Pensioni, allarme quote: il rischio è di non avere più soldi per pagarle

Simone Micocci

7 Marzo 2023 - 13:28

Pensioni, attenzione a quote e riforma: preoccupa la tendenza del rapporto tra lavoratori e pensionati, in futuro il pagamento degli assegni potrebbe essere a rischio.

Pensioni, allarme quote: il rischio è di non avere più soldi per pagarle

La situazione sul fronte pensioni sembra essere più grave di quanto si creda: a ribadirlo è il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il quale ha posto l’accento sull’importanza di scongiurarne un peggioramento in quanto lo scenario di per sé è già preoccupante.

Nelle scorse settimane sindacati e governo hanno avviato un confronto sulla riforma delle pensioni con l’obiettivo di continuare il percorso avviato con Quota 100 e continuato da Quota 102 e Quota 103, individuando così una misura di flessibilità che consenta di andare in pensione in deroga alle regole introdotte dalla legge Fornero.

Che il presidente dell’Inps guardi a questa promessa con scetticismo è risaputo, tant’è che dei rischi che corriamo ne ha parlato fin dal primo incontro con i sindacati. A tal proposito, in una recente intervista rilasciata a 24 Mattino, trasmissione radiofonica di Radio 24, Tridico è tornato sull’argomento lanciando un vero e proprio allarme quote, spiegando le ragioni per cui una riforma delle pensioni oggi potrebbe appesantire ulteriormente la spesa pensionistica rendendo, un domani, complicato pagare gli assegni.

Pensioni, l’allarme quote lanciato dal presidente dell’Inps

Con il termine “quote” si intendono quelle misure di flessibilità che consentono il pensionamento in anticipo rispetto a quanto previsto dalla riforma Fornero. Ne è stato l’esempio Quota 100, che consentiva l’accesso alla pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi, come pure la più recente Quota 103 che pur mantenendo il requisito anagrafico a 62 anni innalza quello contributivo fino a 41 anni.

Grazie a queste misure un maggior numero di persone è potuto andare in pensione pur non soddisfando i requisiti per pensione anticipata e di vecchiaia come fissati dalla legge Fornero del 2011. Lato lavoratori ovviamente si è trattato di una buona notizia, anche se c’è chi spera si possa fare meglio con la prossima riforma, meno se si guarda alla situazione del sistema pensionistico italiano.

Sistema che si regge sul rapporto tra lavoratori e pensionati, il quale deve tendere quanto più possibile dalla parte dei primi per essere sostenibile. Oggi, infatti, le pensioni vengono pagate perlopiù grazie ai contributi versati da chi lavora e laddove non dovessero essere sufficienti interviene lo Stato immettendo nuova liquidità. Ovviamente più è netta la differenza tra lavoratori e pensionati, a vantaggio dei primi, e tanto più il sistema pensionistico riesce a essere sostenibile; viceversa serve un maggiore intervento dello Stato per garantire il pagamento degli assegni.

A tal proposito, aumentando il numero dei pensionati, e qualora i posti vacanti non vengano sostituiti perlomeno da altrettanti lavoratori, questa bilancia si sposta sempre più sulle pensioni, assottigliando quindi quella differenza che come anticipato è essenziale per mantenere in equilibrio i conti pubblici.

Ed è per questo motivo che nell’intervista in oggetto Pasquale Tridico ha ribadito che “ogni volta che si pensa di riformare le pensioni attraverso quote bisogna stare attenti a non peggiorare ulteriormente il rapporto tra popolazione attiva e occupati” lanciando quindi un chiaro messaggio alla maggioranza. E ne ha spiegato anche le motivazioni, facendo luce su ciò che ci aspetta in futuro.

Perché un giorno il pagamento delle pensioni potrebbe essere a rischio

Il problema è che, indipendentemente da cosa verrà deciso con la prossima riforma delle pensioni, la tendenza per il futuro è quella per cui più si andrà avanti più la differenza tra lavoratori e pensionati si ridurrà.

Come spiegato da Tridico, il rapporto va man mano rimpicciolendosi: oggi è di 1,4, nei prossimi 10 anni scenderà a 1,3 e se manterremo questo trend demografico rischia di arrivare a un punto in cui per ogni lavoratore ci sarà un pensionato.

E in tal caso l’Inps non avrebbe sufficienti risorse per pagare le pensioni e anche un intervento dello Stato potrebbe non bastare. Ecco perché bisogna avere ben chiaro a cosa stiamo andando incontro pensando già da oggi a delle soluzioni per evitare l’esplosione della bomba pensioni. D’altronde l’ultima volta che ci siamo trovati in una situazione simile, quando nel 2011 - come confermato dall’allora ministra del Lavoro, Elsa Fornero - il pagamento delle pensioni era a rischio, è stato necessario intervenire rapidamente ritardandone l’accesso per molti lavoratori.

Allo stesso tempo bisogna prestare attenzione alla riforma delle pensioni: per accontentare coloro che chiedono una strada per anticiparne l’accesso si rischia di comprometterne la stabilità futura, penalizzando così le generazioni che verranno.

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