Per i bond high yield entrano in scena le gestioni attive. Sono davvero utili?

Lorenzo Raffo

06/02/2025

Quello delle emissioni ad alto rendimento è un settore complesso. Meglio allora l’utilizzo di Etf, ora proposti anche nella tipologia attiva. Ecco come ottenerne il meglio.

Per i bond high yield entrano in scena le gestioni attive. Sono davvero utili?

Le obbligazioni ad alto rendimento, definite comunemente high yield – ovvero con rating inferiore alla tripla B – sono un mondo su cui non è facile investire, per vari motivi:

  • la maggior parte delle emissioni riguarda il contesto Usa e quindi la valuta Usd ed è trattata sui mercati cosiddetti non regolamentati, sebbene molte siano quotate alla Borsa di Francoforte. Come tali non sono accessibili mediante le classiche piattaforme di trading italiane e non rispondono ai requisiti stabiliti per il retail;
  • quelle poche presenti su Borsa Italiana soffrono spesso di carente liquidità;
  • molte volte si riferiscono a società scarsamente conosciute dagli investitori.

In sintesi un’occasione persa?
No ed ecco il perché.

Con gli Etf si superano gli ostacoli

L’alternativa si chiama Etf. Ne vengono proposti tanti, riferiti a bond high yield in Usd, in Eur, dei mercati sviluppati o di quelli emergenti, con scadenze corte o lunghe e caratterizzati anche da diversi livelli di rischio, ovvero di rating, a cambio hedgiato oppure no, nonché infine a capitalizzazione o a distribuzione delle cedole. Gli scambi sono più che soddisfacenti e una buona gestione nel tempo consente di ottenere risultati significativi. Per esempio mediante piani di acquisto non automatizzati – quelli offerti dalle piattaforme – ma impostati su entrate scaglionate in base a variazioni in percentuale delle quotazioni. Un universo quindi ricco di soluzioni, che richiede però una certa conoscenza delle caratteristiche del singolo Etf.

Finora a gestione passiva

Acquistando questi Etf si punta su un indice di riferimento, che talvolta si riferisce a un sottostante vastissimo di obbligazioni, riducendo quasi del tutto il maggiore rischio degli high yield, ovvero quella di un default, dato che in alcuni casi rasentano rating bassissimi. Finora sono stati però a gestione passiva, ovvero con replica corrispondente a quella dell’indice. Se sale l’Etf sale, se scende l’Etf scende. Per molti anni il mercato si è accontentato di tale modalità operativa, differenziandosi quindi dai fondi, che sono a gestione attiva ma con costi molto più elevati.

Ora anche a gestione dinamica

Dagli Usa è partita però l’alternativa di quelli attivi, in cui - al posto di replicare passivamente i sottostanti – entra in scena la gestione da parte di specialisti, allo scopo di garantire rendimenti maggiori rispetto agli Etf tradizionali. Un simile avvicendamento si presta bene nel caso proprio dei bond high yield, che hanno scadenze medie non troppo lunghe, variazioni di rating nel tempo, liquidità altalenante e spesso rimborsi anticipati. L’onda lunga – iniziata oltre Oceano – si sta così estendendo in Europa, sebbene in maniera più lenta, anche per la minore disponibilità di Etf corrispondenti a tali caratteristiche. L’offerta cresce quindi ma a piccoli passi.

Convengono davvero?

Il confronto fra la prima generazione e quella evoluta non ha ancora dato adito a risultati effettivamente paragonabili, per vari motivi. Il mercato tuttavia si sta convincendo che la diversificazione fra le due strutture va presa in considerazione, proprio per le peculiarità dei bond high yield. Il verdetto verrà con il taglio dei tassi da parte della Fed: si potranno allora registrare le diverse performance delle due categoria in un contesto di rialzo delle quotazioni e di riadeguamento delle curve.

Arrivano due novità di Goldman Sachs

Proprio negli ultimi giorni sono stati quotati su Borsa Italiana due nuovi Etf Goldman Sachs Asset Management a gestione attiva con sottostanti bond high yield:

  • Goldman Sachs Usd High Yield Bond Active – Isin IE000RRCJI06 – valuta di denominazione Usd – valuta di negoziazione Eur – Ter (costo annuo) 0,25% – a distribuzione di cedole su periodicità semestrale.
  • Goldman Sachs Eur High Yield Bond Active Etf - Isin IE0009EDBBS3 – valuta denominazione Eur – valuta di negoziazione Eur – Ter (costo annuo 0,25%) – a distribuzione di cedole su periodicità semestrale.

Le relative strategie mirano a sovraperformare i rispettivi indici di riferimento (Bloomberg US Corporate Index Tr e Bloomberg Euro Corporate Bond Index Tr) nel lungo periodo, tramite la selezione dei titoli e assumendo esposizioni basate sull’analisi di fattori quantitativi e tecnici, per valutare le opportunità d’investimento. E’ evidente che – sulla carta – la loro convenienza è maggiore rispetto soprattutto a quella di mettere in portafoglio singole obbligazioni di questo tipo. Si pensi, per esempio, al fatto che il team di specialisti della società è composto da oltre 370 professionisti.

La gestione attiva della gestione attiva

E’ evidente che – come sempre – alle promesse devono seguire i fatti. Come ottenerli? Prima di tutto approfondendo le caratteristiche dei due Etf, scaricando per esempio dagli specifici siti di Borsa Italiana i relativi prospetti e Kiid, nonché attivando quella strategia di acquisti scaglionati in base all’evoluzione delle quotazioni, cui abbiamo accennato precedentemente. Assommando gestione attiva dell’investitore a gestione attiva dell’emittente il risultato dovrebbe essere più che soddisfacente nel lungo termine, soprattutto in presenza di movimenti rilevanti delle quotazioni. Ancora da stabilire invece il rendimento distribuito. Occorrerà attendere il completamento almeno di un anno e quindi di due cedole pagate per valutarne il peso.

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