Pensioni, meno tasse e anni di lavoro. Il piano del governo per la prossima legge di Bilancio

Simone Micocci

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Riforma delle pensioni: parla il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Strada più semplice e meno tasse: ecco quali sono gli obiettivi.

Pensioni, meno tasse e anni di lavoro. Il piano del governo per la prossima legge di Bilancio

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Cosa ci sarà nella prossima legge di Bilancio non è ancora dato sapere, ma le ultime dichiarazioni rilasciate dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, nel corso dell’evento “City Talks”, che si sta tenendo in questi giorni a Napoli, ci danno qualche elemento in più per farci un’idea al riguardo.

Nel dettaglio, come spiegato da Durigon, due sono le direttrici lungo le quali il governo intende muoversi, anche in considerazione delle difficoltà legate al mondo del lavoro.

Spesso, infatti, si sostiene che per garantire la sostenibilità delle pensioni di domani serva intervenire sul mercato del lavoro, puntando su occupazione e salari, ma secondo Durigon vale anche il ragionamento inverso. Considerate alcune difficoltà del mercato del lavoro, come quella di inserire nuove figure professionali per aumentare la produttività e, soprattutto, la competitività, serve intervenire anche sul sistema previdenziale. Come? Permettendo ai lavoratori ormai prossimi alla pensione, che si presume siano anche quelli con maggiori carenze nelle nuove competenze, di andarci prima.

Da qui il primo grande obiettivo del governo sul fronte pensionistico in vista della prossima manovra, sul quale è già arrivato il placet di Matteo Salvini: consentire a tutti i lavoratori di andare in pensione a 64 anni. “Uno sconto di tre anni per chi lo vorrà è un modo per eliminare la legge Fornero, il che per me resta una priorità”, ha spiegato il leader della Lega, che a quanto pare proprio non vuole rinunciare allo slogan che tanto gli ha portato fortuna nelle scorse elezioni, per quanto con scarsi risultati fino a oggi.

Una prospettiva che si accompagnerà al ricorso a un’altra leva, quella del taglio delle tasse per i pensionati, con l’obiettivo di abbassare la pressione fiscale, sulla scia di quanto già fatto in altri Paesi.

Pensione a 64 anni, “Ci stiamo lavorando”

Non è una novità: se ne parla da settimane, ma a oggi non ci sono ancora certezze sulla possibilità che la pensione a 64 anni, con l’aggiunta di 1 mese per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, venga effettivamente estesa a tutti.

L’obiettivo è noto: riconoscere anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 il diritto alla pensione anticipata contributiva, alla quale si accede a 64 anni di età, con almeno 20 anni di contributi e un assegno pari ad almeno tre volte il valore dell’Assegno sociale.

“Ci stiamo lavorando”, ha dichiarato Durigon senza sbilanciarsi, lasciando però intendere che questo sia, al momento, l’orientamento del governo. Una misura che dovrebbe anche favorire il ricambio generazionale, permettendo alle aziende di accompagnare alla pensione il personale in esubero e inserire le nuove figure professionali di cui oggi hanno bisogno.

Va detto, però, che questo risultato non è affatto scontato, dal momento che anche alcune misure di flessibilità del passato, come Quota 100, erano nate con questo obiettivo, salvo poi produrre effetti limitati sul ricambio generazionale.

Anche perché bisognerà capire chi sarà effettivamente interessato ad andare in pensione tre anni prima con un assegno ricalcolato interamente con il sistema contributivo, una “penalizzazione” che, come già dimostrato da misure quali Quota 103, può rappresentare un disincentivo al pensionamento.

Il rischio è che a usufruire dell’uscita anticipata siano soprattutto i dipendenti pubblici, per i quali il ricambio non è così immediato, come già avvenuto con Quota 100, e i lavoratori che svolgono professioni meno gravose.

Meno tasse per i pensionati

Durigon ha poi parlato di un altro ambizioso obiettivo, quello fiscale: pur senza entrare nel dettaglio della proposta, il sottosegretario ha indicato il traguardo di abbassare la tassazione sulle pensioni.

Oggi la pressione fiscale media è del 20%, mentre Durigon punta a portarla al 12-13%, citando l’esempio della Francia.

Al momento, le uniche proposte riguardano una riduzione delle imposte sulla quota di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro, attraverso l’innalzamento del limite del secondo scaglione. L’aliquota applicata a questa fascia passerebbe quindi dal 43% al 33%, con una riduzione di 10 punti percentuali, alla quale però non sembrano affiancarsi misure specifiche per i pensionati, analoghe agli sgravi fiscali previsti per i redditi da lavoro dipendente.

A oggi, quindi, c’è solamente un obiettivo dichiarato, mentre restano da chiarire gli strumenti con cui il governo intende raggiungerlo e le risorse che sarà disposto a destinare alla riduzione delle tasse sulle pensioni.

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