Pensione di vecchiaia 2021: cosa cambia per i contributivi puri

Antonio Cosenza

5 Marzo 2021 - 16:09

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Pensione di vecchiaia: tutti i requisiti e le tutele per andarci nel 2021. Differenze tra chi ha iniziato a lavorare entro il 31 dicembre 1995 e chi lo ha fatto successivamente.

Pensione di vecchiaia 2021: cosa cambia per i contributivi puri

Pensione di vecchiaia: nel 2021 i requisiti sono rimasti invariati in quanto non c’è stata una variazione delle aspettative di vita tale da giustificare un aumento dell’età pensionabile.

Per il prossimo aggiornamento, quindi, bisognerà attendere il 1° gennaio 2023, quando, secondo anticipazioni, l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia potrebbe aumentare di 3 mesi.

Nel frattempo possiamo vedere quali sono oggi i requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, mettendo in risalto la differenza che c’è tra chi ha iniziato a lavorare prima del 1° gennaio 1996 e chi invece lo ha fatto successivamente (i cosiddetti contributivi puri).

Pensione di vecchiaia 2021: requisiti per chi ha iniziato a lavorare prima del 1° gennaio 1996

La data del 1° gennaio 1996 è molto importante in quanto ha segnato il passaggio dal regime retributivo a quello contributivo. Con questo passaggio non sono cambiate solamente le regole per il calcolo della pensione: a seconda del regime in quale ci si trova, infatti, sono previste delle diverse regole per il pensionamento.

Ad esempio, chi rientra nel regime misto, ovvero è per una parte nel regime retributivo e per l’altra in quello contributivo in quanto ha iniziato a lavorare prima della data suddetta, non deve soddisfare alcun altro requisito - oltre a quello contributivo - per andare in pensione a 67 anni.

Chi ha maturato almeno una settimana di contribuzione entro il 31 dicembre 1995, quindi, nel 2021 può accedere alla pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni di età, mentre il requisito contributivo è pari a 20 anni. Gli stessi requisiti saranno in vigore anche nel 2022, mentre l’anno successivo - come anticipato - è in programma un nuovo adeguamento con le aspettative di vita.

Pensione di vecchiaia 2021: requisiti per i contributivi puri

Gli stessi requisiti valgono per i contributivi puri, ossia per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e non possono vantare alcun contributo antecedente a questa data.

Questi, quindi, possono comunque andare in pensione a 67 anni con 20 anni di contributi, ma per questi vi è anche un requisito economico da soddisfare. Nel dettaglio, per l’accesso alla pensione di vecchiaia bisogna aver maturato un assegno di pensione di importo superiore a 1,5 volte l’assegno sociale. Nel 2021 questo ha un importo pari a 460,28 euro, quindi l’assegno di pensione deve essere di almeno 690,42 euro per poter smettere di lavorare a 67 anni.

In alternativa, chi non soddisfa questo requisito può accedere all’opzione riservata ai soli contributivi puri con la quale il diritto alla pensione di vecchiaia si raggiunge al compimento dei 71 anni, purché questo abbia maturato almeno 5 anni di contribuzione effettiva.

Pensione di vecchiaia 2021: quando sono sufficienti 15 anni di contributi

Fatta chiarezza sulla differenza tra retributivi e contributivi puri, possiamo vedere alcune tutele aggiuntive per l’accesso agevolato alla pensione di vecchiaia.

Ad esempio, ci sono alcuni lavoratori che accedono alla pensione di vecchiaia a 67 anni e 15 anni di contributi. Questo vale per coloro che rientrano in quanto previsto dalle deroghe Amato e dall’opzione Dini, le quali prevedono il possesso dei seguenti requisiti:

  • prima deroga Amato: tutti i 15 anni di contributi sono antecedenti al 31 dicembre 1992;
  • seconda deroga Amato: qualora un provvedimento antecedente al 31 dicembre 1992 ha autorizzato l’interessato al versamento dei contributi volontari (anche nel caso in cui non si sia provveduto a farlo);
  • terza deroga Amato: anzianità assicurativa di almeno 25 anni. Questo significa che il primo contributo utile deve risalire a 25 anni prima dalla data del pensionamento. Nel 2021 possono accedere alla pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi, quindi, coloro che hanno maturato il primo contributo utile entro il 31 dicembre 1996.
  • Opzione Dini: almeno un contributo accreditato prima del 31 dicembre 1995, e almeno 5 anni di contributi dal 1° gennaio 1996. Per chi accede a questa Opzione, però, vi è un ricalcolo contributivo dell’assegno.

Pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi

Infine, anche nel 2021 resta la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi di età. Si tratta di una possibilità riservata a coloro che hanno svolto per almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa una delle 15 mansioni gravose come definite dalla legge 232/2016 oppure risultino addetti a mansioni usuranti o notturne. Parimenti, però, questi devono aver maturato almeno 30 anni di contributi.

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