile e non verosimile.

L’Italia, per esempio, sta intensificando gli acquisti di gas da altri offerenti e dovrebbe investire nei rigassificatori, che finora sono stati snobbati dai Governi nazionali a detta del professore e che, comunque, necessitano di venditori con spare capacity (GNL in più e inveduto da mettere nel mercato).

Iniziative, però, non di breve e facile soluzione soprattutto per la sostituzione di gas russo, più difficile da rimpiazzare rispetto al petrolio.

Infine, una battuta sui prezzi energetici. Se quelli del gas oscillano soprattutto in base all’andamento dei futures, fortemente legati sulle tensioni geopolitiche, per i costi del petrolio e della benzina, il professore Lanza ha ribadito che: “la tassazione sull’energia è la terza in Italia e pesa per metà sul prezzo del carburante. Prima di parlare di speculazione esterna, occorre che il Governo trovi alternative per ridurre ancora il prezzo con interventi sulla fiscalità, sulle accise e sulla diminuzione della spesa pubblica”.

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