Passaporto vaccinale per la palestra: l’ipotesi in vista della riapertura

Fiammetta Rubini

27 Gennaio 2021 - 10:46

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Il passaporto vaccinale per quando riaprono le palestre: una possibile soluzione per riprendere l’attività fisica al chiuso. Ma con i tempi lunghi della campagna vaccinazioni i centri fitness rischierebbero di chiudere per sempre i battenti.

Passaporto vaccinale per la palestra: l'ipotesi in vista della riapertura

Palestre e piscine restano chiuse almeno fino al 5 marzo, ma nel frattempo spuntano soluzioni in vista della riapertura, per salvare il settore e consentire la ripresa dell’attività fisica al chiuso.

Tra queste, l’idea del passaporto vaccinale, ossia di un pass sanitario che consenta l’accesso alla palestra a chi ha fatto il vaccino ed è quindi immune. Una proposta non di certo nuova (se ne è parlato per il ritorno negli stadi e anche per viaggiare all’estero), ma che sta diventando oggetto di discussione.

In palestra col passaporto vaccinale? La proposta

Un passaporto vaccinale per andare in palestra quando riaprirà: la proposta, avanzata da Giorgio Averni presidente del Circolo antico tiro al volo in un’intervista al Messaggero, è stata commentata anche da Giampaolo Duregon, Presidente di Anif-Eurowellness, l’associazione che raggruppa 100mila centri sportivi.

Intervistato da Ansa, Duregon ha detto che l’idea di un passaporto vaccinale per accedere a palestre e piscine può essere anche uno stimolo a fare un vaccino, ma fa presente un limite di questa proposta: “la maggior parte dei frequentanti delle palestre sono giovani e sani, e probabilmente saranno gli ultimi a ricevere il vaccino”. Pertanto, continua, “ok mettere un canale preferenziale per chi ha fatto l vaccino, ma in attesa permettere a tutti con mascherina di poter frequentare” visto che il settore non può rimanere fermo ancora un altro anno.

Le palestre rischiano chiusura totale

L’idea di consentire l’accesso a palestre e piscine, e in generale ai centri sportivi al chiuso, solo a chi si è fatto il vaccino anti-Covid sarebbe ingiusta. Secondo Duregon, tutti i luoghi di sport hanno già da maggio adeguato le strutture ai rigidi protocolli emanati dal Ministero dello Sport proprio per assicurare a tutti i frequentatori la massima sicurezza sanitaria. Il contagio registrato nei centri sportivi, continua, è risultato effettivamente molto basso, al di sotto dell’1 per mille.

Oltre a sottolineare l’importanza dell’attività fisica nella prevenzione di malattie e nel potenziamento delle difese immunitarie, che già dovrebbe essere un motivo valido per incentivare i cittadini verso la pratica sportiva al di là del passaporto vaccinale, Duragon ha aggiunto che se il processo di vaccinazione, come è previsto, raggiungerà la gran parte della popolazione non prima della fine del 2021, fino ad allora molti centri sportivi saranno già stati costretti a chiudere i battenti definitivamente.

Queste le sue parole: “Siamo chiusi da marzo dell’anno scorso, e adesso si va al 5 marzo. Noi speriamo di aprire prima perché riteniamo di essere con un tasso di Covid positivo molto basso e perché chi frequenta un centro sportivo ha le difese immunitarie più alte, ha un sano stile di vita ed è molto attento a proteggere se stesso e gli altri”.

Nel 2019 il settore ha guadagnato 12 miliardi di euro, la chiusura nel 2020 ha generato un mancato incasso di 7 miliardi di euro, e nei 5 mesi in cui c’è stata la riapertura condizionata dalle regole, gli incassi sono stati ben al di sotto della metà dell’anno precedente. In totale, conclude il presidente Anif, la perdita economica globale per il comparto del fitness si aggirerà intorno ai 9 miliardi e mezzo.

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