Patto di stabilità, accordo in Ue sulla riforma: per l’Italia finisce o torna l’austerity?

Giacomo Andreoli

14/03/2023

I ministri dell’Economia dell’Unione europea hanno raggiunto l’accordo per la riforma del Patto di Stabilità: dal 2024 cambieranno le regole sul debito pubblico e il rientro concordato.

Patto di stabilità, accordo in Ue sulla riforma: per l’Italia finisce o torna l’austerity?

I 27 ministri dell’Economia, rappresentanti dei Paesi membri dell’Ue, hanno trovato l’accordo politico sulla riforma del Patto di Stabilità e crescita, il trattato sospeso per il Covid che regola le politiche economiche nel Vecchio Continente. Si tratta dello strumento principale della oramai nota stagione dell’austerity, seguita alla crisi economica dei debiti pubblici del 2011.

Il governo Meloni, assieme a un fronte di Paesi progressisti in tema di politica economica europea, hanno provato a limare il più possibile le regole sul controllo dei conti pubblici, ma rimarranno i vincoli del rapporto deficit/Pil al 3% e quello del debito Pil al 60%.

In ogni caso, ora, come annunciato dalla ministra delle Finanze svedese Elisabeth Svantesson, alla presidenza di turno dell’Ue, “c’è un accordo sulle linee più ampie del nuovo quadro di governance economica” come era stato auspicato dalla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen.

Patto di stabilità, governo Meloni soddisfatto della riforma

In ogni caso sulla riforma della governance economica, secondo il vice presidente dell’esecutivo Ue Valdis Dombrovskis, “c’è ancora del lavoro da fare sui dettagli e per raggiungere una convergenza sulle questioni aperte che riguardano gli Stati”. L’obiettivo della Commissione rimane concludere il lavoro legislativo nel 2023, per arrivare al prossimo anno, quando scade la sospensione dell’attuale Patto, con un nuovo testo.

Il segnale, comunque, viene ritenuto molto positivo dal commissario all’Economia Paolo Gentiloni. Secondo il ministro del Tesoro italiano, Giancarlo Giorgetti, “il testo finale, che condividiamo, prevede, come avevamo auspicato, che la nuova riforma sia approvata entro l’anno per poter affrontare la transizione del 2024 in maniera realistica e con obiettivi raggiungibili

Riteniamo molto importante - ha aggiunto - aver ribadito la responsabilità nazionale nei piani di bilancio di medio termine dei singoli paesi. Siamo consapevoli e rispettosi delle diverse visioni e delle preoccupazioni di alcuni Paesi come la Germania. Al tempo stesso riteniamo fondamentale che le future regole fiscali promuovano gli investimenti in tutti i settori strategici, compreso l’ambiente, la digitalizzazione e la difesa”.

Cosa prevede la riforma

Le nuove regole dovrebbero consentire aggiustamenti di bilancio più graduali, considerando le singole posizioni nazionali di partenza e permettendo piani individuali a medio termine. Certo, resterebbero i paletti del rapporto deficit/Pil al 3% e di quello debito/Pil al 60% e si dovrebbero portare avanti aggiustamenti concordati con la Commissione, ma sparirebbe il rientro obbligatorio di 1/20 l’anno e ci potrebbe essere spazio per lo scorporo di alcune voci dai parametri.

Si prevederanno poi percorsi sostenibili e credibili per ridurre i debiti più alti, come quello italiano. I tempi potrebbero essere lunghi: 4 anni dalla comunicazione della Commissione, più altri 3 in caso di riforme sulla sostenibilità dei conti o investimenti in difesa, tecnologia e transizione ecologica. Potrebbero essere scorporati dal calcolo del debito e del deficit alcuni investimenti ritenuti strategici.

Ci potrebbe poi essere una clausola di salvaguardia per sospendere il Patto a livello nazionale in circostanze eccezionali, come nel caso di un’altra epidemia o pandemia che colpisca in particolare uno Stato più degli altri.

Patto di Stabilità, finisce o torna l’austerity in Italia?

Queste regole sicuramente sono decisamente più morbide rispetto a quelle valide prima del 2020: insomma, l’austerity vera e propria dovrebbe essere finita. Tuttavia il fatto che rimarranno i vincoli del 3% e del 60%, criticati già negli anni ’90 e a maggior ragione oggi dalla stragrande maggioranza degli economisti, rimane un problema non da poco per Paesi molto indebitati come l’Italia.

Il nostro Paese avrà quindi comunque dei margini di spesa ridotti rispetto alla situazione attuale e alla fase subito dopo le prime ondate di Covid.

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