Quando un mercato azionario sale con forza, è facile pensare che tutte le azioni debbano muoversi nella stessa direzione. Wall Street, dai minimi di ottobre 2022, ha guadagnato oltre il 70%, ma questo risultato non è stato distribuito uniformemente. Pochi grandi titoli hanno sostenuto una parte rilevante del rialzo, mentre numerose società sono rimaste ferme o hanno continuato a perdere terreno.
È uno dei limiti dello stock picking: anche quando l’indice sale, le azioni selezionate possono muoversi contro il mercato per mesi o per anni. Per questo alcuni investitori di fama internazionale ritengono che, nel lungo periodo, sia meno importante scegliere il singolo titolo vincente e più importante diversificare correttamente, anche tra le diverse Borse mondiali e in proporzione al peso delle rispettive economie.
PayPal rappresenta probabilmente uno degli esempi più evidenti di questa divergenza. Dopo il massimo di 306,74 dollari raggiunto nel 2021, il titolo è precipitato fino al minimo di 38,124 dollari toccato nel 2026. La perdita complessiva è arrivata a circa l’87,6%: un crollo che ha cancellato quasi interamente la rivalutazione costruita durante la fase di espansione dei pagamenti digitali.
Ma un titolo che ha perso quasi il 90% non diventa automaticamente conveniente. Il ribasso passato non costituisce, da solo, una ragione sufficiente per attendersi il recupero. Il prezzo può apparire basso rispetto al massimo storico ed essere ancora coerente con una società che cresce poco, perde quote di mercato o deve affrontare una trasformazione molto costosa. E ora PayPal ha finalmente costruito le condizioni operative e grafiche per invertire la tendenza?
I conti migliorano, ma il mercato vuole prove sulla crescita
Il secondo trimestre 2026 ha fornito alcuni segnali incoraggianti. PayPal ha registrato ricavi per circa 8,7 miliardi di dollari, in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il volume complessivo dei pagamenti ha raggiunto 486,4 miliardi, con una crescita del 9% a cambi costanti, mentre le transazioni sono salite a circa 6,8 miliardi.
L’utile rettificato per azione si è attestato a 1,38 dollari, superando la previsione media di 1,28 dollari. Ancora più rilevante è stata la generazione di cassa: il free cash flow ha raggiunto circa 1,78 miliardi di dollari, contro 692 milioni dell’anno precedente. La società ha inoltre riacquistato azioni proprie per 1,5 miliardi nel trimestre.
La direzione ha così alzato la guidance 2026, portando la previsione dell’utile rettificato a circa 5,38 dollari per azione. Il dato è particolarmente interessante se confrontato con una quotazione intorno a 52,90 dollari: il rapporto prezzo-utili corrente è vicino a 10, una valutazione molto diversa dai multipli assegnati a PayPal durante la fase di euforia.
Il miglioramento non riguarda soltanto il taglio dei costi. Il checkout con il marchio PayPal è cresciuto del 2%, mostrando una prima stabilizzazione. I volumi legati a carte di debito e pagamenti contactless sono aumentati del 60%, il buy now, pay later del 26% e gli utenti mensili attivi della carta di debito Venmo di oltre il 50%.
PayPal punta inoltre a risparmi per almeno 1,5 miliardi di dollari nei prossimi due o tre anni, attraverso una struttura più snella, maggiore efficienza nel marketing e l’ammodernamento tecnologico basato sull’intelligenza artificiale. La trasformazione comporterà però oneri fino a 140 milioni nel secondo semestre del 2026. Il rischio è che una parte della crescita degli utili provenga più dalla riduzione dei costi che da un’autentica accelerazione dei ricavi.
La concorrenza resta il problema principale. Apple Pay e Google Wallet dispongono di un vantaggio strutturale perché sono già integrati nei dispositivi utilizzati dai consumatori. PayPal deve rendere il proprio checkout più rapido, aumentare i programmi di ricompensa e convincere gli utenti a scegliere attivamente il suo servizio. Il nuovo amministratore delegato Enrique Lores ha indicato proprio nel rilancio del checkout tradizionale uno dei cardini della strategia.
Tra le novità più recenti figura anche l’integrazione con Muse, l’assistente di intelligenza artificiale di Meta, che permetterà di cercare prodotti ed effettuare acquisti utilizzando PayPal. L’accordo può offrire un nuovo canale di distribuzione nell’e-commerce conversazionale, anche se sarà necessario verificare quanti utenti e pagamenti riuscirà effettivamente a generare.
Durante il trimestre sono inoltre circolate indiscrezioni su un’offerta di circa 60,50 dollari per azione da parte di Stripe e Advent International. L’operazione avrebbe valutato PayPal intorno a 53 miliardi di dollari, ma sarebbe stata considerata insufficiente. La società continua a privilegiare un rilancio autonomo, pur dichiarandosi aperta ad alternative capaci di creare valore.
Le banche d’affari sono divise: 62,58 dollari è lo spartiacque
Le valutazioni pubblicate dopo i risultati confermano che Wall Street non considera ancora conclusa la trasformazione. JPMorgan ha alzato il target price da 46 a 65 dollari, mantenendo però il giudizio Neutral. Barclays ha aumentato l’obiettivo da 55 a 57 dollari con raccomandazione Equal Weight, mentre Citi ha portato il target da 48 a 61 dollari, confermando Neutral.
Mizuho ha inizialmente innalzato il target da 50 a 60 dollari, mantenendo Neutral, per poi ridurlo a 51 dollari alla fine di agosto. Wells Fargo ha portato il proprio obiettivo da 48 a 57 dollari. Jefferies ha espresso la valutazione più costruttiva, promuovendo PayPal da Hold a Buy.
Più prudenti Deutsche Bank, che ha confermato Hold con target a 45 dollari, e Morgan Stanley, rimasta Underweight pur alzando il prezzo obiettivo da 34 a 45 dollari. Goldman Sachs mantiene Sell, ma dopo i conti ha aumentato il target da 48 a 50 dollari. Truist, infine, ha ridotto la propria valutazione da 62 a 53 dollari con giudizio Hold.
Le stime più recenti si concentrano quindi prevalentemente tra 45 e 65 dollari. Il target medio degli analisti si colloca intorno a 56-57 dollari, poco sopra le quotazioni attuali. Il consensus è sostanzialmente Neutral: prevalgono i giudizi Hold, mentre le indicazioni Buy e Sell restano minoritarie.
Anche il grafico suggerisce di non confondere il rimbalzo con una completa inversione di tendenza. Dopo il minimo annuale di 38,124 dollari, le quotazioni sono ripartite con decisione e hanno tentato di riavvicinarsi al prezzo di apertura del 2026. Il recupero dell’apertura annuale (58,1571 dollari) avrebbe un significato importante: indicherebbe che il titolo è riuscito ad assorbire l’intera pressione ribassista accumulata dall’inizio dell’anno.
Il supporto strutturale resta il minimo a 38,124 dollari. La resistenza determinante è invece il massimo di agosto a 62,58 dollari. Un superamento stabile di questo livello produrrebbe una sequenza di minimi e massimi crescenti, primo requisito tecnico per parlare di inversione rialzista anche sul medio periodo.
Dai circa 52,90 dollari attuali, il raggiungimento di 62,58 implicherebbe un apprezzamento vicino al 18%. Non è una distanza trascurabile e mostra che il mercato richiede ancora una conferma. Finché il titolo resterà sotto tale soglia, il movimento potrà essere interpretato come un recupero interno a una struttura di lungo termine ancora fragile.
La posizione che emerge è chiara: PayPal tratta oggi a multipli sensibilmente inferiori rispetto a quelli raggiunti negli anni precedenti, presenta una forte generazione di cassa e mostra i primi segnali di stabilizzazione operativa. Tuttavia, il crollo dell’87% non basta per dichiarare il titolo conveniente e neppure i buoni risultati trimestrali certificano il ritorno a una crescita strutturale.
La vera svolta passerebbe dall’accelerazione del checkout con marchio PayPal, dalla monetizzazione di Venmo, dalla capacità di difendersi da Apple e Google e, sul grafico, dal superamento di 62,58 dollari. Solo allora il mercato inizierebbe a valutare non più una società sopravvissuta al proprio ridimensionamento, ma un’impresa capace di costruire una nuova fase di crescita.
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