Pause di lavoro: quante ne spettano e di che durata

Simone Micocci

06/10/2022

17/01/2023 - 12:42

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Quante pause spettano a chi lavora dalle 6 alle 8 ore al giorno? Cosa dice la normativa riguardo a pausa caffè e pausa pranzo.

Pause di lavoro: quante ne spettano e di che durata

Durante l’orario di lavoro, ossia quel periodo in cui il dipendente ha l’obbligo di prestare attività lavorativa, si ha generalmente diritto a una o più pause, intese appunto come dei brevi periodi di riposo di cui godere a seconda delle necessità.

Il numero di pause, nonché la durata delle stesse, dipende da una serie di condizioni: ad esempio dall’orario di lavoro, come pure dalla tipologia d’impiego. Variegata è anche la normativa di riferimento: in alcuni casi, infatti, è la legge nazionale a definire le regole per le pause a lavoro, stabilendo ad esempio a quante se ne ha diritto con un orario giornaliero di 6 o 8 ore, mentre in altri intervengono i contratti collettivi e individuali riconoscendo maggiori tutele per i lavoratori.

Il riferimento più importante è il Dlgs n. 66/2003 che si rivolge a tutti coloro che hanno un orario di lavoro superiore alle 6 ore, i quali hanno diritto ad almeno una pausa, così da poter recuperare le energie psico-fisiche, consumare un pasto o semplicemente attenuare la monotonia dell’attività lavorativa.

Viene demandata alla contrattazione collettiva o individuale la definizione di tale durata, con i contratti che possono anche stabilirne la finalità - ad esempio se si tratta di pausa pranzo o di pausa caffè - e le modalità di fruizione.

Poi ci possono essere altre pause dipendenti dal lavoro svolto: è il caso, ad esempio, dei cosiddetti videoterminalisti, ossia coloro che svolgono prevalentemente attività al computer per almeno 4 ore al giorno.

Quante pause si possono fare durante il lavoro

Come anticipato, concorrono alla disciplina delle pause da una parte la legge nazionale, in attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE, dall’altra i Ccnl di categoria. Secondo il decreto legislativo 66/2003, ogni lavoratore, se la sua giornata lavorativa eccede le 6 ore, ha diritto a beneficiare:

“Di un intervallo per pausa, le cui modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai fini del recupero delle energie psicofisiche e della eventuale consumazione del pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo.”

Generalmente la durata della pausa è di 10 minuti continuativi, ma i contratti collettivi, come pure gli accordi individuali, possono intervenire per ampliare, e mai ridurre, tale periodo.

Ricapitolando, la pausa può essere più lunga di 10 minuti e mai più corta.

I periodi di pausa - cioè di astensione dal lavoro - non sono retribuiti dal datore di lavoro (a norma dell’articolo 8 del decreto legislativo 66/2003) a differenza delle soste di forza maggiore, ad esempio quelle legate ai bisogni fisiologici.

Quanto può durare la pausa caffé?

Quanto detto significa che la classica “pausa caffè” tra colleghi non potrebbe avere una durata superiore ai 10 minuti continuativi, salvo se diversamente previsto dal contratto. Ciò non toglie che sul posto di lavoro potrebbero essere applicate consuetudini “più permissive”, con il datore di lavoro che tacitamente acconsente a pause un po’ più lunghe.

Durata della pausa pranzo

Il decreto 66/2003 non fa esplicito riferimento alla pausa pranzo che, al contrario, potrebbe essere prevista e normata nei Ccnl o - più comunente - dai contratti individuali.

In genere, dura un’ora e serve a “spezzare” la giornata lavorativa in due: mattina e pomeriggio. In alcuni casi, la pausa pranzo dura anche 2 ore, ma questo dipende da come siano distribuite le 6 o le 8 ore di lavoro giornaliero. Spetta al datore di lavoro dare indicazioni sulla fascia oraria in cui è possibile fruire della pausa pranzo (generalmente non prima delle 13 e dopo le 15).

La pausa pranzo è un diritto dei lavoratori e, in nessun caso, può essere eliminata, nemmeno dietro un aumento salariale o altri benefits concordati con il dipendente.

Tale principio è ribadito nella circolare n. 8/2005 del Ministero del Lavoro. Maggiori dettagli nel nostro articolo di approfondimento sull’obbligatorietà della pausa pranzo:

La pausa dei videoterminalisti

Merita una trattazione a parte la pausa dei videoterminalisti, cioè coloro che svolgono la propria attività usando un’attrezzatura con videoterminale per 20 ore o più alla settimana.

A essi spetta una pausa di 15 minuti ogni 120 minuti trascorsi davanti al computer (si veda l’articolo 175 del Dlgs 81/2008).

Secondo costante orientamento della Corte di cassazione, i 15 minuti non devono per forza sussistere in astensione totale dal lavoro ma si possono svolgere altre mansioni che non prevedono l’utilizzo del videoterminale, ove presenti. Le attività “alternative” spesso sono indicate direttamente nei Ccnl e, se mancano, possono essere stabilite dal datore di lavoro.

Se non ci sono mansioni diverse dall’utilizzo del computer, i 15 minuti ogni 2 ore dovranno essere di pausa totale dal lavoro.

Questo periodo, però, non è da considerarsi espressamente come di riposo: si può trattare anche di un semplice cambio di attività, che consente quindi al lavoratore di allontanarsi momentaneamente dal videoterminale.

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